Giunta Pigliaru sotto la lente d'ingrandimento del candidato M5S alle regionali 2019

«Alla fine l’assessore Erriu non ha potuto fare a meno che riconoscere il proprio fallimento politico, della giunta di cui fa parte, e del presidente Pigliaru. La decisione di non portare in aula la legge urbanistica è frutto di una tardiva presa d’atto: come da tempo sanno bene i sardi, questa giunta rappresenta solo se stessa ed è priva di una vera maggioranza in Consiglio regionale. E chi non ha la maggioranza, non può decidere il futuro dei sardi. Questo compito spetterà al prossimo Consiglio regionale». Lo afferma Mario Puddu, candidato del MoVimento 5 Stelle alla presidenza della Regione, in un post pubblicato sulla sua pagina Facebook. «Dopo mesi passati a rilasciare dichiarazioni lunari, con un misto di arroganza e supponenza, Erriu e Pigliaru ora si scontrano con la realtà. Il voto dei sardi alle elezioni di febbraio li riporterà definitivamente sulla terra», prosegue Puddu.

 

«Noi Cinquestelle lo avevamo detto da subito: la legge urbanistica firmata Pigliaru-Erriu era una pessima legge, che favoriva i signori del cemento a scapito degli interessi dei sardi ad avere uno sviluppo equilibrato in un ambiente tutelato e protetto. Una legge che, non a caso, continua ad avere contro gran parte dell’opinione pubblica» prosegue Puddu. Ma «dallo scorso 4 marzo Pigliaru e alleati hanno provato a resistere, a trovare ogni escamotage, a far passare perfino per grandi conquiste ciò che in realtà erano dei fallimenti, come la controriforma della sanità. Ma i cittadini l’avviso di sfratto lo avevano già presentato, e scritto a caratteri cubitali, il giorno delle elezioni politiche».

Sul merito della legge, Puddu ricorda che «da subito il Movimento 5 Stelle ha denunciato come la legge urbanistica proposta da Erriu e Pigliaru avrebbe cementificato le coste e leso i diritti dei territori. Questo i sindaci - di tutte le aree politiche - lo sapevano bene, ed è per questo che non si sono espressi come Consiglio delle Autonomie Locali. Un silenzio pesante e che è pesato, al pari delle prese di posizione di intellettuali, associazioni, cittadini».


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