La ricetta della Cisl per il rilancio del nord ovest

di SSN
La Cisl riparte dal rilancio dell’industria e dalla necessità che lo sviluppo del nord ovest della Sardegna passi necessariamente da un progetto condiviso, un patto che veda coinvolto il sindacato e le istituzioni, l’impresa, la politica e il mondo accademico e culturale. Con questo obiettivo il sindacato d’ispirazione cattolica ha promosso una settimana di incontri e dibattiti, una tavola rotonda e una bella mostra fotografica.  

L’evento, ideato per commemorare il compianto leader sindacale Vincenzo Saba, uno dei padri fondatori della Cisl, ha visto riuniti allo stesso tavolo, per una settimana, sindacalisti e intellettuali, esponenti politici e rappresentanti di categoria. Non sono che gli elementi di fondo di una riflessione a più voci che ha avuto come filo conduttore l’esigenza di venir fuori dalla crisi con un patto tra le forze sociali, economiche, politiche e istituzionali.
 
La convinzione della Cisl, infatti, è che occorra mettere in campo un impegno comune ma straordinario per lo sviluppo e la crescita del nord ovest della Sardegna, a partire dall’occupazione, specie quella giovanile.

«Lo sviluppo locale – ha spiegato infatti il segretario territoriale Pier Luigi Ledda durante la relazione che ha aperto i lavori lunedì mattina – deve tenere conto della varietà degli assetti economici, sociali e culturali  che rappresenta la risorsa su cui storicamente si è sviluppato il territorio».  

«Tuttavia – ha proseguito Ledda – sono molti i problemi irrisolti, dalla mancanza di un vero riconoscimento politico del ruolo svolto dagli attori locali e della loro domanda di protagonismo, alla cultura dello sviluppo locale storicamente deficitaria, residuale, dalla bassa efficienza delle istituzioni a una domanda di sviluppo che parta dal basso».  

Durante gli incontri che si sono svolti nel corso della settimana appena conclusa, nel salone delle conferenze dell’ente camerale di via Roma, è emersa la necessità di operare per lo sviluppo del territorio con un’azione che, secondo i relatori, «Non può che essere partecipata e deve coinvolgere la presenza attiva del partenariato sociale e l’assunzione di responsabilità dirette da parte di soggetti locali artefici della crescita del territorio».

Dal riconoscimento di un partenariato sociale, dunque, si può riavviare quella crescita capace di rimettere in moto un territorio che nell’ultimo periodo ha accusato i contraccolpi di una crisi senza precedenti.

Durante gli incontri è stata individuata anche una sorta di sintesi in cinque punti che definisce le linee di intervento per uno sviluppo socio-economico da qui al 2030.

•    Rafforzamento dell’economia leggera tra servizi, cultura, turismo, sport e agroindustria;
•    Maggiore competitività del sistema delle imprese e del nuovo manifatturiero;
•    Centralità della conoscenza;
•    Sviluppo di nuove forme di welfare e coesione sociale;
•    Rafforzamento delle reti materiali e immateriali.

«Linee d’intervento da tradurre in un nuovo piano strategico per il territorio - ha concluso Ledda - che assuma una visione condivisa del futuro nord ovest e della Sardegna al 2030 e che garantisca il rilancio dell’industria e del manifatturiero, a partire dal rispetto degli impegni sulla chimica verde da parte di Eni».

Una bella mostra fotografica, allestita nel salone dell’istituto di via Roma, ha raccontato il passato dell’area industriale di Porto Torres accompagnando il visitatore in un viaggio per immagini dentro quello che è stato rappresentato come il grande sogno del Piano di rinascita.


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