Chimica verde, Alessandra Giudici
scrive alla Cgil: «Rudas indeciso»

SASSARI. Al segretario generale della Cgil
Susanna camusso
Al segretario generale della Filctem Cgil
Alberto morselli
Al segretario regionale della Cgil
Enzo costa
Al segretario regionale della Filctem Cgil
Giacomo migheli
Al segretario della Filctem Cgil Sassari
Massimiliano muretti


La condotta del segretario generale della Cgil di Sassari, Antonio Rudas, rispetto a ogni questione di metodo e di merito che possa essere ricondotta alla vicenda della “chimica verde” – ma il discorso potrebbe essere tranquillamente applicato ad altri temi in ballo – appare ormai del tutto strumentale all’unico obiettivo che lo stesso Rudas si pone, ossia quello di non assumersi le responsabilità connesse al ruolo che ricopre e di proporsi sempre e comunque come voce isolata fuori dal coro. Pare questo un modo troppo semplice di non prendere mai decisioni e riservarsi così un perenne diritto di critica nei confronti di chi, non a cuor leggero né senza perplessità, fa la sua parte anche quando è rischioso.
L’incoscienza dei comportamenti e delle frequenti sparate a mezzo stampa da parte del segretario territoriale della Cgil non possono avere altra spiegazione, non essendo riconducibili a una lucida e serena strategia adottata al fine di ottenere anche da questa delicata partita i migliori risultati per i lavoratori, come dovrebbe essere negli obiettivi di una organizzazione sindacale responsabile e consapevole del proprio ruolo sociale, come di fatto la Cgil nazionale, la Cgil Sardegna e i rappresentanti dei chimici a tutti i livelli – compreso quello territoriale – hanno dimostrato di essere anche in questa circostanza, dando parere favorevole alla sottoscrizione del protocollo, avvenuta lo scorso 26 maggio a Roma.
La situazione di crisi che stiamo affrontando richiede la massima serietà dei comportamenti da parte di chi, ricoprendo un ruolo di pubblica responsabilità, si trova a decidere cosa sia meglio per il territorio. Dinanzi all’ipotesi formulata da Eni-Novamont per la riconversione degli impianti di Porto Torres, pur accogliendo la novità con interesse, abbiamo sempre manifestato la massima prudenza, nella convinzione che una buona idea è tale per il territorio se alle intenzioni si accompagnano strategie precise, investimenti certi e tempi adatti alla necessità di non sferrare un ulteriore colpo a un’area già in gravissimo affanno produttivo e occupazionale. D’altronde, la tutela dei lavoratori diretti e indiretti è stata la priorità di cui si è tenuto conto sin dall’inizio della trattativa con Eni-Novamont, arrivando a ottenere precise garanzie sulla governance del processo, in modo da poter meglio tutelare i loro interessi, che sono quelli di tutto il territorio.

Dinanzi alla proposta di accordo formulata – e pur criticando tempi e modi in cui questa è stata rivolta ai rappresentanti istituzionali, economici e sociali dell’Area di crisi industriale di Sassari, Alghero e Porto Torres – si è trattato di scegliere se lasciarsi sfuggire un investimento rispetto al quale non vi è alcuna alternativa o se imporre che si fissassero dei paletti oltre i quali sottoscrivere il protocollo d’intesa avrebbe significato accettare un ricatto.

Si è lavorato in questa direzione, addirittura vincolando la firma del protocollo alla possibilità di integrarlo con un addendum in cui fossero fissati nero su bianco i passaggi da compiere per meglio tutelare i lavoratori durante tutta la fase di transizione che ci apprestiamo a vivere, ma anche per avere più garanzie sull’avvio delle bonifiche e la liberazione delle aree dismesse. Abbiamo ottenuto il massimo che si poteva ottenere e guardiamo con fiducia al progetto, confidando che gli accordi vengano rispettati e che da questa nuova iniziativa industriale il nostro territorio possa ripartire.

Quella firma è in piena coerenza con quanto concordato con tutti gli attori istituzionali, economici e sociali dell’Area di crisi, perfettamente in linea con quanto sempre condiviso all’interno delle amministrazioni e tra queste e le forze economiche, sociali e politiche di riferimento. L’ennesimo tentativo di disimpegno da parte del segretario Rudas rappresenta al contrario una nuova, inattesa e incomprensibile retromarcia, che mette la Cgil territoriale in una posizione di contrasto non tanto con gli enti locali, ma con le altre forze sindacali e i vertici regionali e nazionali della stessa organizzazione di cui Rudas è esponente.
Con l’impegno di tutti si sono ottenute per la firma dell’accordo condizioni migliori di quelle proposte in partenza da Eni-Novamont, ma a prescindere da questo le organizzazioni sindacali – a tutti i livelli – hanno sempre concordato col territorio su un aspetto: l’investimento sulla chimica verde è un’occasione che il Nord Ovest Sardegna non può lasciarsi sfuggire, tanto più in assenza di reali alternative e nella consapevolezza che una stagione, quella della chimica di base in Sardegna, rischia di concludersi comunque, proprio come Rudas auspicava già due anni fa e nonostante la contrarietà degli enti locali, Provincia di Sassari in primis.

Prima di arrogarsi il diritto di affibbiare a piacimento patenti di coerenza, capacità, affidabilità, responsabilità e serietà – come fa da qualche giorno con una gran smania di far conoscere pubblicamente il suo dissenso – Antonio Rudas dimostri coi fatti di credere alla chimica verde, come ha affermato anche di recente, che sa fare l’interesse del territorio, anche quando si tratta di venire a patti e non barricarsi su posizioni insostenibili, e che sul piano del metodo crede nel valore dell’unità, costantemente minacciato dalle sue sortite.

In attesa di ulteriori occasioni di confronto, anche al fine di continuare a condividere comuni strategie per il bene del territorio, si porgono distinti saluti.


Il presidente
Alessandra Giudici

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