Confartigianato. Cresce l’energia verde prodotta in Sardegna

E’ sempre più “green” l’energia prodotta in Sardegna. Sono, infatti, 2.123 i kilowatt/ora che ogni sardo “genera” attraverso le fonti di energia rinnovabile quali l’idroelettrico, l’eolico, il fotovoltaico e le biomasse. Un dato che pone l’isola al sesto posto in Italia dopo Valle d’Aosta, Basilicata, Molise, Puglia e Toscana.Negli ultimi 3 anni, la produzione è cresciuta di 761 kilowatt per ogni abitante, passando dai 1.363 Kwh prodotti nel 2013 per arrivare
ai 2.123 del 2017.Consistente anche il numero delle imprese interessate che operano,direttamente o indirettamente, nel settore; oggi sono 2.510, in leggera decrescita (-0,1%) rispetto al 2017, quelle che realizzano,montano e manutengono motori, generatori, impianti elettrici, turbine,e pannelli fotovoltaici, che producono energia, e trasformano le biomasse.Questi dati sono certificati dal dossier realizzato dall’Osservatorio per le PMI di Confartigianato Imprese Sardegna, su fonte Terna e UnionCamere, per gli anni 2017 e 2018. Nei vari settori di produzione, la Sardegna occupa una posizione di spicco anche nell’eolico (quinta in Italia con 1.005 kwh pro capite), nel fotovoltaico (settima con 612 kwh per abitante) e nelle bioenergie (nona con 355 kwh).

“Nonostante la crisi e le incertezze legate al drastico ridimensionamento degli incentivi statali per le rinnovabili – commenta Stefano Mameli, Segretario di Confartigianato Sardegna – nella nostra Isola cresce la produzione e reggono bene anche le aziende legate ai servizi, alla manutenzione degli impianti e alla generazione dell’energia stessa. Ciò fa bene all’ambiente e all’economia”. “I numeri – continua Mameli - sottolineano la vivacità di un comparto che punta sull’eco-efficienza e che offre grandi potenzialità di sviluppo alle piccole imprese, sia in termini di innovazione, sia del mantenimento dei posti di lavoro”. Se a livello regionale il comparto raggruppa 2.510 aziende (calato dello 0,1% nel 2018 rispetto al 2017), a livello territoriale 1.130 si trovano in provincia di Cagliari (comparto che decresce dell’1,4%), 840 in quella di Sassari (cresciuta dell’1,4%), 339 a Nuoro (+0,3%) e 201 a Oristano (nessuna variazione). La produzione di energia da rinnovabili genera importanti impatti sull'economia. Secondo le ultime stime del Gse sulle ricadute economiche e occupazionali connesse alla diffusione delle fonti rinnovabili, nel 2017 le FER elettriche hanno generato investimenti per 1,9 miliardi di euro, un contributo al valore aggiunto di 3,2 miliardi di euro con un effetto sull'occupazione di 38 mila unità di lavoro permanenti - esercizio e manutenzione degli impianti - e di 15 mila unità
temporanee, richieste dall'attività di installazione degli impianti.

Questi risultati interessano le 29.043 imprese registrate nel
Mezzogiorno al II trimestre 2018 potenzialmente interessate alla
Filiera delle fonti di energie rinnovabili (FER), pari all’1,4% delle
imprese della ripartizione ed al 29,5% delle 98.503 imprese FER
italiane, e che contano 86.855 addetti nella ripartizione. Queste
imprese appartengono principalmente (88,0%) all’Installazione,
manutenzione e riparazione d’impianti elettrici in edifici o in altre
opere di costruzione (25.567 imprese), un ulteriore 9,0% produce
energia elettrica (2.600 imprese), l’1,5% opera nella Fabbricazione di
motori, generatori e trasformatori elettrici (438 imprese), l’1,4% nel
Recupero e preparazione per il riciclaggio dei rifiuti solidi urbani,
industriali e biomasse (410 imprese) ed il restante 0,1% opera nella
Fabbricazione di turbine e turboalternatori e loro parti ed accessori
(31 imprese).

Le imprese FER del Mezzogiorno diminuiscono dello 0,4% su base annua
meno dello 0,7% registrato per il totale nazionale di queste imprese,
ma in controtendenza rispetto all’aumento del totale delle imprese del
Mezzogiorno.
E in Sardegna sono ben 9.352 le imprese della manifattura e dei
servizi che, nel triennio 2014-2017, hanno investito in prodotti e
tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia
e contenere le emissioni di anidride carbonica in atmosfera, secondo i
dati del rapporto “GreenItaly 208” di Fondazione Symbola e
UnionCamere.

“Le buone performance registrate – riprende il Segretario – sono anche
il frutto delle misure messe in campo negli ultimi anni dai bandi
dedicati agli incentivi sull’efficientamento energetico da parte della
Regione. Pertanto è auspicabile, da parte della Pubblica
Amministrazione, che venga confermata l'attenzione verso questo
settore, che punta sull'innovazione, con un know how ormai consolidato
che ha dimostrato di portare ossigeno a numerosi settori, in
particolare all’edilizia”. “Ed è proprio questo comparto che -
conclude Mameli – grazie alla crescita delle rinnovabili, unita agli
interventi di risparmio energetico che il Governo si appresta a
prorogare, potrebbe vedere ulteriormente crescere gli interventi dei
privati sulla riqualificazione energetica degli stabili”.

Alla green economy italiana si devono già 2 milioni 998 mila green
jobs, ossia occupati che applicano competenze “verdi”. Il 13%
dell’occupazione complessiva nazionale. Un valore destinato a salire
ancora entro l’anno: sulla base delle indagini Unioncamere si prevede
una domanda di green jobs pari a quasi 474.000 contratti attivati, il
10,4% del totale delle richieste per l’anno in corso, che si tratti di
ingegneri energetici o agricoltori biologici, esperti di acquisti
verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso
impatto; e nel manifatturiero si sfiora il 15%. Focalizzando infine
l’attenzione sui soli dipendenti e scendendo nel dettaglio delle aree
aziendali, notiamo come in quella della progettazione e della ricerca
e sviluppo il 63,5% dei nuovi contratti previsti per il 2018 siano
green, a dimostrazione del legame sempre più stretto tra green economy
e innovazione aziendale.

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