I cinque elementi dell’arte di Aaron Gonzales

di Daniela Piras
Nella nostra ricerca degli artisti più interessanti da raccontare non potevamo non parlare di Aaron Gonzalez: algherese, padre sardo e madre spagnola, Aaron è un artista che ha iniziato a “giocare” con la fotografia durante l’adolescenza, passando poi all’audiovisivo, girando numerosi cortometraggi dei quali ha curato ogni aspetto, dall’ideazione della storia al montaggio finale ed effetti speciali. Con gli anni, ha collaborato a diversi progetti, rivestendo i ruoli più disparati: aiuto regia, montaggio, supervisione degli effetti visivi, trucco e, in molte occasioni, anche recitazione. Negli ultimi anni, si è dedicato anche ad altre forme espressive, come scultura, pittura e scrittura. A Dicembe, verrà inaugurata ad Alghero la sua mostra “Elementi”, nel museo Casa Manno in via Santa Barbara 23. “Elementi” sarà curata da Mauro Porcu e sarà una collettiva identitaria.
Aaron, ciò che colpisce subito vedendo le tue creazioni è la loro diversa natura: sculture, fotografie, scritti, dipinti e altro ancora. Quella di esprimersi attraverso diverse arti è una scelta precisa, si tratta di sperimentazione o cos’altro?
Non sono sicuro nel definirla una scelta. Di sicuro è una necessità, quella di stimolare più sensi contemporaneamente, coinvolgere chi osserva (o meglio vive) le mie opere in modo più concreto. Per quanto riguarda me, è il gusto della continua sfida, affrontare ostacoli nuovi, lanciarmi nell’ignoto che tanto mi affascina e trovare una soluzione ai problemi che riscontro sul percorso. Mi rendo conto, rispondendo a questa domanda, che affronto l’arte come si affronta la vita e questo è importante, visto che di vita parlano le mie opere.

Raccontaci qualcosa della mostra che andrai ad inaugurare ad Alghero, come è nata e cosa vuoi rappresentare, attraverso le diverse forme artistiche presenti.
“Elementi” è l’ennesimo esperimento. Durante le precedenti esposizioni, la mia vena poliedrica è stata spesso vista come una collettiva di vari artisti ed ho deciso di convertire quella che poteva essere una pecca in un punto di forza. Ho sempre pensato di avere poco ego quando, in realtà, è talmente vasto da essere obbligato a suddividerlo e dare un nome ad ogni identità. Invece di abbandonarmi alle diverse sfaccettature del mio carattere, le ho imbrigliate e le ho obbligate a lavorare per me. Non si distinguono solo sul piano tecnico, ma anche alchemico/elementale, la scrittura diventa terra, la fotografia aria, la pittura acqua e la scultura fuoco; tutte e quattro, asservite ad un quinto elemento che ho definito “spirito”. Per questo motivo l’esposizione è capeggiata da un pentacolo, simbolo spesso frainteso, ma molto caro in ambienti alchemici ed esoterici.

Le tue opere sono molto comunicative, direi quasi “sensoriali”. L’uomo appare fragile e rappresentato in una identità pluriforme: figure antropomorfe, velate, ignote ed enigmatiche. Che rapporto hai con l’uomo in generale?
La fonte più vicina che ho per definire l’uomo sono io stesso, nei pregi e nei difetti. La fragilità che traspare, così come la volontà di celare gran parte di ciò che si è, sono tutte cose che mi appartengono profondamente perché il rapporto con l’umanità fuori dal mio nucleo privato è spesso difficile. Sono pochi gli “eletti” che hanno accesso alle pieghe più recondite del mio pensiero che resta comunque esplicito nelle mie creazioni, bisogna semplicemente avere abbastanza sensibilità da riuscire ad interpretare cosa si trova oltre la materia di cui sono composte. Chi ci riesce, può capire, perché se capisce è simile a me o almeno ad una o più delle mie sfaccettature.

Parlaci di “Dorian” (il ritratto della foto principale dell’articolo, n.d.r.)
Dorian è particolare, non è una delle mie identità, per questo viene accompagnato da una citazione di Oscar Wilde. Il concetto è lo stesso del romanzo del quale è protagonista. È stato creato in un momento che volevo fissare nel tempo ed è il più “classico” tra i miei autoritratti. È nato di getto, completato in tempi piuttosto brevi ed è stato accompagnato da una serie di coincidenze che mi hanno portato ad elevarlo emotivamente più in alto dei precedenti. Non è la mia opera migliore ma è una di quelle che ha più storia nascosta.


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