La fotografia tra tecnica e passione. Due chiacchiere con Rossella Zinnarosu

di Daniela Piras
Nell’epoca dei Social e delle Reflex, dei filtri e di Photoshop, tra le tante foto che troviamo scorrere su Internet, ci sono anche quelle di Rossella Zinnarosu. Tra panorami e dettagli che denotano una grande conoscenza tecnica, spiccano anche dei veri e propri reportage su sagre, folklore ed eventi culturali. La caratteristica che differenzia le fotografie di Rossella è che osservandole si è come trasportati direttamente sul luogo fotografato, sia esso una spiaggia o il “set” di un appuntamento di “Autunno in Barbagia”.

Rossella, puoi spiegarci come ti sei avvicinata al mondo della fotografia?                                                                 
È successo un po' per caso. Mi è sempre piaciuto scattare soprattutto paesaggi fin da quando, intorno ai vent'anni, acquistai con mia sorella una compatta a rullino. Ancora non esisteva il digitale. Poi nel 2007, in seguito ad un annuncio, mi sono iscritta a un corso base di fotografia. Un po' per curiosità e un po' per approfondire il discorso. Mi sono appassionata e ho proseguito, finito il corso, leggendo varie riviste riguardanti il mondo della fotografia. Circa due anni dopo ho acquistato la mia prima Reflex. Ho fotografato di tutto, dai paesaggi allo sport, dalle orchidee selvatiche alle manifestazioni e sfilate in abito tradizionale, come per esempio la Cavalcata Sarda e così via, tutto è utile per la propria crescita. In più mi diverto moltissimo.

Nel realizzare i tuoi scatti, in particolare nella paesaggistica, che tecnica utilizzi? Quanto conta la fantasia?                                                                                                                La paesaggistica è il genere che prediligo. Oltre alla fotografia ho la passione per i pittori impressionisti, la passione per i paesaggi credo sia nata guardando i quadri degli impressionisti, con quei meravigliosi colori pastello; soprattutto quelli di Claude Monet, ma anche Renoir, Degas e Sisley. Stare a contatto con la natura è per me fondamentale. In una sola parola è “evasione”. Dimentico la vita quotidiana e mi concentro su quello che ho intorno. Amo il silenzio e i posti poco frequentati, la spiaggia fuori stagione, ma soprattutto boschi, laghi, ruscelli e cascate. La tecnica che utilizzo è quella della lunga esposizione. Tramite un filtro che toglie luce, da posizionare sull'ottica, si allungano i tempi di esposizione. Questo permette di dare un effetto di movimento a un cielo con le nuvole, per esempio, o dell'effetto “seta” all'acqua. Invece sul mare permette di rendere tutto uniforme, di non distinguere più il movimento delle onde: un mare in tempesta può diventare all'apparenza calmo. La fantasia conta moltissimo in questo periodo in cui c'è una sorta di frenesia dovuta ai Social network, siamo bombardati da tantissime immagini. Difficile essere originali, si è visto e stravisto un po' di tutto.

Tu vivi tra la Sardegna e la Corsica e, tante delle tue foto, potrebbero essere utilizzate per pubblicizzare le bellezze naturali di queste due isole. Hai provato a fare della tua passione un lavoro?                                                                                                                          Non ancora ma mi piacerebbe, vorrei trovare un professionista da cui imparare e da poter affiancare, magari in Corsica dove passo la maggior parte dell'anno e dove lavora il mio compagno. Mi piacerebbe sperimentare anche cose nuove, che in genere non faccio, ma non è facile per via della lingua. Per il momento, grazie a questa passione, ho visitato tanti posti che non conoscevo. In Corsica la natura è molto selvaggia, si passa dal mare alla montagna in poche decine di chilometri, dal punto di vista naturalistico offre tanto. Però io sono molto legata alla mia Terra. E non mi riferisco solo al paesaggio ma anche alle nostre tradizioni: il carnevale barbaricino, la rassegna Cortes Apertas, su Su batiledhu di Lula. Esperienze assolutamente da fare e che senza la fotografia difficilmente avrei vissuto. Alla fine è anche un pretesto per uscire dalla routine quotidiana, oltre che un arricchimento culturale.

C’è qualcosa che vorresti fotografare e che ancora non sei riuscita a trovare? Hai un obbiettivo specifico, quello che alcuni chiamano “la foto perfetta”?                                
Cose che vorrei fotografare ce ne sono un'infinità, una fra tutte l'aurora boreale. Credo che vedere uno spettacolo simile sia un'emozione incredibile, difficile da dimenticare. Cosa non sono riuscita a trovare? Quella situazione particolare, quell'attimo per cui una foto diventa solo tua e non ce n'è una uguale. Al posto giusto nel momento giusto insomma. L'imprevedibile. Le mie foto sono poco costruite e studiate a tavolino, mi baso più sull'istinto anche se nella paesaggistica un minimo di programmazione ci vuole. Non ricerco la foto perfetta, ma scatto ciò che attira la mia attenzione. La perfezione la trovo noiosa.


 

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