La Sardegna soffre e non esce dalla crisi. L'analisi della salute isolana fatta dalla Cisl

Pier Luigi Ledda: "Territorio allo stremo, presto una politica che vada oltre la crisi. Sviluppo e occupazione, riforma fiscale e lotta all’evasione. Ancora, previdenza, politiche sociali e povertà. Senza dimenticare la sanità, l’istruzione e la pubblica amministrazione, ma anche il ricorso agli ammortizzatori sociali e le politiche attive per il Mezzogiorno.
Occorre che il Def (documento di economia e finanza) apra una nuova fase di investimenti su infrastrutture materiali e sociali e, soprattutto, inauguri una nuova stagione di politiche industriali".

Sono le indicazioni della Cisl territoriale di Sassari a conclusione dell’attivo unitario di quadri e delegati svoltosi ieri, 22 novembre, con Cgil e Uil, nella sala conferenze dell’hotel Grazia Deledda.  Durante l’incontro, fissato i giorni scorsi per fare il punto sulla manovra di bilancio varata dal Governo, sono state tracciate le linee di programma per rilanciare il nord ovest della Sardegna. "Nella manovra del Governo è assente una politica fiscale che riduca il peso sul lavoro dipendente e sulle pensioni – spiega il segretario territoriale Pier Luigi Ledda – che invece è indispensabile per recuperare equità e far ripartire i consumi, la manovra del Governo tende a premiare gli evasori con l’ennesimo condono in assenza di una politica di contrasto all’evasione stessa. Dieci anni di crisi hanno devastato la Sardegna e il nostro territorio – incalza il segretario generale della Cisl di Sassari – determinando una grave situazione economica e sociale denunciata più volte con forza dalla Cisl, e unitariamente con le altre sigle, attraverso numerose iniziative e mobilitazioni, l’ultima, lo sciopero generale del 26 maggio 2016".

"La situazione a tutt’oggi non è cambiata, malgrado la grande partecipazione e le promesse fatte allora dalla Regione, i temi e le rivendicazioni alla base di quella manifestazione sono tutti ancora di drammatica attualità, considerato l’aggravamento delle condizioni del territorio, le vertenze mai chiuse e la pessima situazione occupazionale all’origine della povertà che ha incrementato la disgregazione sociale".
L’analisi fatta a suo tempo dal sindacato confederale sardo e le conseguenti richieste avanzate alla giunta regionale, dunque, sono quanto mai attuali, con l’aggravante che il tempo trascorso ha, se possibile, deteriorato ulteriormente il tessuto economico e sociale di un territorio ormai allo stremo delle forze. "Occorre andare oltre – conclude Ledda – la grave situazione di questo territorio richiede una politica economica di espansione, non più orientata solo al superamento della crisi, ma capace di far ripartire la produzione e i servizi, generando quel processo di ridistribuzione della ricchezza che è mancato in questi anni".


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