Dite addio al pane surgelato spacciato per fresco: arriva un decreto che tutela i 930 fornai sardi

Il “pane surgelato o precotto” non potrà più essere venduto come “pane fresco”. Esultano i panificatori di Confartigianato Imprese Sardegna per il
decreto interministeriale che, dal prossimo 19 dicembre, imporrà alle
rivendite di separare i prodotti e di specificare il tipo di produzione e conservazione. Infatti, potrà chiamarsi “fresco” esclusivamente il pane “preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento o surgelazione, privo di additivi conservanti e di altri trattamenti aventi effetto conservante”.Sono 930 le attività di panificazione presenti in Sardegna che, quotidianamente, sfornano Civraxiu, Coccoi, Moddizzosu ma anche rosette, schiacciatine, baguette, bananine e lingue senza dimenticare il pane alla ricotta o quello con le olive.Un sistema, quello dei panifici sardi, che quotidianamente sforna
circa 3.000 quintali di prodotto, per un totale annuo che sfiora le 110mila tonnellate, costantemente sotto attacco da parte del surgelato
che arriva dall’estero o da altre regioni d’Italia, dalla concorrenza
sleale e dagli abusivi.

“Finalmente i consumatori potranno scegliere tra il “pane fresco
sardo” e quello proveniente da altre zone d’Europa, prodotto magari
parecchi mesi prima e surgelato che peraltro ha spesso prezzi al
consumatore più elevati – commenta Stefano Mameli, Segretario
Regionale di Confartigianato Imprese Sardegna. “Dopo 12 anni di
battaglie in Parlamento e nei Ministeri - continua Mameli - arriva una
vittoria quanto mai attesa vista le difficoltà, dovute all’invasione
del pane “non fresco”, che i panificatori vivono quotidianamente”.

Quindi, fra 22 giorni, come impone il decreto 131 del 1° ottobre 2018,
il pane confezionato che ha subito un “processo di congelamento o
surgelazione” o contiene “additivi conservanti” non potrà essere
venduto come fresco e in etichetta dovrà essere riportata
l’indicazione “Conservato” oppure “A durabilità prolungata”. Cambierà
anche la disposizione nei diversi scomparti: il prodotto “conservato”
dovrà essere posizionato in scomparti diversi da quello dove si
troverà il “pane fresco”.

La Legge stabilisce anche come per “panificio” s’intenda l’impresa che
utilizza impianti di produzione di pane ed eventualmente altri
prodotti da forno e assimilati o affini e svolge l’intero ciclo di
produzione della lavorazione delle materie prime alla cottura finale.
Viene anche specificato come il “processo di lavorazione” è
considerato continuo quando ha una durata massima di 72 ore comprese
tra l’inizio della lavorazione del prodotto e la sua messa in vendita.
Anche gli incarti dovranno essere adeguati: quelli aventi diciture che
non rispettano le disposizioni, potranno essere utilizzati al massimo
entro 90 giorni dall’entrata in vigore.

Confartigianato Sardegna ritorna anche sulla Legge Regionale sul
marchio di tutela del pane fresco sardo.

“Abbiamo apprezzato il lavoro svolto dall’Assessorato Regionale
all’Artigianato – riprende Mameli - che, anticipando i tempi della
normativa nazionale, attraverso il logo “pane fresco”, ha disciplinato
in maniera organica l'attività di produzione e di vendita del pane e
le sue tipologie tipiche. E’ proprio di questi giorni un’accelerazione
sia sull’elenco dei produttori autorizzati ad utilizzare il marchio,
sia sulla procedura per la richiesta del marchio attraverso il SUAPE
sia sulla campagna di comunicazione che la Regione si appresta ad
avviare”. “Tale intervento sul settore della panificazione – continua
- è importante perché tutela i panificatori e garantisce gli
acquirenti, mettendo entrambi al riparo dalla concorrenza sleale da
parte di produttori che nulla hanno a che fare con la Sardegna e le
sue specialità”.

Confartigianato Sardegna chiede, però, celerità sui controlli contro
eventuali “furbetti”.
“E’ necessario che la Regione si attivi anche per effettuare verifiche
verso tutti coloro che esporranno, o continueranno a esporre, la
scritta “pane sardo” senza averne i requisiti – conclude Mameli – in
ogni caso questa operazione ha necessità di una importante campagna di
comunicazione e sensibilizzazione, affinché i consumatori possano
essere informati sul valore e la genuinità del pane sardo. E’ una
condizione imprescindibile sulla quale Confartigianato è pronta a fare
la sua parte”.


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