Divulgare la scienza: istruzioni per l’uso. In Sardegna tanti esempi virtuosi

Nell’era dei “terrapiattisti di ritorno” la comunicazione scientifica ha bisogno di trasmettere esempi virtuosi, modelli che in Sardegna sembrano davvero non mancare. Lo si è visto sabato a Sassari durante la seconda edizione di “Divulgare la scienza”, evento culturale organizzato da Aristeo e SAT in cui sono state presentate alcune esperienze tra le più significative dell’isola, iniziative che coinvolgono atenei, associazioni e startup.
Il convegno, moderato dal giornalista Pier Giorgio Pinna nella Sala conferenze della Fondazione di Sardegna, si è aperto con i saluti istituzionali del sindaco Nicola Sanna e del delegato rettorale dell’università di Sassari Roberto Furesi, che hanno mostrato gradimento per una manifestazione capace di utilizzare un linguaggio agevole anche alle giovani generazioni, senza per questo privarsi del rigore metodologico.
È stata una mattinata intensa, che ha trovato il suo culmine negli interventi magistrali di Silvano Fuso, divulgatore e saggista molto noto, e del giornalista scientifico Gianluca Dotti, i quali hanno esposto un lungo elenco di bufale e fake news dell’ultim’ora, spiegando come non cadere in trappola.
A portare l’esperienza di Aristeo sono state le archeologhe Stefania Bagella e Simonetta Castia, che hanno focalizzato l’attenzione sulle “Passeggiate di Enrico Costa”, viaggi emozionali dedicati al cantore della città attraverso un itinerario impreziosito da animazioni teatrali dal forte impatto emotivo, mutuate dall’esperienza dei parchi letterari e culturali. In queste iniziative, la sensibilità degli attori ha lo scopo di trasmettere non solo le conoscenze ma anche le sensazioni e le atmosfere dei luoghi nelle epoche di riferimento. Le “passeggiate” vengono inoltre affiancate da mostre, prodotti di alta valenza educativa che raccontano la storia della città a partire dalle fonti. La stratificazione costante di tutte le attività di Aristeo ha ispirato indirettamente la nascita di un comitato per la realizzazione di un monumento a Enrico Costa, che sarà inaugurato a breve in Piazza Fiume.
Michela Mirignani ha illustrato il progetto Life-Asap sulle specie aliene invasive. Negli ultimi trenta anni in Italia si è registrato un incremento del 96 per cento di nuove specie, 3mila in più rispetto al passato. Per contribuire a diffondere consapevolezza sul problema, l’idea è stata quella di servirsi dei cosiddetti “moltiplicatori”. Ossia personale pubblico inserito in scuole, musei scientifici, orti botanici, acquari, aree protette e forze di polizia. È stata realizzata anche un’app (asapp) attraverso la quale chiunque può segnalare la presenza di specie aliene.
Maria Grazia Melis dell’Università di Sassari ha esposto le caratteristiche del Laboratorio LaPArS, attivo dal 2010 per svolgere attività che comprendono archeologia pubblica e sperimentale, realizzazione di prodotti di tipo digitale, spot e corti-documentaristici, ricostruzioni tridimensionali e infine eventi. Un esempio significativo delle iniziative del laboratorio è stata la collaborazione con un agriturismo, che introducendo attività di archeologia sperimentale ha visto crescere notevolmente l’indotto dell’azienda e del territorio.
Sorprese ha riservato uno studio sulla Pompìa condotto da Grazia Fenu dell’Uniss. Questo frutto molto simile all’agrume, radicato in Baronia e conosciuto soprattutto come dolce, ha mostrato di possedere diverse proprietà terapeutiche come potente antinfiammatorio e antibatterico. Il progetto, da cui è nata una startup, ha vinto il 1 Premio a Italia Camp.
Le iniziative di divulgazione scientifica dell’Osservatorio Astronomico – INAF di Cagliari sono state illustrate da Emilio Molinari, a partire da corsi di formazione per insegnanti e bambini, astrokids, tinkering, metodi educativi che consentono ai ragazzi di apprendere attraverso il gioco materie quali scienze, tecnologia, ingegneria e matematica. Sono previsti anche progetti di inclusione per non vedenti, un’esperienza sensoriale che può servire a tutti.
Ma come difendersi da bufale e fake news? Silvano Fuso, membro del Cicap, il Comitato italiano di controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, ha mostrato come sia possibile diffondere il falso anche dicendo il vero. Una pratica ben più antica dell’avvento di internet, spesso veicolata attraverso i canali mediatici tradizionali mediante la manipolazione delle parole, producendo allarmismi spesso ingiustificati. Secondo l’esperto, per smontare improbabili teorie del complotto occorre sfruttarne l’attrattiva emozionale, raccontare la scienza in maniera corretta esplorandone i misteri, nella consapevolezza che anche i premi Nobel possono sbagliare.
Secondo Gianluca Dotti bisognerebbe sdoganare lo stesso termine bufala, un concetto dicotomico abusato, che riconduce tutto alla dialettica del vero-falso, favorendo gli estremismi secondo i quali una cosa o fa bene o fa male: da un lato vi sono i fedelissimi nel relativismo, dall’altro i credenti nello scientismo incondizionato, entrambi deleteri e inconciliabili. L’atteggiamento giusto sarebbe quello di imboccare una via d’equilibrio, e restare sempre critici nei confronti del sapere, perché la scienza non è una religione ma un metodo, caratterizzato da risultati in costante evoluzione.


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