Blocco degli investimenti per la chimica verde a Porto Torres? L'interrogazione di Perantoni

La mancata attuazione della terza fase della “chimica verde” di Porto Torres è l'oggetto dell'interrogazione parlamentare presentata dal deputato del Movimento 5 Stelle, Mario Perantoni inoltrata alla Presidenza del consiglio ed al MISE. La riportiamo integralmente:

"Premesso che a partire dagli anni Sessanta, la città di Porto Torres è stata protagonista in Italia dello sviluppo industriale, in particolare nel settore petrolchimico, fino a ritagliarsi una posizione di spicco nel mercato mondiale; dagli anni Novanta il territorio ha assistito a un lento declino del comparto, sfociato con la crisi, dovuta alla delocalizzazione e alla progressiva deindustrializzazione, del settore della chimica di base, con l'esubero di migliaia di lavoratori e la conseguente necessità di una
riorganizzazione industriale; nel 2011 è stato firmato il “Protocollo di intesa per la chimica verde a Porto Torres”, tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio
e del mare, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali, il Ministero dello Sviluppo economico, la Regione Sardegna, la Provincia di Sassari, i Comuni di Sassari e Alghero, oltre ovviamente al Comune di Porto Torres, le società Eni Spa, Novamont Spa, Polimeri Europa Spa, Syndial Spa, Enipower Spa e le sigle sindacali CGIL, CISL, UIL, UGL, FILCTEM, FEMCA,
UILCEM, UGL Chimici; il Protocollo impegnava le aziende firmatarie, a “realizzare il progetto di riconversione industriale del sito di Porto Torres attraverso la creazione di una filiera integrata per le bioplastiche biodegradabili, effettuando una serie di investimenti, stimati in: circa 100
milioni di euro per la prima fase del progetto ; circa 50 milioni di euro per la seconda fase; circa 300 milioni di euro per la terza fase; circa 50 milioni di euro per le infrastrutture industriali e la realizzazione del Centro di ricerca; fino a 230 milioni di euro per la centrale a biomasse e l’adeguamento di quella esistente”; in seguito all’accordo, Versalis Spa e Novamont Spa hanno dato seguito alla costituzione della joint venture Matrìca Spa; la piena attuazione del “Protocollo d’intesa per la chimica verde a Porto Torres” è attualmente in pericolo, come emerso dalla riunione ufficiale tenutasi il 22 novembre 2018 presso la sede di Sassari dell'Assessorato regionale all'Industria; nell’occasione, le due aziende costituenti Matrìca Spa non hanno dato garanzie per il proseguo del Protocollo d'Intesa; il presidente della Regione Sardegna, con lettera del 28 novembre 2018, ad oggetto “Attuazione del Protocollo di intesa per la chimica verde”, indirizzata tra l’altro all’amministratore delegato di Eni Spa e all’amministratore delegato di Novamont Spa, ha chiesto “l’attivazione di un tavolo nazionale a livello di Presidenza del Consiglio che consenta di chiarire e ridefinire gli impegni industriali di Eni e Novamont, anche al di là
della joint venture Matrìca, con l’obiettivo di favorire la reindustrializzazione del polo di Porto Torres”, specificando che “mentre si parla di “bioeconomia per la rigenerazione dei territori e vengono promossi importanti progetti comunitari che partono dall’integrazione della bioraffineria con la catena del valore in agricoltura, proprio nell’area che era stata scelta come sito nazionale privilegiato per sviluppare la chimica verde, le dispute legali portano ad un disimpegno di Novamont e bloccano di fatto il progetto di riconversione industriale di Porto Torres attraverso la creazione di una filiera integrata delle bioplastiche biodegradabili”;
Il blocco degli investimenti comporterebbe l’ennesima crisi, con immaginabili ripercussioni su tutto il territorio della Sardegna nord occidentale. Non può peraltro ignorarsi il forte debito che grava su Eni, derivante dal richiamato processo di deindustrializzazione e pagato a caro prezzo anche in termini di irreversibile compromissione ambientale del territorio. Ciò premesso, l’interrogante chiede al Ministro se sia a conoscenza di tale questione e quali iniziative concrete intenda assumere al fine di evitare le gravi conseguenze che deriverebbero dalla situazione descritta."


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