LA vertenza

Isola dei cassintegrati, finisce un'era
Gli operai Vinyls lasciano il presidio

Prorogata la cassa integrazione fino a settembre, poi chissà
 (foto: Per gentile concessione del blog Isola dei cassintegrati )
(foto: Per gentile concessione del blog Isola dei cassintegrati )
PORTO TORRES. Quindici mesi, oltre un anno solare, esattamente 467 giorni di occupazione. Ma questo pomeriggio finisce l'era dell'Isola dei cassintegrati, gli operai della Vinyls hanno infatti smobilitato il presidio nell'isola dell'Asinara.
Nel vecchio carcere di cala d'Oliva hanno messo su, giorno dopo giorno, una delle proteste più mediatiche degli ultimi anni, grazie al supporto del web e di Facebook hanno attirato sulla loro vertenza l'attenzione degli organi di stampa anche nazionali. Un caso raro e da manuale. Eppure la loro vertenza non è stata così fortunata.
Da febbraio dello scorso anno ci sono stati ben due bandi internazionali per la cessione degli impianti di Porto Torres, Porto Marghera e Ravenna. Ma nessuna soluzione concreta per i circa 300 lavoratori dei tre siti, 120 a Porto Torres. Intanto gli impianti sono fermi da tempo e l'indotto delle cooperative attorno al petrolchimico è ormai al collasso, sono tanti i cinquantenni che non trovano più occupazione perché troppo specializzazti o perché semplicemente troppo avanti negli anni.
Nei mesi si sono succedute prima la proposta di acquisizione degli arabi della Ramco, poi fallita, e ancora con il secondo bando quella del Fondo svizzero Gita che ha promesso fino all'ultimo minuto una ricapitalizzazione mai avvenuta.
In mezzo ci sono stati continui rinvii, e una terribile attesa fatta di promesse, incontri a Roma nella sede del ministero dello Sviluppo economico tra i vertici Eni, i commissari straordinari e un governo che ha sempre tenuto una posizione tra l'assente e l'indifferente.
Ieri una delegazione di operai della Vinyls è stata ricevuta al Quirinale dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Un incontro in cui è stata ricordata l'importanza del lavoro e della lotta, nella speranza che si realizzi il progetto di conversione del polo industriale. Il futuro che in tanti sognano è quello della chimica verde firmato da Novamont e Polimeri Europa per la produzione di plastica biodegradabile, il cosiddetto mater-bi. Un conversione ancora dai contorni incerti, in parte bocciata anche dalla Cgil. Anche se il primo protocollo d'intesa è già stato firmato.

In una riunione gli operai hanno ufficializzato l'addio all'isola dell'Asinara, e in parte quello della Torre aragonese in cui il sit-in permanente era iniziato addirittura a gennaio del 2010.

Così Pietro Marongiu, uno dei più anziani, quasi il portavoce del gruppo commenta questa nuova fase della protesta: «Bisogna portare avanti la lotta con lo stesso metodo e lo stesso atteggiamento. Il presidio sull'isola era davvero un sacrificio, ora dovremo riunirci ancora e decidere il da farsi. E poi dovremo ancora ragionare e avere pazienza, così come abbiamo detto anche a Napolitano ieri che ha riconosciuto il valore della nostra lotta. Perché se ora si parla di alternative è proprio grazie a noi». Sul futuro e sulla chimica verde dice: «Il governo ed Eni hanno preso un impegno, per noi è quasi impossibile, ma aspettiamo comunque fiduciosi. E crediamo che la storia della chimica di base in Italia e in Sardegna non sia finita».
Nel frattempo qualcuno ha trovato un altro impiego e per tutti è stata rinnovata la cassa integrazione, almeno fino a settembre. Una scadenza, come tutte le altre, ormai imminente.












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