Cagliari, sequestrati circa 4000 prodotti non sicuri

I militari del Comando Provinciale di Cagliari nei giorni scorsi, nell’ambito di uno specifico progetto di monitoraggio del territorio, hanno concluso tre diverse operazioni a contrasto della vendita di prodotti non sicuri.

In un primo intervento, effettuato presso un punto vendita di una società cagliaritana, i Baschi Verdi  hanno sequestrato 3.816 articoli : tra questi 264 profumi di note marche del settore  come Armani, Dolce Gabbana, Gucci, tutti abilmente contraffatti e 252 componenti elettrici (chiavette, adattatori e cavi USB, bilance di precisione e per alimenti, trasformatori e torce) riportanti invece il marchio CE contraffatto.

I restanti articoli, costituiti da scarpe privi di etichette, cover per cellulari, orologi, e bigiotteria varia, venivano invece messi in vendita in difformità alle norme stabilite dal Codice del Consumo in quanto privi di qualsiasi avvertenza e delle indicazioni in lingua italiana, nonché di quelle relative al produttore, all’importatore e al paese di origine, tutti elementi che certificano il prodotto come sicuro in base ai dettami stabiliti a livello comunitario. Per il titolare dell’attività è scattata una sanzione amministrativa fino ad un massimo di 5.000 euro, nonché la denuncia alla locale Autorità Giudiziaria per i reati di contraffazione e frode in commercio.

Medesima segnalazione alla Procura della Repubblica di Cagliari, è stata fatta dai militari della Tenenza di Muravera nei confronti del titolare di un esercizio commerciale di Villaputzu, all’interno del quale hanno rinvenuto 127 articoli tra apparecchi elettrici ed accessori per smartphone, riportanti la marcatura CE contraffatta.

A Fluminimaggiore, i militari di Iglesias nel corso di un controllo effettuato presso un negozio esercente l’attività di vendita al dettaglio di abbigliamento e articoli per la casa, hanno rinvenuto 67 apparecchi elettrici non conformi alle indicazioni contenute nel Codice del Consumo relativamente all’importatore, al produttore, al paese di origine nonché alle avvertenze sull’utilizzo espresse in lingua italiana. Il titolare dell’attività è stato destinatario di una sanzione amministrativa fino ad un massimo di 5.000 euro.





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