L’arte, la voce e il ballo” domenica
al Convento Francescano di Padria

Tre appuntamenti per una domenica all’insegna dell’arte e della letteratura, con la presentazione della video-mostra “Kronos” e l’incontro con lo scrittore Tonino Oppes e le sue due ultime fatiche letterarie. Il 7 aprile I’ex Convento Francescano di Padria, a partire dalle 17 ospita “L’arte, la voce e il ballo”, un’iniziativa organizzata dall’Istituto Camillo Bellieni di Sassari con il patrocinio del Comune di Padria.
A moderare la serata, dopo i saluti istituzionali del sindaco Alessandro Mura, sarà la presidente Is.Be, Maria Doloretta Lai. La serata prende il via con la presentazione, a cura di Roberto Puzzu, del video illustrativo della mostra “Kronos”, una collettiva che coinvolge gli artisti Gabriella Corso, Angelino Fiori, Emma Lazzaroli, Marco Ippolito, Giovanna Secchi e Roberto Puzzu. Le opere sono di varia natura, dalla pittura alla scultura.
Alle 18 si passa invece all’angolo della letteratura, con a presentazione dei libri “La voce del leccio” e il “Ballo con le janas” di Tonino Oppes, scrittore e giornalista originario del Meilogu. A dialogare con l’autore saranno l’assessora alla Cultura, Angela Dettori e il direttore scientifico dell’Istituto Bellieni, Michele Pinna.
Nato a Pozzomaggiore nel 1950, Oppes è un giornalista professionista che ha lavorato in RAI per tanti anni. È autore di numerosi volumi dedicati ai temi dell’ambiente e libri per ragazzi, grazie ai quali ha vinto numerosi premi letterari.  
I due volumi, pubblicati dalla casa editrice DumusdeJanas di Sestu, traggono linfa vitale dalla tradizione culturale nella quale l’autore è cresciuto. “La voce del leccio” edito nel 2018, mette a confronto tre generazioni in una Sardegna dei primi anni Sessanta. Contadini e pastori, stanchi di combattere contro siccità e incendi, scappano inseguendo il miraggio di un lavoro lontano. C’è chi, testardamente, resiste, ma nell’Interno dell’Isola compaiono i primi segnali dello spopolamento. Sullo sfondo tante piccole storie familiari e, soprattutto, squarci di umanità con spaccati di vita di paese. All’ombra del grande leccio si sfogliano fotografie in bianco e nero di una Sardegna che, per larghi tratti, ormai non esiste più.

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