A Stintino l'evento "Luce nelle Chiese"

Siamo arrivati alla quarta edizione di un evento che gode del patrocinio del Pontificio Consiglio per la Cultura e del Ministero dei beni culturali, nonché della collaborazione di 80 diocesi italiane, più di 150 chiese, sette regioni italiane, 2 continenti. Nasce grazie al lavoro dell’associazione BellunoLa Notte, ispirandosi al progetto già attuato con successo in Austria e in Alto Adige da oltre 10 anni.
L’obiettivo è quello di coinvolgere la Chiesa nella vita sociale della città per dare un segno di contemporaneità e di presenza nella comunità. Un’occasione per incontri  d’arte e di cultura all’interno di una chiesa accogliente, nel segno di una convivenza pacifica e costruttiva che regali preziose scoperte di nuove emozioni e occasioni di crescita civile e spirituale.
Introduce e presenta la serata, in un clima di grande partecipazione dei presenti, la prof.ssa Isa Sarullo con questa premessa:
“Raccontare la luce. E quale sorgente più di una chiesa può esprimere più compiutamente la natura cosmologica dell’essenza della luce fin dall’incipit assoluto del creato nella sua esistenza? “Sia la luce” e la luce fu (si legge nella Genesi). L’epifania della creazione. L’alba cosmica. Un’analogia per parlare di Dio. Perché Dio è luce in tutta la sua trascendenza ( la luce infatti è esterna a noi) e nella sua immanenza dal momento che ci pervade nell’atto della creazione umana. Così, anche l’uomo, avvolto dalla luce divina, diventa sorgente di luce. “Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5).
L’uomo, dunque la Chiesa, come comunità e come sito di accoglienza della comunità. Un “finito” che accoglie un segno vitale che dall’infinito entra nella storia. E si associa alla vita. Nascendo si viene alla luce, si diventa figli della luce. Tutta la storia della salvezza narra il trionfo della luce e la risurrezione ne è il punto culminante.
Dunque: perché siamo qui? Con Papa Francesco rispondiamo : per far emergere il desiderio di Dio che ognuno porta con sé. Perché, come la luna (S. Ambrogio) rifulgiamo della luce di Cristo che vive in noi.
Perché rispondiamo ad una missione e ad un servizio, che è quello di riflettere la luce che brilla in noi. Guardiamo il Cristo e capiremo che siamo qui per offrirgli i nostri doni, i nostri pensieri, le nostre parole, la nostra musica, la nostra testimonianza. Saremo attori e contemplatori, artisti e giullari di dio, risponderemo insomma ad una chiamata d’amore ricca di speranza e, appunto, di luce.

Si inizierà con la prosa e le opere di Bonaria Mazzone, scrittrice, pittrice, insegnante di cultura e tradizioni sarde, vincitrice di molteplici premi letterari. Le sue pagine sono preziosi documenti di memorie sarde, regalano al lettore lo stupore di poter scolpire le forme col linguaggio delle nostre pietre e di scaldare le malinconie al calore ruvido di uno scialle nero per ritrovare il prestigio, l’arcaica bellezza di una terra abitata da un “popolo leggendario” forgiato nella roccia dell’onore, dell’amicizia, della memoria della sua storia. I brani che verranno letti testimonieranno la fedeltà dell’autrice  alle diverse stagioni dell’esistenza della sua terra , culla di una pulsante infanzia tribale  densa di sacro e profano.

Parlerà poi Bonaria e il suo dire sarà un fiume inarrestabile di leggendarie memorie, di formule e riti, di spiriti malvagi e salti a croce su un fuoco purificatore. Cristianesimo e paganesimo non avranno confini mentre Bonaria fila le antiche leggende che il pubblico ascolta rapito e sempre più interessato.
Il secondo dono è quello della poesia che con Giuseppe Tirotto, scrittore e poeta in lingua italiana e castellanese, legge un suo affascinante racconto e due belle poesie che regala nella lingua originale e nella traduzione italiana. Anche questi momenti di affascinante coinvolgimento perché la poesia parla della vita, è forma d’arte che mette a fuoco la vita, dà voce ad un mistero. L’arte non è ideologia ma è la domanda alle grandi questioni umane.

Terzo affascinante dono, la musica. Un dono che aiuta a meditare e riflettere, suscita emozioni, risveglia sentimenti, è mezzo di comunicazione da usare con saggezza e discernimento. E tutto questo hanno espresso i testi profondi e di grande attualità del musicista cantautore Franco Sechi e le note consapevoli e frutto di grande competenza della sua chitarra.
Una serata magica per un evento di grande spessore  che in modo innovativo ha dato e darà sempre più alla Chiesa la possibilità di esprimere la sua ospitalità e il suo spirito di universale accoglienza.




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