Goceano nella morsa delle peste suina
Le aziende scoppiano e chiedono aiuto

I primi focolai a giugno. Gli ultimi casi erano scoppiati nel 2008
di Francesco Bellu
 (foto: SassariNotizie.com)
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BOTTIDDA. Il quadro è quello di un disastro. Non usa nessun eufemismo Gianfranco Campagnani, responsabile di una delle aziende di maiali più grosse del territorio. La peste suina africana ha gli stessi effetti della “morte nera”, la pestilenza che nel Trecento decimò buona parte della popolazione europea. Sono i numeri, secchi, precisi a dare il quadro della situazione: oltre 7mila capi sono bloccati in azienda, ogni settimana circa 300 prendevano la strada dei macelli. Ora con il blocco imposto dalla Asl, tutto si è fermato. Questo dimostra come gli effetti collaterali siano dannosi quanto l'epidemia stessa.

Il numero dei maiali con il passare dei giorni per giunta è destinato a salire: molte scrofe stanno per partorire e lo spazio si riduce sempre più. Per questo Campagnani lancia un allarme e chiede un intervento straordinario «La situazione sta diventando insostenibile – dice – non so quanto sarà possibile resistere. La produzione ora rischia seriamente di andar male, per questo chiedo una soluzione rapida, anche perché nella mia azienda non so più dove mettere gli animali».

I primi focolai di peste suina africana erano stati isolati a giugno a “Sos Murigheddos”, una azienda a conduzione familiare di Bono, poco distante dal paese. Erano stati gli stessi allevatori ad avvisare il servizio veterinario della Asl. Le analisi di laboratorio avevano confermato la presenza del virus e una ventina di capi erano stati abbattuti immediatamente.

In seguito erano state prese tutte le misure cautelari per cercare di arginare il contagio. La malattia infatti non può essere curata e l'unico modo per debellarla è ammazzare gli animali infetti e creare delle zone di controllo costituite da un'area di "protezione" con un raggio di 3 chilometri, a sua volta contenuta in una chiamata di "sorveglianza" di 10 chilometri. La prima comprende una cinquantina di aziende tra Anela e Bono, la seconda circa 200 e include il resto dei paesi del Goceano sino a sconfinare con Orotelli. All’interno di queste zone è vietata la movimentazione degli animali e vengono effettuati controlli da parte dei veterinari per escludere o meno la diffusione della malattia. Ad agevolare il tutto c’è anche un sistema di “sms” che consente, attraverso l’invio di un messaggio telefonico agli allevatori interessati, il blocco degli animali e di conseguenza di ridurre i rischi di contagio.

L'azienda Campagnani si trova nella zona di "sorveglianza" questo significa che non può né muovere i maiali, né tantomeno macellarli. In questo modo la situazione è arrivata quasi al collasso (c’è un soprannumero di circa 1000 unità) perché la struttura gestisce circa i 2/3 del mercato sardo con oltre 300 maiali mandati al macello in una settimana, a fronte di un fabbisogno di 500. Gli altri capi (circa 200) vengono recuperati da un'azienda vicino Cagliari.
La peste suina africana mancava in Goceano dal 2008, quando erano stati diagnosticati quattro focolai nel comune di Benetutti. Il blocco aveva allora interessato 230 aziende con oltre 2mila maiali.

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