Tra i corti del Sardinia Film festival:
piccole recensioni per grandi film

Il punto di vista privilegiato di chi era in giuria
di Francesco Bellu
 (foto: Facebook)
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SASSARI. Ora che i giochi sono fatti, che i premi sono stati dati. Posso esprimermi e scrivere un paio di righe sui corti presentati all'ultimo Sardinia Film festival, visto che da giurato dovevo mantenere la "bocca cucita". Sono piccole righe per dei film che di piccolo hanno solo la durata e che rappresentano i sogni realizzati di tanti registi. Perché girare un corto in Italia spesso vuol dire sputare sangue ed essere determinati e può essere un domani un biglietto di ingresso per il mondo dei lungometraggi. Molti potranno essere rivisti oggi all'anteprima di SassariEstate alla Scuola media 2 dalle 21,30.

Eccone alcuni

L'altra metà di Pippo Mezzapesa, Italia

Due solitudini, due vite anziane, un incontro improvviso, una bugia, il Salento e una canzone capace di far ballare ancora una volta. Struggente e malinconico. Un colpo al cuore, tanto da aver vinto il premio come miglior corto italiano al Sardinia Film festival. Pippo Mezzapesa si riconferma come uno dei registi più originali del panorama italiano. Sta per fare il grande salto con il lungometraggio: lo aspettiamo con ansia.

Il Garibaldi senza gamba di Nicola Piovesan, Italia

Folle, sgangherato e terribilmente divertente. C'è una banda del buco fatta di vecchietti "sui generis", iene sbarellate alla caccia di un francobollo rarissimo. Non tutto filerà liscio tra la mafia eschimese e imbrobabili polli riempiti di teste di branzino affogato al J&B. Tarantino è dietro l'angolo ma è ribaltato con una ironia dissacrante che potrebbe piacere all'autore di "Pulp Fiction" e "Kill Bill". Menzione speciale meritatissima.

Esto es un revolver di Pablo Gonzales, Colombia

Due fratelli nella vita infernale di Bogotà, dove la società costringe l'uomo a sopraffare i suoi simili per sopravvivere a una realtà disastrata e crudele. Le scelte si pagano più dell'oro secondo la via che si sceglie. Nel caso dei due fratelli la strada è quella criminale e porterà solo al massacro. Tosto e senza scampo si è meritato il premio come miglior corto internazionale.

La pagella di Andrea Celli, Italia

Il padre è in galera e il figlio lo va a trovare, ha la pagella di fine anno con sé e una serie di cose che deve chiarire. Il corto è ben fatto, forse un po' troppo forzato in alcuni dialoghi, ma il ragazzino (Andrea Calligari) è bravissimo. Regge tutto il film da solo tanto da meritarsi la menzione come miglior attore.

Suiker di Jeroen Annokkee, Danimarca

E' il sogno di ogni uomo: trovarsi la vostra vicina di casa strafiga che vi bussa la porta e chiede un po' di zucchero. Ma gli spazi sono stretti e un movimento brusco scatena l'irreparabile. Si ride parecchio, anche se l'humor di Annokkee è nero, nerissimo.

Les bessones de carrer de Ponente di Marc Riba e Anna Solanas, Spagna

Un film di animazione in stop motion fatto benissimo ma che nasconde dietro la sua bellezza formale una storia oscura e devastante. Cruda sino all'insostenibile. Premio come miglior corto di animazione.

Chienne d'histoire di Serge Avedikian, Francia

Il massacro scientifico di oltre 60mila cani nella Istanbul ottomana dei primi del Novecento, metafora tutt'altro che nascosta per parlare del genocidio armeno che si compirà lì a poco. L'acquerello sferza i toni di una storia (vera) e crudele disegnata con tratto veloce e impressionista. Emozionante.

Al servizio del cliente di Beppo Tafarulo, Italia

I dipendenti di un supermercato aperto durante l'orario notturno decidono di scacciare la noia giocando "al gioco delle coppie" con i clienti. Divertente, parecchio.

Blue rinse di Matt Leigh, Irlanda

Una giornata dal parrucchiere tra chiacchiere, permanenti, shampoo. Un bello spaccato di vita quotidiana girato in punta di macchina da presa che quasi accarezza le signore impegnate a farsi belle. Anche se l'età della giovinezza è sparita. Miglior documentario (ex aequo con Lo chiamavano Zecchinetta).

Deu ci sia di Gianluca Tardidi, Italia

La morte tarda ad arrivare per il capofamiglia ammalato, solo la femmina agabbadora porrà fine alle sue sofferenze con un colpo secco alla tempia. Tarditi si muove seguendo le linee del dramma antropologico e la narrazione pura. Un esperimento riuscito.

Un novio de mierda di Borja Cobeaga, Spagna

Una ragazza riceve a sorpresa la visita del suo ex dopo quattro mesi di silenzio totale. Peccato voglia solo andare in bagno per un'urgenza. Ma le cose andranno in un'altra direzione. La semplicità del plot al servizio di una storia spassosissima.

At the office di Maya Chen, Israele

Un bambino cerca di trovare una moglie a suo babbo tra le colleghe del suo ufficio. Tenero e ben strutturato e con un punto di vista originale sul concetto della tempistica. Mica male per un'opera prima.

The addiction trilogy di Harald Schleicher, Germania

Hollywood Babilonia terra dei vizi: alcol, fumo e droghe. Il tutto attraverso il montaggio di film di ogni genere con tutte le star del cinema americano, passato e presente. Notevole e terribilmente cinefilo. Impossibile non premiarlo. Miglior corto sperimentale.

Jody delle giostre di Adriano Sforzi, Italia

Jody, figlio di giostrai, passa la vita da eterno viaggiatore: cambia scuola e città in continuazione. Poetico e allo stesso tempo ancorato a una realtà che il regista conosce molto bene: anche lui è stato figlio di giostrai. Il film è un bellissimo atto d'amore a questa professione.

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