Il lato umano di un fatto giudiziario

di Grazia Sini
Rizzeddu (foto: SassariNotizie.com)
Rizzeddu (foto: SassariNotizie.com)
SASSARI. Una situazione difficile, tanti punti di vista, ma al centro ci sono loro, nove persone, che ieri sono state portate via dalla casa dove abitavano per essere condotte in strutture idonee, ad avviso dell'autorità giudiziaria. Sì, perché si tratta di nove persone con disabilità di diversa natura, che dopo anni di cure in centri specializzati, sotto controllo di medici, psicologi e assistenti sociali, avevano trovato pace in due appartamenti. Fino a ieri, quando alcuni militari del Nas, su ordine dell'autorità giudiziaria, hanno posto sotto sequestro gli appartamenti e condotto gli inquilini alcuni a Rizzeddu altri nelle case di origine. «Non entro nel merito della scelta giudiziaria, avranno avuto i loro motivi. Entro però nel merito dei modi. Voglio sapere chi si è arrogato il diritto di decidere cosa è meglio per il mio parente, senza esaminare la sua cartella clinica, rovinando così tutti i progressi fatti in questi mesi» racconta un parente che preferisce rimanere anonimo. «Nei giorni scorsi ci hanno chiamato i Nas e ci hanno detto che stavano svolgendo alcune indagini sulle cooperative di assistenza presenti in città, ma hanno aggiunto che non c'era niente di cui preoccuparci. Poi ieri, mentre andavo al mare, alle 9 del mattino, mi arriva la telefonata: "venga a decidere se prendersi in casa il suo parente"».
«Quando sono arrivato, nell'appartamento in via Nizza, c'erano sette militari che stavano sgomberando le camere. Il mio parente mi diceva "cosa ho fatto? Perché mi portano via? Dove ho sbagliato?"». L'uomo sottolinea come non ci sia stata da parte dei Nas alcun tipo di violenza fisica nei confronti degli inquilini: «Io non punto il dito contro di loro, che hanno obbedito a un ordine e che l'hanno svolto con estrema correttezza, io punto il dito contro lo psichiatra, il responsabile che era lì presente e che decideva dove mandare queste persone, senza aver mai letto la loro cartella clinica».

Nei guai è finita anche la cooperativa che svolgeva, sotto contratto, attività di assistenza domiciliare. La cooperativa Pitzinnos, infatti, è stata indicata come il gestore della struttura e alla sua responsabile sembra sia arrivato un avviso di garanzia: «Noi non gestiamo proprio nulla. Noi siamo state chiamate a fare assistenza domiciliare, non siamo responsabili di quegli appartamenti. Anche perché si tratta di case private, affittate dagli stessi inquilini con regolare contratto» spiega una delle operatrici della cooperativa.

Resta un ordine di sequestro, chiesto da un magistrato e autorizzato da un altro. Resta un'indagine, legata a fatti non ancora chiari né resi pubblici. Ma restano anche nove persone, sradicate dalla loro quotidianità, costruita con mesi di lavoro e impegno, e trapiantate in strutture che non conoscono, dove si sentono persi.
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