Oggi a Sassari la seduta solenne del Consiglio comunale per celebrare il giorno del ricordo

« Ragazzi, non giudicate dalla facciata. A me è successo. Bimba di pochi anni, esule, sono stata giudicata perché diversa. Qualunque sia il vostro credo politico, tenete sempre presente il rispetto per l'essere umano, chiunque esso sia » . Marisa Brugna, esule istriana, ha concluso così la sua commovente testimonianza. Questa mattina, sul palco del Teatro Civico, voce ferma, ma rotta in alcuni momenti dall'emozione, ha raccontato la storia di una bambina di 6 anni, costretta ad abbandonare la sua casa, a fuggire, senza capire neanche il perché, e a crescere in un campo profughi. Insieme al racconto di Sebastiano Serra, che ha perso il padre carabiniere nelle foibe, mentre svolgeva il suo lavoro per il Paese, sono stati tra i momenti più toccanti della celebrazione del Giorno del Ricordo, che si è tenuta questa mattina al Teatro Civico con il Consiglio comunale riunito per l'occasione in seduta solenne. Una mattinata di riflessione, di ricordo, con la grande opportunità di poter ascoltare dalla voce di chi certi fatti li ha vissuti cosa è stato l'esodo dalle terre istriane, fiumane e dalmate nel secondo dopoguerra e la più complessa vicenda del confine orientale. Ancora una volta, l'Amministrazione comunale ha voluto che ci fosse un incontro tra generazioni, un passaggio di consegne della memoria storica di ciò che è stato, perché non si ripeta. All'iniziativa sono state infatti invitate le scuole superiori della città, che, oltre alle testimonianze, hanno potuto seguire una lezione della dottoressa di ricerca in Storia Moderna e contemporanea dell'Università di Cagliari, Margherita Sulas, che ha permesso di capire i fatti accaduti tra il 1943 e il 1945, e successivamente, nel nord-est dell'Italia.

Dal 2004, con la legge 92, è stato istituito il Giorno del Ricordo. Il presidente del Consiglio Maurilio Murru ha voluto riportare il testo della norma e sottolineare che quella di oggi è stata « un'opera di civiltà, rendiamo il giusto riconoscimento alle vittime del massacro delle foibe e dell'esodo guiliano-dalmata» e ha aggiunto « Oggi è più che mai opportuno il coinvolgimento delle scuole e degli studenti, affinché la storia sia finalmente conosciuta e non più dimenticata . Le scuole sono quindi anche oggi un indispensabile punto di partenza » . Anche l'intervento del vescovo Gian Franco Saba si è rivolto ai giovani presenti e ai loro docenti perché «la scuola sia una scuola che lavora contro l'indifferenza, che faccia memoria e tramuti tutto ciò in azioni concrete». Il sindaco Gian Vittorio Campus ha ricordato che fu un presidente della Repubblica sassarese, Francesco Cossiga, il primo, dopo oltre 40 anni dai tragici fatti, a recarsi alla foiba di Basovizza e a inchinarsi per chiedere perdono alle vittime per l'oblio che per troppi anni aveva nascosto quella strage e quell'esilio. «Negazionismo, disinformazione, indifferenza sono i frutti di una faziosità che ancora oggi non consentono di rendere giustizia alle vittime di quella enorme tragedia» ha concluso il primo cittadino.

Durante la seduta sono intervenuti anche un consigliere di maggioranza, Manuel Alivesi, e uno di minoranza, Giuseppe Mascia.

Il Comune di Sassari ha voluto organizzare l'evento, coinvolgendo ancora una volta le giovani generazioni, per sensibilizzare gli studenti e le studentesse su questo dramma nazionale.

Anche questa mattina, al centro del palco, era presente la sedia rossa, che accompagna le iniziative dell'Amministrazione dal 25 novembre, e rappresenta sia tutte le vittime di femminicidio sia tutte le donne che, nei secoli, hanno subito ogni tipo di sopruso. Un segno, dal forte valore simbolico, con cui il Comune dà continuità all'iniziativa “Non solo un Giorno”, per sottolineare l'impegno costante nel combattere il la violenza sulle donne, in questo caso nell'occasione delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo, così come è stato nel Giorno della Memoria.


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