Sassari. Lettera aperta di Mariano Brianda al Sindaco Nanni Campus

Mariano Brianda (foto: SassariNotizie.com)
Mariano Brianda (foto: SassariNotizie.com)
Riceviamo e pubblichiamo  la lettera aperta di Mariano Brianda, ex candidato sindaco e consigliere del comune di Sassari, al Sindaco di Sassari Nanni Campus

Egregio sig. Sindaco,
mi scuserai se non inizio questa lettera con “Caro Nanni” come ho fatto l’ultima volta, quando, dando il mio appoggio pubblicamente per una tua criticatissima prima ordinanza che imponeva un maggiore costringimento delle persone, ti avevo offerto la mia collaborazione e quella delle migliaia di sassaresi che rappresento, aldilà degli steccati politici, suggerendoti maggiore empatia verso una città che ti sente lontano e poco propenso all’ascolto, e dichiarandomi pronto ad essere utilizzato (per quello che posso rappresentare a Sassari) per migliorare le condizioni di vita dei nostri concittadini così provati in questi giorni.
Non lo farò perché a quella lettera, pubblicata anche dalla Nuova Sardegna e confortata dall’approvazione generale perfino di molti della tua parte politica, non hai dato alcun seguito, lasciandola nell’indifferenza, così mancando di considerazione verso quel 44 per cento della città che ho l’onore di rappresentare.  
Dunque, passando a darle del Lei, egregio sig. Sindaco, mi rivolgo a lei, formalmente, come farebbe qualsiasi altro cittadino per il quale ciò che è stato fatto dalle autorità è dovuto e ovvio, mentre quello che conta è, unicamente, quello che non è stato fatto e che si pretende che si fatto.
Così mi rivolgo a lei per sottoporle tre questioni che come Consigliere mi vengono quotidianamente segnalate come grave carenza della presenza della Amministrazione che a lei fa capo nella città, e che aspettano risposte sul piano degli interventi concreti che a lei specificamente competono.
La prima riguarda i senza tetto.
Mi scuso se inizio proprio dai senza tetto che sono quelli che non contano niente e più facilmente possono essere bistrattati e che invece necessitano della massima protezione.
E infatti la sua ordinanza non si cura affatto di trovare un posto dove poterli ospitare in sicurezza, ma semplicemente gli intima (si, “gli intima”!) di trovarsi immediatamente una residenza dove potersi rinchiudere e isolarsi in sicurezza e, come ipotesi residuale, di rimanere all’aperto evitando assembramenti e stando lontani oltre la distanza di un metro da altri (immagino senzatetto).
Non voglio commentare i profili di umanità di questo diktat che evoca sullo sfondo una inutile crudeltà, ma intervengo sui compiti istituzionali cui il Comune deve assolvere: dove sono infatti, i ricoveri approntati per chi non ha casa e non sa dove andare? E non è forse compito dell’autorità sanitaria cittadina, e cioè del Sindaco, attivarsi quando i destinatari dell’ordine sono nella impossibilità di farlo costituendo così un possibile rischio per la loro salute e per quella della popolazione? In altre città i Sindaci hanno risolto il problema offrendo posti nei quali consentire anche ai senza tetto una quarantena volontaria dignitosa e sicura.
La seconda questione riguarda gli anziani.
In particolare, la necessità di trovare un altro ricovero per i nostri anziani di Casa Serena e del San Nicola. Per quanto (immagino) separati, appare davvero rischioso tenere in un unico stabile persone risultate positive con persone che non sono state infettate: la separazione, oltre ad essere una soluzione epidemica idonea a salvaguardare al meglio la salute degli ospiti e del personale, consentirebbe di dare maggiore conforto ai familiari, preoccupati e smarriti per le scarse informazioni di tipo organizzativo e per le soluzioni che sotto questo profilo il Comune dovrebbe approntare per evitare che il virus si diffonda ulteriormente. Come vede ho parlato solamente di soluzioni organizzative e della relativa informazione, senza affrontare il discorso del senso di abbandono manifestato dalle famiglie e dagli operatori e documentato in note o interviste varie, più o meno anonime, tutte di dominio pubblico che all’unisono, denunciano l’assenza di una voce informativa unica e ufficiale da cui essere rassicurati su ciò che si sta facendo. Io non voglio che gli operatori presenti nelle case che ospitano i nostri anziani siano costretti a fare gli eroi, pretendo che possano operare in sicurezza e pretendo, da Consigliere, di conoscere quali attività sono stare realizzate a tutela della salute dagli operatori e degli ospiti anche per esercitare il diritto-dovere di controllo democratico.
La terza questione riguarda l’aiuto economico ai sassaresi.
In particolare per quelli che per la prima volta si trovano in difficoltà economiche per la sospensione delle loro attività lavorative. Riconosco che sono molteplici le iniziative sia del volontariato e anche del Comune volte a portare aiuto e conforto ai poveri e agli indigenti con la preparazione di pasti e l’acquisto di beni alimentari. Ma noi oggi dobbiamo affrontare un nuovo filone di difficoltà economica che ci si presenta per la prima volta e che, se non trova un immediato sussidio, rischia di impoverire ulteriormente la nostra città: alludo a coloro che non campano con uno stipendio fisso e ai loro dipendenti. Le restrizioni sanitarie hanno imposto a tantissime persone di chiudere dall’oggi al domani le loro attività economiche, sia commerciali che professionali e artigianali; molte di queste si avvalevano dell’attività lavorativa di dipendenti che non verranno più retribuiti: a differenza di coloro che hanno un posto e uno stipendio fisso, sia i titolari che i dipendenti non hanno più una fonte di sostentamento economico e ciò, se non contrastato nell’immediato, ingenererà un nuovo vortice di povertà che trascinerà l’intera città. Significa che non ci saranno più negozi, ristoranti, pizzerie gelaterie, bar, ma anche studi di avvocati, geometri, commercialisti, e ancora laboratori di elettricisti, idraulici, imbianchini ecc.: riapriremo cioè, una città morta, che prima di risollevarsi –ammesso che possa riuscire a farlo- metterà molta fatica. Allora credo che sia doveroso per il Comune provvedere in qualche modo a fare superare questo momento alle categorie suddette che rappresentano l’ossatura della città, e deve farlo aggiungendo di suo per incrementare così gli esigui aiuti già disposti dal Governo.    
Come vede, egregio Sig. Sindaco, tre questioni urgenti e dilanianti, per le quali la gente (che numerosa si rivolge anche a me e chiede un mio intervento) aspetta altrettante soluzioni che, se dovessero tardare a sopraggiungere, aumenterebbero ulteriormente il distacco tra l’istituzione da lei rappresentata e la popolazione lasciando quest’ultima nel disorientamento e lei in un isolamento sempre più marcato.
Potrei finire qui e ritenermi soddisfatto di avere adempiuto al mio dovere di Consigliere che fa quanto possibile per rappresentare le istanze e la sensibilità di chi lo ha votato; potrei lasciare a lei il peso anche politico delle decisioni, aspettando e pretendendo soluzioni adeguate. Ma non è nel mio animo. Amo Sassari e non la lascerei mai priva del mio impegno. Così, dimenticando l’indifferenza che mi ha riservato e l’offesa che con ciò mi ha voluto propinare, provo a suggerire delle soluzioni: si tratta di soluzioni che la gente si attende essendo dettate dal buon senso e realizzabili senza esborso per le casse comunali.
Per i senza tetto sarebbe auspicabile allestire un ricovero presso una o più palestre della città (ad esempio presso il palazzetto di via Venezia) o, magari per le donne, presso l’ostello. Si potrebbe affidare l’allestimento e la gestione gratuita allo splendido volontariato di cui Sassari gode, facendo leva sul buon cuore dei sassaresi per l’acquisto o il reperimento dei letti. L’operazione se ben concertata (e ancora una volta, se necessario mi metto a disposizione fin da subito) si potrebbe realizzare in meno di una settimana.
Per gli ospiti di Casa Serena e del San Nicola mi sembra che sia improcrastinabile la separazione tra gli ospiti risultati positivi al coronavirus da quelli negativi e dell’immediato trasferimento di questi ultimi in altre strutture: si può pensare al San Camillo o al Conti che sono strutture ospedaliere presenti in città, ma anche all’ex ospedale militare vicino a Sant’Agostino o, soprattutto, alla caserma di piazza Castello magari sfruttando l’aiuto proprio della Brigata Sassari che, sono certo, non lo negherebbe.
Infine per gli aiuti economici aggiuntivi a coloro che hanno interrotto la loro attività lavorativa, si può pensare alla creazione di un fondo nato dalla raccolta fondi da parte di chi ha uno stipendio fisso e da quanti hanno comunque modo di contribuire. Per meglio assicurare la gestione del fondo, la sollecitazione delle donazioni, e l’individuazione dei beneficiari, si potrebbe pensare una sorta di direttivo composto oltre che da lei, dagli ex candidati sindaci che siedono al Consiglio Comunale, e cioè dal sottoscritto, da Maurilio Murru e da Mariolino Andria, in modo da essere rappresentate tutte le anime politiche della città a dimostrazione di come Sassari sia ancora capace, concretamente, di fare quadrato e di fare squadra, aldilà degli steccati politici quando è in gioco la stessa sopravvivenza dei cittadini.
Ancora una volta, perciò, mi metto a disposizione e mi creda, lo faccio con grande amore per la mia città nonostante il trattamento che ella mi ha voluto riservare.
Provi, questa volta, a tenere in considerazione chi intende mettersi al servizio di Sassari.       
Di cuore, buon lavoro     

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