Nasce il comitato "A casa mia"
Dopo lo "sfratto" di 9 disabili mentali
Dopo l'operazione dei Nas del 6 luglio scorso
di Valentina Guido
SASSARI. Nasce a Sassari il comitato a Casa mia, formato da associazioni e singoli che desiderano stare vicino a chi ha perso il diritto all'abitazione perché affetto da malattie mentali e altre gravi patologie. L'iniziativa è una diretta conseguenza della chiusura di due appartamenti, sequestrati il 6 luglio a Sassari dai Carabinieri del Nas su disposizione della Procura della repubblica. Nelle abitazioni vivevano cinque donne e quattro uomini con disturbi mentali, che venivano assistiti da personale della cooperativa Pitzinnos e curati da medici del Centro di salute mentale. Il comitato si presenterà ufficialmente alla cittadinanza domani alle 10.30 nella sala Eleonora d'Arborea dell'Università di Sassari. Sarà anche l'occasione per dibattere sul tema “Per il diritto dell'abitare. Servizi di salute mentale, politiche sanitarie locali che sostengano i diritti delle persone sofferenti, anziane, disabili”.
I pazienti psichiatrici sono stati “sfrattati” dalle proprie case con grande disappunto dei parenti. Ora sono rinchiusi nell'ospedale psichiatrico Rizzeddu, perdendo tutti i benefici che derivavano loro dal fatto di vivere in condizioni normali. I familiari delle persone coinvolte riflettono su due aspetti: prima di tutto, il contratto d'affitto dei due appartamenti non era intestato al titolare della cooperativa, ma ai cittadini che vi abitavano. In secondo luogo, chi ha disposto lo sgombero non ha tenuto conto delle “convivenze assistite”, sperimentate in tutta Italia nel campo dell'assistenza agli anziani e alle persone disabili. Scrive il comitato: “Questi progetti spesso non hanno vita facile, in salute mentale in particolare, dato che parte degli psichiatri stenta a uscire dall’orizzonte del manicomio e non è capace di costruire, o attivamente ostacola, percorsi di uscita dalla dipendenza, dall’invalidità, dall’esclusione. Questa lotta tra visioni diverse del disturbo mentale, della cura, dell’organizzazione dei servizi e delle politiche di salute mentale si svolge da più di quarant’anni sia in Italia che in Europa e in gran parte dei paesi democratici. Nessuna meraviglia quindi che si svolga anche a Sassari”. Il comitato Casa mia sostiene che sia arrivato il momento di aprire un serio dibattito sull'argomento che coinvolga i cittadini, le istituzioni e la politica. In modo che non ci sia un altro 6 luglio.
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