Covid.Cisl Fp Sassari"Basta polemiche sugli ospedali, dannoso sia per operatori che per cittadini"

Riceviamo e inoltriamo le dichiarazioni del Segretario Territoriale Cisl Fp Sassari Antonio Monni riguardo la Fase 2 dell'emergenza Covid-19 negli ospedali e nelle strutture territoriali.

"L’avvio della la c.d. fase 2 richiede un’attenta riflessione da parte di tutti gli attori che, a vari livelli, sono chiamati a governare i bisogni di cura ai tempi del coronavirus.

Oggi, a distanza di due mesi dall’attacco massivo del covid che ha colpito duramente gli ospedali e le strutture territoriali, al netto dei numeri sul contagio che quotidianamente vengono rappresentati, notiamo che davanti ad un solo caso di positività al tampone, più o meno veritiera vista - talvolta - l’inattendibilità dei test, si scatena un dibattito sulle modalità attraverso le quali un’organizzazione così complessa come quella ospedaliera, in particolare dell’emergenza/urgenza, è in grado di garantire riposte ai bisogni di cura e la contestuale protezione degli operatori che a vari livelli sono chiamati a garantire l’assistenza.

Rispetto a due mesi fa, dove lo “tzunami” covid-19 ha investito la Sardegna, con particolare incisività il nord dell’isola, continuare ad assistere a polemiche sulle procedure più o meno coerenti ed appropriate al fine di evitare il dilagarsi dell’epidemia, francamente lo trovo del tutto inutile, ancorché dannoso per gli operatori  e soprattutto per i cittadini.

Questo per dire che nonostante tutta una serie di segnalazioni e/o appelli al dialogo promossi a più riprese dalla Cisl Fp, in ordine a come un’organizzazione ospedaliera e territoriale, sia essa pubblica o privata, debba fronteggiare l’emergenza in corso, bene di tutto questo purtroppo e troppo spesso se ne discute in modalità epistolare.

A questo proposito teniamo a sottolineare e rammentare che la Cisl Fp di Sassari, ma per onestà intellettuale tutto il mondo sindacale, fin dall’esordio dei fatti occorsi verso la metà di marzo u.s. in alcune unità operative dell’azienda ospedaliero universitaria (cito solo i casi della Cardiologia e Nefrologia), oltre ad aver lanciato l’allarme, ha più volte sollecitato la Direzione aziendale affinché una crisi sanitaria così grave e complessa non poteva e non può essere governata da dietro le “scrivanie”, di contro invece l’azione e/o le misure anti-covid sarebbero dovute essere oggetto di confronto, un largo confronto, con gli addetti ai lavori, ovvero con chi quotidianamente indossa una divisa e chi li rappresenta, il sindacato.

Ad esempio una delle proposte era quella di creare un organismo “intraospedaliero”, composto da Coordinatori dell’area sanitaria e tecnica, a supporto di tutta la mole di lavoro in capo alle unità di crisi aziendale, che, per ovvie ragioni, una in particolare legata ai numeri e alla tipologia delle persone colpite da covid, per lo più anziane con patologie pregresse, avrebbe certamente dato un buon contributo finalizzato intanto a frenare l’epidemia, ancorché una maggior garanzia e consapevolezza degli operatori chiamati ad adottare ed attenersi scrupolosamente alle procedure di protezione e sicurezza di se stessi e dei cittadini.

Ad oggi, oltre a non essere stati ascoltati, dobbiamo constatare che il mancato confronto a nostro avviso sta determinando ed amplificando una sorta di scollamento tra la cabina di regia e gli addetti ai lavori, i cui riflessi lasciano spazio all’incertezza e scarsa chiarezza sulle procedure ospedaliere, troppo spesso oggetto di integrazioni e/o modifiche repentine, peraltro comunicate su “whatsapp” e/o con comunicati appesi sui muri delle unità operative che poi diventano “virali”, in taluni casi manipolati ed interpretati in maniera impropria.

Ora, pensare alla “fase 2” in un contesto di questo tipo deve farci riflettere, per cui siccome abbiamo già avuto un’esperienza, una brutta esperienza e il momento di “calma apparente” deve essere sfruttato, ancora una volta la Cisl Fp rilancia l’ennesimo appello al dialogo, alla condivisione, ma soprattutto alla partecipazione, richiamando tutte le parti al confronto, attraverso il quale definire poche regole ma chiare per tutti, cominciando esattamente dai percorsi della presa in carico sul territorio, dalla chiamata al 118, l’accettazione al pronto soccorso, gli accertamenti diagnostici, l’ospedalizzazione e la dimissione.

Serve urgentemente cambiare rotta, serve coinvolgere gli attori e protagonisti del sistema, donne e uomini, professionisti che conoscono nel dettaglio le dinamiche organizzative, per cui capaci di interpretare ed intercettare al meglio eventuali storture che possono presentarsi nell’ambito della corretta applicazione delle procedure di protezione e sicurezza sia del personale che dei pazienti."



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