Incastrati dal dna estratto dai capelli
Tre giovani arrestati per tentato furto
(foto: SassariNotizie.com)
SASSARI. Arrestati dai carabinieri tre giovani per il tentato furto dello scorso 20 gennaio ai danni del bar tabacchi in via Elio De Cupis a Sassari. A incastrarli, come nelle migliori fiction poliziesche, il Dna estratto da alcuni capelli ritrovati nelle cuffie che i tre persero durante la fuga. Nei guai sono finiti V. P., 24 anni di Ossi, E. M., 23 anni di Porto Torres, entrambi con precedenti penali, e A. L., anche lui 23 anni di Porto Torres, ma incensurato.
Verso le 1.30 della notte del 20 gennaio, la titolare, che dormiva nella casa accanto al bar, fu svegliata da alcuni rumori. Preoccupata, si affacciò alla finestra e vide tre ragazzi che entravano e uscivano dal bar, intenti a caricare merce varia in un’auto parcheggiata sul retro. La donna chiamò il 112 e in pochi minuti giunse un’autoradio del Nucleo radiomobile.
I tre malviventi lasciarono tutta la refurtiva sul posto (decine di stecche di sigarette ed articoli di bigiotteria) e fuggirono nelle campagne circostanti. I carabinieri intrapresero le indagini partendo dall’intestatario dell’auto, che si scoprì essere un amico di uno dei ragazzi. Il giovane però risultò essere estraneo ai fatti in quanto quella notte non era coi tre ladruncoli, ma aveva solo prestato l’auto all’amico.
Dal sopralluogo emerse che i tre avevano forzato la porta sul retro con cacciavite e piccone, trovati poi nella macchina, mentre nella concitazione della fuga avevano perso due cuffie in lana, che furono inviate al Ris di Cagliari. Il Dna estratto corrispondeva ai profili di E. M. e di A. L.. Contro di loro, e il terzo arrestato, anche l’esame dei tabulati dei cellulari utilizzati dai tre che dimostrava che in quei minuti si trovavano inequivocabilmente sulla scena del crimine.
Un ulteriore prova a carico dei giovani è emersa dal loro riconoscimento fotografico effettuato dalla barista che li aveva serviti il pomeriggio del 19 gennaio, quando forse avevano compiuto un sopralluogo al bar. In quell’occasione la ragazza aveva notato che due di loro indossavano cuffie in lana molto colorate, identiche a quelle rinvenute.
E. M. è stato condotto al carcere di San Sebastiano, mentre gli altri due hanno beneficiato degli arresti domiciliari. L’arresto è stato eseguito in esecuzione di ordine di custodia cautelare emesso dal GIP Maria Teresa Lupinu, su richiesta del PM Roberta Pischedda.
Verso le 1.30 della notte del 20 gennaio, la titolare, che dormiva nella casa accanto al bar, fu svegliata da alcuni rumori. Preoccupata, si affacciò alla finestra e vide tre ragazzi che entravano e uscivano dal bar, intenti a caricare merce varia in un’auto parcheggiata sul retro. La donna chiamò il 112 e in pochi minuti giunse un’autoradio del Nucleo radiomobile.
I tre malviventi lasciarono tutta la refurtiva sul posto (decine di stecche di sigarette ed articoli di bigiotteria) e fuggirono nelle campagne circostanti. I carabinieri intrapresero le indagini partendo dall’intestatario dell’auto, che si scoprì essere un amico di uno dei ragazzi. Il giovane però risultò essere estraneo ai fatti in quanto quella notte non era coi tre ladruncoli, ma aveva solo prestato l’auto all’amico.
Dal sopralluogo emerse che i tre avevano forzato la porta sul retro con cacciavite e piccone, trovati poi nella macchina, mentre nella concitazione della fuga avevano perso due cuffie in lana, che furono inviate al Ris di Cagliari. Il Dna estratto corrispondeva ai profili di E. M. e di A. L.. Contro di loro, e il terzo arrestato, anche l’esame dei tabulati dei cellulari utilizzati dai tre che dimostrava che in quei minuti si trovavano inequivocabilmente sulla scena del crimine.
Un ulteriore prova a carico dei giovani è emersa dal loro riconoscimento fotografico effettuato dalla barista che li aveva serviti il pomeriggio del 19 gennaio, quando forse avevano compiuto un sopralluogo al bar. In quell’occasione la ragazza aveva notato che due di loro indossavano cuffie in lana molto colorate, identiche a quelle rinvenute.
E. M. è stato condotto al carcere di San Sebastiano, mentre gli altri due hanno beneficiato degli arresti domiciliari. L’arresto è stato eseguito in esecuzione di ordine di custodia cautelare emesso dal GIP Maria Teresa Lupinu, su richiesta del PM Roberta Pischedda.
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