Scuola, i Presidi della Sardegna: "Quando la politica aggira il problema creandone altri 100"

Un'aula scolastica (foto: SassariNotizie.com)
Un'aula scolastica (foto: SassariNotizie.com)
Sassari. Riceviamo e pubblichiamo la nota del Coordinamento dei Presidenti di Consiglio di Circolo e d'Istituto della Regione Sardegna, fortemente critica sui provvedimenti adottati nei confronti della scuola dal nuovo DPCM del 24.10.2020

In ambito scolastico, il criterio utilizzato per recuperare il controllo della curva epidemiologica, ed evitare che la sua continua ascesa possa compromettere l’efficienza del nostro sistema sanitario, ci sembra tutt’altro che a tutela dell’intero sistema sociale ed economico.

Per la scuola, il nuovo DPCM del 24.10.2020 nell’Art. 1 punto s) spiega che “per contrastare la diffusione del contagio, previa comunicazione al ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica [...], incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, per una quota pari almeno al 75 per cento delle attività, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9:00. [...]”.
Questo Coordinamento si permette di analizzare e porre l’attenzione su alcune criticità pratiche delle attuali direttive adottate.
TRASPORTI
ASPETTATIVE: Decongestione del traffico sui mezzi pubblici grazie alla DAD
REALTÀ’:
●    Genitori costretti a stare a casa e richiedere, se il proprio lavoro lo permette, lo Smart Working (N.B. la normativa prevede che la richiesta la possano fare i genitori lavoratori dipendenti del settore privato, con almeno un figlio a carico minore di 14 anni) in quanto permane la responsabilità genitoriale sui figli minorenni (art. 316 c.c.);
●    La mancata occasione di socialità offerta dalla didattica in presenza, genera automaticamente la necessità dei ragazzi di incontrarsi altrove in luoghi sicuramente non protetti e non controllabili come la scuola;
●    Disparità di apprendimento dovute da assenza o non adeguata connessione internet e strumenti informatici.
SANITÀ’
ASPETTATIVE: Decongestione  dell’attuale sovraccarico di lavoro dei dipartimenti di prevenzione grazie alla DAD
REALTÀ’:
●    In assenza di sintomi, i ragazzi che come spiegato al punto precedente, reclameranno in altro modo la loro socialità, non potranno più essere tracciati in alcun modo, generando automaticamente altri casi di positività in ambito familiare
●    L’assenza di linee internet adeguate farà si che ci si sposti, magari in casa d’altri, per poter tentare di seguire le lezioni a distanza;
●    Come spesso accade in caso di necessità, le famiglie chiederanno aiuto ai nonni per la gestione dei figli, ed in considerazione del fatto che dopo scuola e lavoro, siamo di fatto liberi tutti, esporremo la popolazione più fragile al contagio.

I dati del Monitoraggio settimanale 12-18 ottobre visibili sul sito del Ministero della salute evi-denziano che “Questa settimana sono in aumento i focolai in cui la trasmissione potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico anche se la trasmissione intra-scolastica appare ancora limitata (3,5% di tutti i nuovi i focolai in cui è stato segnalato il contesto di trasmissione, in diminuzione di 0.3 % rispetto alla settimana precedente). È tuttavia chiaro che le attività extra e peri-scolastiche possono costituire un innesco di catene di trasmissione laddove non vengano rispettate le misure di prevenzione previste.”
Vogliamo altresì evidenziare la situazione degli alunni “fragili” che non possono, in contesto di DAD, avere l’adeguato sostegno necessario.

In questa sede si sottolinea che scuola è cultura, e che essa non basa la preparazione dei ra-gazzi unicamente con i testi scolastici. Essa trova linfa anche in teatro, al cinema e nei musei. Anch’essi chiusi.
Vi vogliamo già annunciare pertanto che queste misure non determineranno una flessione della curva epidemiologica, in quanto il problema non si risolve se non si risolvono i problemi che lo causano.
La scuola, ricordiamo, il 5 marzo 2020, è stata la prima a chiudere, eppure la curva dei contagi non si è minimamente abbassata, anzi ha continuato ad aumentare vertiginosamente, facendo scattare la chiusura completa dell’intera nazione. Quindi il primo esperimento di contenimento, alla luce dei fatti, non risulta sia stato efficace.
La stessa scuola è stata l’ultima a riaprire, dopo tutte le attività economico-sociali-ludiche-sportive; ben 7 mesi di chiusura con tanti studi di settore, monitoraggi, gruppi di lavoro che non hanno generato le soluzioni che tutti noi ci auguravamo e auspicavamo.
Ora che si ripresenta il problema, gli stessi eminenti studiosi, magicamente rispolverano l’equazione “Scuola = Contagi”, perseverando nel colpevolizzare la scuola e i suoi componenti.
Vogliamo farvi presente, a scanso di equivoci ed errate interpretazioni, che la didattica a di-stanza non è equiparabile alla didattica in presenza. Può essere al massimo uno strumento di potenziamento o recupero se affiancata alla didattica in presenza. La scuola non si può dema-terializzare, la scuola si fa e si vive in presenza, socializzando, includendo, fraternizzando, e-splorando.
E’ altresì errato pensare che gli studenti della fascia 14-18 anni e più, siano in grado di ap-prendere adeguatamente anche con la DAD. Non è un discorso di età, ma di contesto, di luogo fisico in cui si svolge l’attività di apprendimento.
Il tempo delle scuse è passato. Nessuno può asserire che il virus ci ha colto di sorpresa come è accaduto a marzo. Tutti voi sapevate perfettamente che la scuola sarebbe ripartita in presenza a settembre (o dobbiamo pensare che eravate convinti del contrario?). Avete lasciato che tutto il personale scolastico, mentre la maggior parte degli italiani si godesse le vacanze con il “bonus vacanza” e riempisse le discoteche nelle località di villeggiatura, lavorasse incessantemente d’estate - con l’aiuto fondamentale e volenteroso delle famiglie - per garantire il rientro degli alunni nelle loro classi in piena sicurezza nel rispetto delle vigenti normative anti contagio. Solo la scuola ha lavorato e non ha sottovalutato il problema, solo la scuola ha fatto l’interesse dei ragazzi e delle famiglie.

La DAD non è il vaccino per la prevenzione della diffusione del COVID-19.

Visto che a basamento di ogni decisione viene presa in considerazione la diffusione del contagio, vi chiediamo di affiancare ad essa il vuoto formativo al quale state esponendo i nostri ragazzi, vuoto che avrà ripercussioni non solo sociali ma anche economiche nell’immediato futuro. E di questo vi chiederemo conto.
La Sardegna è la regione italiana con il più alto tasso di dispersione scolastica (oltre il 21% a fronte di una media nazionale del 14%). Con la DAD si rischia di aumentare ulteriormente que-sto terribile dato. Eppure, con il buon senso del padre di famiglia, lo Stato dovrebbe adottare tutte le iniziative affinchè la dispersione si avvicini quanto più possibile al valore Zero: proprio l’azzeramento della dispersione scolastica produrrebbe un aumento tra l’1.4% e il 6.9% del P.I.L.. Sarebbe questo l’obiettivo da raggiungere per il benessere sociale ed economico delle generazioni presenti e future.
Il dato sul pendolarismo studentesco avrebbe dovuto permettere una efficace e tempestiva ge-stione della rete dei trasporti pubblici da parte della Regione che invece ha dimostrato di non aver curato per nulla questo fondamentale tassello.
Siamo persone pratiche, viviamo sul campo e non vogliamo perdere ulteriormente tempo evi-denziando quanto palesemente fino ad oggi non avete fatto.
Da oggi vogliamo che i problemi vengano affrontati e risolti nel breve termine, vogliamo che la rete dei trasporti pubblici sia adeguata al numero dei pendolari e viaggi in sicurezza, che abbia orari di andata e ritorno compatibili con gli orari di ingresso e di uscita delle scuole. Vogliamo la certezza che i nostri figli, mentre noi siamo al lavoro a garantire l’economia di questa Regione e di questo paese, siano a scuola in piena sicurezza a lavorare anche loro per essere domani, adulti migliori di quelli che stiamo dimostrando di essere noi oggi.
Abbiamo due settimane (SPERIAMO SIANO SOLO DUE) che, se sfruttate seriamente, possono produrre risultati. Si ha voglia di metterci realmente le mani e la faccia?
Come diceva il teologo James Freeman Clarke “Un politico pensa alle prossime elezioni, un uomo di stato alle prossime generazioni.”
In Sardegna ci sono 280 istituti scolastici (di primo e secondo grado) e circa 202.000 studenti.
La scuola non produce P.I.L. a breve termine, ed è palese che sia sacrificabile con il minor sforzo possibile. Gli studenti non hanno ancora il diritto di votare; noi genitori, invece, abbiamo ancora questa grande possibilità costituzionale, e ci ricorderemo del vostro abbandono quando verremo chiamati alle urne.

Il coordinamento dei Presidenti di Consiglio di Circolo e d'Istituto della Regione Sardegna.

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