Dal 14 novembre sui social il video del duo Fantafolk sulle note di “The sound of silence”

Abbattere il muro del silenzio. Quello che ha messo a tacere la musica sottraendola al suo contatto più vitale e benefico, quello con il pubblico nei concerti nelle piazze, teatri e auditorium.
È l’intento del duo Fantafolk, ovvero Andrea Pisu e Vanni Masala, che hanno scelto un luogo dove il silenzio è padrone assoluto. Un lembo di Sardegna in cui a incrociarsi sono i sibili del vento o lo stridulo garrire dei gabbiani; dove la voce, il suono dell’uomo, è assente.
L’isola di Mal di Ventre, o meglio di Malu Entu, accoglie così i suoni degli strumenti più evocativi della musica dell’isola, e l’atmosfera respira delle note di una canzone, che, concepita 55 anni fa, sembra far valere tutta la sua attualità per quel senso di cupo disorientamento che traspare dal suo testo. Quando Paul Simon, allora 21 enne, nel 1963, scrisse “The sound of silence” il mondo si trovò disorientato dall’assassinio di John Fitzgerald Kennedy; sembrò piombare nell’impossibilità o incapacità di saper comunicare, nell’avvertire l’inadeguatezza dell’uomo in un contesto sociale che doveva essere di reciproco rispetto.
Il silenzio e l’isolamento dell’uomo di allora li associamo ora al devastante cambiamento delle nostre esistenze imposto dalla pandemia di Covid 19.
Quelle note di Simon & Garfunkel oggi, in forma del tutto inedita, sono state affidate a launeddas e organetto nella landa silenziosa di un’isola dell’Isola. Da queste nuove note sembra scaturire l’invito a ritrovare una nuova consapevolezza di persone che interagiscono e comunicano con altre persone, anche con la forza e il messaggio della musica.
Quando, nel settembre del 1965, “The sound of silence” fu immessa sul mercato in una nuova versione arricchita da altri strumenti, divenne quel successo planetario per niente effimero, se ancora oggi è capace di regalarci forti emozioni al suo ascolto.
Brano omaggiato di miriadi di versioni, compresa quella tutta identitaria, pur mediata dall’intervento di Mogol, che ne fece Andrea Parodi trasformandola in “Deo ti gheria Maria”.
Il duo Fantafolk ne fa una versione totalmente strumentale e comunque struggente per restituirci, come dichiara Leonardo Marras, presidente della Fondazione Maria Carta, «coraggio e ottimismo. Per far sì che la musica degli artisti sardi in primis non resti soffocata nel silenzio di una stagione che ha issato barriere con i suoi principali fruitori e gli stessi operatori dello spettacolo».
Barriere che la stessa Fondazione ha cominciato ad abbattere promuovendo i primi concerti in presenza di pubblico con le tappe del progetto “Freemmos” in diversi comuni della Sardegna destinati all'isolamento e al silenzio. E non è un caso quindi se ha voluto sostenere la realizzazione di questo progetto e del suo suggestivo video realizzato dal videomaker Fabio Crobu, disponibile sui canali social da sabato 14 novembre.



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