Sassari. Il liceo Classico del Canopoleno regala uno spazio al "Giardino dei Giusti"

“C’è un albero per ogni uomo che ha scelto di fare il bene”. A Gariwo (Gardens of Righteous Worldwide), il Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano, così come a Gerusalemme nel parco vicino allo Yad Vashem, la memoria è foglie e ossigeno, cioè vita strappata al tempo, alberi che celebrano chi durante la Seconda guerra mondiale “ non ha voltato la testa dall’altra parte”, pur non essendo direttamente coinvolto nella  violenza della Shoah, ma si è anzi adoperato per salvare altri esseri umani in pericolo correndo gravissimi rischi, perfino quello di morire.  Il concetto di Giusto si è allargato a comprendere tutti coloro che in contesti e tempi diversi, fino ai nostri giorni, hanno mostrato altruismo, amore, senso di responsabilità nei confronti dell’umanità, il Giardino dei Giusti è “diffuso” ed esiste in molte città del mondo.

I ragazzi del liceo classico del Convitto Nazionale Canopoleno, insieme quelli del Polo Tecnico Devilla, prenderanno parte alla cerimonia per il Giorno della Memoria solenne che si svolgerà domani (mercoledì 27 gennaio) al Comune di Sassari, fortemente voluta dall’Amministrazione Comunale, con un video in cui parole, immagini e musica raccontano la tragedia della Shoah e la grandezza della scelta di uomini come Giorgio Perlasca, Gino Bartali, Carlo Angela, hanno raccolto il testimone. Colpiti dalla mozione della consigliera Virginia Orunesu che chiede di far nascere anche a Sassari un Giardino dei Giusti, assumono l’impegno di piantare un albero all’interno dell’area verde del loro Istituto per onorare i sette sardi, che salvarono vite a loro rischio e pericolo dopo l’approvazione delle leggi razziali.  Una zolla delle “pratoline” all'interno del plesso del Canopoleno sarà un angolo d’onore per loro.

Scegliere di non essere indifferenti, ma invece generosi e coraggiosi è il messaggio, che in questo particolare momento di difficoltà per tutti noi, gli studenti del Liceo classico di Via Luna e Sole fanno proprio, ispirati dalle parole di Giorgio Perlasca: “C’era tanta gente che era in pericolo di morire e bisognava fare qualcosa. Potendolo fare, l’ho fatto.”



© Riproduzione non consentita senza l'autorizzazione della redazione
Immagini articolo