Bloccare gli arrivi nelle seconde case in Sardegna: ormai è pressing sul Presidente Solinas

E' ormai pressing delle opposizioni sul Presidente della Giunta della Regione Sardegna, Christian Solinas, affinchè predisponga una ordinanza, sulla falsariga di quelle già emanate in Valle d'Aosta e Alto Adige, per impedire la temuta invasione nelle seconde case dai cittadini provenienti dalle zone rosse e arancioni.
E' troppo vicino il ricordo di ciò che è avvenuto l'estate scorsa per non temere il ripetersi di quella situazione in una regione che, faticosamente, si è conquistata il colore "bianco".
Se si vuole pensare di ripartire con il turismo "vero" la prossima estate è indispensabile salvaguardare la popolazione residente e impedire una nuova diffusione del Covid-19.
PD, M5S e Progressisti lo chiedono a gran voce.
“Il copione è già visto e i sardi lo ricordano perfettamente: allo scattare dei divieti nelle zone rosse, l'anno scorso, migliaia di persone hanno preso d'assalto i traghetti per raggiungere la Sardegna. Ad aver dimenticato le conseguenze di questi arrivi indiscriminati è però la maggioranza in Consiglio regionale, che ieri ha detto no alla possibilità di impedire l'ingresso sull'isola ai proprietari di seconde case. Come abbiamo avuto modo di verificare, il sistema dei controlli nei porti, ad esempio ad Olbia, è già saltato, pertanto consentire ai residenti nelle zone rosse di trascorrere la Pasqua in zona bianca è un azzardo che non possiamo permetterci."
Così i consiglieri del m5s Michele Ciusa, Roberto Li Gioi, Desirè Manca, Alessandro Solinas spiegano le ragioni dello scontro andato in scena ieri in via Roma.
Per proseguire:
“La Regione Sardegna non ha la capacità di processare 10mila test al giorno, né di controllare che altrettanti passeggeri rispettino l'obbligo di fare i test entro 48 ore dall'arrivo nell'isola. Pensiamo a un turista con destinazione finale in un piccolo centro della costa o dell'interno, dove andrà a effettuare il test per comunicare la sua negatività all'Ats? Quindi, le cose sono due: o si ha la certezza assoluta di controllare tutti gli ingressi, anche in tutti i porti turistici della Sardegna, oppure è necessario bloccare gli arrivi in questa fase delicatissima per salvaguardare il diritto alla salute dei sardi e la stagione turistica alle porte, unica ancora di salvezza per la nostra economia ridotta allo stremo”.
I Progressisti sono sulla stessa lunghezza d'onda.
"Il primo dovere del presidente della Regione è quello di difendere la salute dei sardi e la zona bianca conquistata grazie all'impegno delle cittadine e dei cittadini delle nostre comunità. Ha la possibilità di farlo, al di là degli slogan sul modello Sardegna buoni solo per gli annunci, con azioni concrete.
Firmi l'ordinanza che impedisce gli spostamenti verso l'isola per motivi che non siano legati a quelli previsti dai decreti legge del Governo, cioè le comprovate esigenze lavorative, quelle di necessità e i motivi di salute. Faccia valere l'autonomia che la Sardegna ha grazie al suo Statuto speciale, come hanno fatto la Valle d'Aosta e l'Alto Adige, con documenti che non sono in contraddizione con le direttive nazionali.
Il presidente non può permettere, in questa fase in cui la campagna vaccinale in Sardegna è lentissima e i tanto ventilati controlli nei porti e negli aeroporti con numeri bassissimi agli arrivi stanno già dimostrando tutte le falle organizzative, che si ripeta nell'isola quanto già accaduto l'estate scorsa."
Continuano i Progressisti:
"Diventa fondamentale, poi, avviare tutte le interlocuzioni necessarie con i vettori aerei e navali per una stima almeno approssimativa degli arrivi che potrebbero verificarsi da ora a Pasqua, per organizzare in modo funzionale i controlli nei porti e negli aeroporti. Preoccupano infatti le dichiarazioni del commissario dell'Ats sull'impossibilità di effettuare le verifiche previste e il conseguente tracciamento su un numero di passeggeri in arrivo più elevato rispetto a quello di questi giorni, l'esatta condizione che potrebbe verificarsi nelle prossime settimane".

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