Monte Ledda, il business dell'eolico
trova le porte chiuse a Ploaghe
di Michele Spanu
PLOAGHE. Quando si parla di eolico in Sardegna, il pensiero va immediatamente al grande scandalo della "P3" di Flavio Carboni. Eppure, ancora oggi in molti centri dell'isola, il business del vento continua a muoversi senza far rumore, come una brezza leggera e costante. Appena pochi giorni fa a Ploaghe il consiglio comunale si è riunito per decidere sull’ampliamento del parco eolico di Monte Ledda, in seguito ad una proposta presentata lo scorso 21 luglio al sindaco dalla società Italian Vento Power Corporation Power 7 Srl. Nella domanda (l'ultima di una lunga serie) si chiede un ampliamento di potenza complessiva sino a 43 megawatt: un sostanziale raddoppio rispetto a quanto stabilito da una precedente richiesta approvata dal consiglio comunale nel novembre 2007, in base al quale la potenza massima consentita per l’ampliamento del parco era fissata a 20 megawatt.
La proposta però non ha convinto gli esponenti della minoranza in consiglio comunale che hanno contestato con forza i tempi e i modi della convocazione, la mancanza di parte della documentazione, l'assenza di pubblicità della seduta e, soprattutto, la proposta economica della società. Grazie a un lungo elenco di rimostranze dei componenti del gruppo di minoranza "Obiettivo Ploaghe", il consiglio comunale ha deciso così all'unanimità di accogliere le obiezioni fornite dall'opposizione e di rimandare la decisione ad una ulteriore seduta a settembre. Nel dibattito del prossimo mese verranno richieste alla I.V.P.C. Power 7 Srl maggiori informazioni sull'ampliamento del parco e, soprattutto, sarà consentito anche ai cittadini di intervenire sul tema. Un risultato importante, ottenuto anche grazie alla presenza in aula di diversi cittadini che hanno assistito al dibattito, fra cui numerosi attivisti di Irs guidati dal loro leader Gavino Sale.
Il parco di Monte Ledda, il cui valore arriva a 20 milioni, comprende attualmente 26 turbine eoliche per una potenza di un megawatt ciascuna. L'impianto frutta ogni anno 74mila euro al Comune per cui non risulta una specifica destinazione d’uso in quanto finanzia indistintamente il bilancio comunale. Ed è proprio su questo punto che l'opposizione, con il sostegno dell'Irs, si dichiara pronta alla battaglia, ricordando l'enorme sproporzione tra i guadagni che gli impianti fruttano alle aziende e i benefici ricadenti sulla comunità. Inoltre, nel 2008 il parco era stato sequestrato in seguito all'inchiesta "Via col vento" condotta dalla Guardia di Finanza di Avellino che aveva coinvolto nelle indagini quattro persone. Da quel momento il parco è sotto i sigilli della magistratura, con facoltà d’uso affidate al custode giudiziario che lo mantiene in funzione. Un elemento in più che ha attirato i dubbi dell'opposizione. La partita però non è chiusa: se ne riparlerà tra poco meno di un mese.
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