Legambiente Sardegna: importante combattere la pratica della pesca a strascico illegale

Legambiente Sardegna ha presentato le Osservazioni in merito alla proposta di legge n.38 del Consiglio Regionale della Sardegna: “Protezione e valorizzazione della fascia costiera e dei litorali della Regione tramite posizionamento di ostacoli dissuasivi artificiali”.

Legambiente Sardegna condivide la necessità di combattere la pratica della pesca a strascico illegale e la desertificazione del mare. Sullo strascico, si ricorda che le norme lo consentono teoricamente oltre le 3 miglia dalla costa o oltre i 50 metri di fondo, e si ritiene che le deroghe attualmente concesse andrebbero eliminate o riviste tenendo ferma una distanza minima dalla costa di almeno 1.5/2 miglia.
Il regime di deroga infatti, attuato con lo scopo di favorire le attività dei pescatori, non è compatibile con la lenta e progressiva desertificazione del mare e dei fondali di tutto il Mediterraneo che, a lungo andare, diminuisce la biomassa e quindi il frutto delle attività di pesca.
Tutto ciò premesso, le scogliere sommerse impiegate nel modo opportuno possono senza dubbio contribuire a rallentare il fenomeno, e a migliorare la situazione locale, in termini di biodiversità e di biomassa prodotta.
Si sottolinea inoltre che per la protezione dei litorali dai processi erosivi, che l'attuale cambiamento climatico sta accentuando, è urgente avviare una efficace azione di salvaguardia e restauro dei posidonieti sardi, oggi in forte stress, anche con azioni urgenti di reimpianto. Una abbondante letteratura scientifica sottolinea come un posidonieto in buona salute, oltre a favorire la biodiversità, consumare CO2 e produrre ossigeno, è la migliore barriera naturale contro l'erosione litoranea.
Si ritiene che il posizionamento di piccole isole di massi poste ad arcipelago (distanza tra loro di non oltre 50/100 metri) nei fondali marini posti tra il limite inferiore delle praterie a posidonia e l'inizio dei fondi a coralligeno (circa da 20/40 metri a circa 60/80), che sono, di norma, biologicamente poveri (fondi sabbiosi a detritico costiero, fondi a maerl, ...) possa avere effetti benefici sull'insediamento di molte specie marine, comprese specie di interesse economico.
È necessario garantire che l’intervento non modifichi l’habitat né l’equilibrio del regime idrodinamico e di stabilità del litorale. Per gli interventi deve essere quindi verificato l’impatto ambientale.
Si ritiene che l’intervento andrebbe limitato all’utilizzo di soli conci di roccia derivanti da contesti del litorale affacciantesi sul tratto di mare in oggetto o, al più, coerenti con il substrato del fondale (per non introdurre distorsioni nei sistemi degli habitat presenti), escludendo in maniera categorica l’utilizzo di manufatti in cemento armato.
Va prevista la totale esclusione delle zone a mare delle aree SIC/ZSC e ZPS, nonché delle aree Parco e Aree Marine protette.
La procedura autorizzativa degli impianti di molluschicoltura deve rimanere invariata anche nelle zone oggetto di intervento.
In relazione all’articolo 4, Comma 4 “...le previsioni atte ad implementare l’attività dei porti, porticcioli e bocche a mare e loro opere foranee [...] atte a fornire una valida alternativa all’approdo d carico di apposita chiatta...” si sottolinea che in ogni caso si gli interventi non devono prevedere la realizzazione di nuove opere nei porti, porticcioli e bocche a mare e loro opere foranee.
Gli studi effettuati dalla RAS sulla inondabilità costiera, facenti parte integrante del PGRA, suggeriscono che vadano fatte opportune valutazioni sull'impedimento al deflusso dei sedimenti trasportati dai corsi d'acqua in piena al fine di non ridurne la capacità di allontanamento, ovvero, si ritiene rilevante l'impedimento della costituzione di barriere nei fondali prospicienti le foci dei corsi d'acqua.
Gli elementi costitutivi delle barriere vanno calati ed adagiati sul fondo in modo razionale, dopo apposito rilievo e progetto, e non gettati direttamente dalla chiatta.
Il materiale utilizzato deve essere accuratamente selezionato ed eventualmente trattato per evitare la presenza di ogni tipo di sostanza estranea derivante da eventuali processi in cava o altro.
Infine, visto il limitatissimo impatto quantitativo dello smaltimento in mare dei residui di cava sul volume complessivo degli sfridi disponibili, è auspicabile l’incentivazione alla trasformazione, soprattutto di basalti e calcari, in graniglie per uso civile secondo il paradigma dell’economia circolare.
È infatti importante sottolineare che nel Rapporto Cave 2021 di Legambiente, tra gli obiettivi più importanti si manifesta la necessità di “facilitare il recupero, riciclo e riutilizzo in edilizia di rifiuti provenienti da tutti i settori e garantire sbocchi di mercato a questi materiali. La strada è tracciata, anche qui, da norme europee che individuano il percorso per trasformare rifiuti in materie prime seconde, come definite dalla direttiva 2008/98/CE su end of waste.”
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