Crisi afghana, il Comune di Porto Torres disponibile ad accogliere i collaboratori dell'esercito

Il Comune di Porto Torres è disponibile ad accogliere i collaboratori del contingente militare a Kabul che sono dovuti scappare dall'Afghanistan dopo la presa di potere da parte dei Talebani. La Giunta comunale ha aderito ieri all'invito di Anci (l'Associazione nazionale dei comuni italiani) che aveva dato la disponibilità al governo ad accogliere questi profughi attraverso la reta nazionale del Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI). In città potrebbero arrivare dai 5 ai 10 cittadini afghani: si tratta di persone, o loro familiari, scappate dall'Afghanistan per il timore di ritorsioni per la collaborazione con l'Esercito italiano.

Nei giorni scorsi il sindaco di Prato, Matteo Biffoni, aveva scritto al Governo in qualità di delegato Anci all'immigrazione: "Con il consueto senso di responsabilità, i Comuni sono pronti a collaborare con il Governo per quanto si renda necessario al fine di garantire percorsi di integrazione pieni e duraturi per i collaboratori afgani e per le loro famiglie. Non va dimenticato che si tratta di famiglie, spesso con minori, per i quali è necessario garantire percorsi permanenti di piena integrazione nel nostro contesto sociale, non solo di carattere alloggiativo, ma anche linguistico, lavorativo e scolastico: interventi che i Comuni potranno garantire al meglio, senza contraccolpi sui territori, solo se inquadrati nella rete SAI".

La Giunta turritana ha aderito a questa iniziativa per senso di solidarietà verso persone altrimenti condannate a morte certa: "È il nostro piccolo contributo a una crisi che sta tenendo il mondo col fiato sospeso con pesanti ricadute umanitarie - dichiara il sindaco Massimo Mulas - e riteniamo che il SAI di Porto Torres sia una struttura idonea ad accogliere chi ha dovuto affrontare questa drammatica fuga dalla propria patria".

Il Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) è stato istituito dalla legge n. 189/2002 ed è costituito dalla rete degli enti locali che – per la realizzazione di progetti di accoglienza di migranti forzati – accedono volontariamente, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. La rete conta su un’ampia esperienza pregressa, a partire dal 2015, in particolare nel reinsediamento di collaboratori del contingente militare italiano in scenari di guerra.



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