Copagri Sardegna: "Basta con le posizioni di chiusura del consorzio di tutela del pecorino romano"

“Apprendiamo dalla stampa – dichiara Pietro Tandeddu, responsabile nazionale per Copagri del comparto ovicaprino – che il Consorzio di tutela del pecorino romano ha convocato l’assemblea dei soci per il giorno 9 dicembre per discutere delle modifiche da apportare al disciplinare di produzione della DOP. Di modifiche al disciplinare si era parlato nel corso degli incontri istituzionali seguiti alle lotte dei pastori del febbraio 2019; per quanto ci riguarda, avevamo posto contestualmente anche la necessità di modifiche allo statuto con il fine di aprire il consorzio alla partecipazione degli allevatori senza le attuali barriere all’ingresso, assolutamente sproporzionate rispetto a soggetti di diversa dimensione economica, e definire un diverso sistema di attribuzione del voto. In data 25 marzo 2019, tra qualche mese faranno 3 anni, abbiamo inviato, come Copagri,  al capo di gabinetto del ministro di allora e al presidente del Consorzio di tutela, le nostre proposte su disciplinare e statuto e, più in generale,  sulle politiche da adottarsi per lo sviluppo complessivo del comparto. Lo statuto è stato modificato dall’assemblea del Consorzio il 2 ottobre 2020 senza recepire alcuna nostra proposta. Delle intenzioni di modificare il disciplinare abbiamo avuto notizia a gennaio 2020. Non siamo riusciti in alcun modo a ottenere copia delle modifiche proposte dal Consorzio, modifiche che parrebbe siano orientate a precisare la provenienza del caglio e il sistema di rottura delle cagliate. Nulla che sia indirizzato a modifiche strutturali rivolte a dare un diverso destino al formaggio. Le nostre proposte erano e sono volte a:
1. Stabilire che il formaggio vada prodotto solo con latte proveniente da razze autoctone, come richiesto già nel 2019: non solo la razza sarda, come qualcuno inopinatamente propone, ma anche vissana, sopravvissana, maremmana e quadricorna visto che il romano si produce, oltre che in Sardegna, nel Lazio e in provincia di Grosseto;
2. Introdurre, accanto alla tipologia del formaggio “da grattugia”,  la tipologia “ pecorino romano da tavola” a basso contenuto di sale ( massimo 3%) da rendere evidente in etichetta;
3. Una distinzione tra i periodi di stagionatura certificandoli  al consumatore;
4. Stabilire, per le aziende che conferiscono latte da destinare alla produzione di pecorino romano un rapporto capo per ettaro tale da limitare al massimo l’apporto di prodotti esterni per l’alimentazione. “
“Tutti d’accordo che il pecorino romano non sia più da considerare una commodity - prosegue Ignazio Cirronis, presidente regionale di Copagri Sardegna –. Il suo destino è legato all’allargamento del mercato,  al suo miglioramento qualitativo, alla diversificazione produttiva, anche interna. Sappiamo che alcuni imprenditori illuminati della cooperazione si stanno misurando con le produzioni a basso tenore di sale, con stagionature lunghe, con le produzioni “ di montagna “ promosse da una legge nazionale e oggi da una norma regionale, con le produzioni a latte crudo, già possibili con il disciplinare vigente, ma tutto questo deve essere accompagnato da adeguate garanzie da offrire al consumatore attraverso apposita etichettatura.
Per queste ragioni esigiamo che il consorzio non si chiuda a riccio, ma si apra il confronto con le rappresentanze della produzione che non possono essere tenute ai margini dell’attività del consorzio perché dalle crisi cicliche del comparto si esce definitivamente con un lavoro di squadra che soddisfi le oneste aspettative degli industriali trasformatori, ma garantisca, a mezzo delle azioni condivise da tutta la filiera, una più equa ripartizione del valore tra le diverse componenti della stessa. E rivendichiamo, per l’ennesima volta, verso il governo, la ricostituzione del Tavolo nazionale di Filiera e, verso la Regione, la riapertura del Tavolo regionale di comparto.”


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