Gli studenti dell’artistico protagonisti della battaglia per il parco del Carmine e degli angioyani

Sassari. L’atmosfera è quella di una giornata speciale al Liceo Artistico Figari di Sassari. Finalmente si torna a realizzare progetti e a popolare l’aula magna rimasta deserta negli ultimi due anni e mezzo a causa della pandemia. Convocati di buon mattino, i ragazzi delle prime classi hanno incontrato ieri gli esponenti dell’associazione Sa Domo de Totus, che nei giorni scorsi avevano ripulito la porzione accessibile al pubblico dell’area verde adiacente al residuo dell’ex orto botanico, e avevano installato un totem in memoria degli otto rivoluzionari sardi giustiziati dopo la sconfitta dell’insurrezione antimonarchica e antifeudale.
«Tutti sappiamo che in occasione di Sa Die de sa Sardigna non si fa scuola, ma quasi nessuno studente conosce il perché» – spiega ai ragazzi Franco Puddori, docente del liceo e organizzatore del progetto – «l’accesso alla cultura deve partire da dove abitiamo e noi abbiamo la fortuna di lavorare e studiare in un luogo ricco di storia che però è andata sbiadendo nel tempo. Passiamo di fronte tutte le mattine a posti che hanno cambiato la storia di Sassari e della Sardegna e non lo sappiamo».
Rivalutare gli spazi cittadini, specialmente quelli degradati e abbandonati e restituirli a nuova vita rappresenta uno degli obiettivi di Sa Domo: «una realtà civile esiste solo quando è cosciente di sé, di cosa è stata e di cosa può diventare» – spiega Francesca Solinas, presidente dell’associazione – «il nostro fine ultimo consiste proprio nella ricomposizione della comunità, anche grazie al lavoro di quei comitati che hanno salvato una parte dell’area dell’ex orto botanico dal cemento e di chi ne ha sottratto la storia all’oblio».

Non ha trattenuto l’emozione Giuseppe Losito, 82 anni, del Comitato Ambiente Sassari, con all’attivo decenni di attivismo per il verde e il recupero della memoria storica dell’area: «questo è il quartiere della cultura che ha dato i natali a tanti artisti e intellettuali e dobbiamo salvare e valorizzare l’ultimo lembo di verde e la memoria dei martiri che si sono battuti e sono stati impiccati per la libertà e per salvare dai tiranni la nostra città».
Piero Atzori, avvalendosi di mappe storiche e di immagini tratte da Google earth, ha rapito l’attenzione di studenti e docenti, ricostruendo la storia del Convento del Carmine con i suoi frati scalzi poverissimi che vivevano trafficando sottobanco tabacco, delle vigne e delle coltivazioni che sorgevano dove oggi si innalzano palazzine, stazionano auto parcheggiate e dove un viceré fece innalzare le forche ordinarie di Sassari, in posizione ben visibile dalla città, in modo da incutere timore ai possibili delinquenti o ai ribelli. I corpi dei giustiziati venivano generalmente seppelliti nel cimitero degli appiccati, ma nel caso dei repubblicani sardi si fece eccezione, perché «i loro corpi vennero inceneriti al fine di cancellarne la memoria. Addirittura il primo dei martiri angioyani, Fadda, impiccato vicino al teatro civico, fu poi squartato con una pratica ormai caduta in disuso» – racconta Atzori, autore del libro “Sassari, il Carmine e gli angioyani” – «questo al fine di incutere nei sassaresi un sacro terrore di manifestare qualunque istanza di ribellione».

All’architetto Andrea Faedda è toccata la pars costruens dell’iniziativa, anche avvalendosi di documentazione relativa a città europee che valorizzano le aree verdi e la loro storia: «i cittadini hanno bisogno del verde, noi ricerchiamo spontaneamente la natura e in molte città europee le aree verdi rappresentano corridoi comunicanti curati da artisti e architetti a cui le istituzioni danno ampio spazio». Ma il confronto diventa anche l’occasione per una riflessione sul ruolo civile del creativo, proprio nella fucina dove gli artisti del futuro si stanno formando: «non dobbiamo aspettare i tempi della politica, in molti casi sono proprio gli artisti che lanciano i processi di innovazione urbanistica e architettonica, anche grazie alla loro naturale capacità di sconfinare e provocare», conclude Faedda invitando apertamente gli studenti a diventare protagonisti del cambiamento della loro città.
La mattinata si conclude in esterna, nell’area ripulita da Sa Domo in occasione di Sa Die e davanti al totem innalzato in memoria di eroi d’altri tempi che la città ricorda dopo trecento anni di oblio.
Il progetto, conclude prof. Puddori, «è solo all’inizio, perché nostra ferma intenzione è quella di lanciare una gara di idee tra i ragazzi perché possano realizzare opere capaci di valorizzare e restituire senso a queste aree e a tutto il quartiere, sperando di poter vedere presto i 4mila metri quadri dell’ex orto botanico accessibili alle nuove generazioni di studenti e a tutta la cittadinanza».

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