"Il Bandolo della Matassa": mostra del sassarese Marco Ceraglia al Temporary Storing di Cagliari

Sassari. «Mi interessano le vite, mi interessano le vite degli altri. Che poi, alla lunga (e non è una diminuzione) si somigliano tutte, almeno nei tratti essenziali, e, contemporaneamente, tutte sono originali e uniche». Così Marco Ceraglia racconta le premesse da cui nasce “Il Bandolo della Matassa”. Un progetto fotografico ambizioso e di ampio respiro, in cui l’artista sassarese ha coinvolto quaranta persone disposte a svelare una parte importante di sé attraverso uno scritto, e a dipanare, di fronte all’obiettivo discreto e partecipe della macchina fotografica, almeno un tratto del gomitolo ingarbugliato e affascinante che è la vita di ognuno.

Adesso quelle quaranta storie raccolte dall’artista sassarese si offrono per la prima volta allo sguardo del pubblico nella mostra intitolata appunto “Il Bandolo della Matassa”, che sarà inaugurata mercoledì 20 luglio alle 18 nel Temporary Storing di Fondazione Bartoli Felter in via XXIX Novembre a Cagliari, dove resterà fino al 12 settembre (orari: dalle 17 alle 20). A presentarla sarà Alessandra Menesini; sua anche l’introduzione del volume fotografico che segnerà un ulteriore sviluppo del progetto e sarà pubblicato grazie a una campagna di crowdfunding già attiva su Eppela. La personale allestita al Temporary Storing si compone di ottanta fotografie (due per soggetto), accompagnate da quaranta testi e collegate idealmente da un filo rosso di lana, il bandolo della matassa, refrain concreto e materico che ritorna in ciascuno degli scatti come simbolo del dipanarsi di pensieri, gioie, malinconie da condividere con gli altri.

La condivisione è infatti il significato principale del progetto e della mostra. Ma non si tratta di una condivisione superficiale, distratta, come quella dei social. La ricerca fotografica di Marco Ceraglia è da sempre tesa a creare relazioni, ad annodare legami tra individui per fare scaturire un senso più ampio di comunità, come già nei suoi lavori precedenti, uno su tutti il grande ritratto collettivo del 2018, che racchiudeva in una sola immagine i quasi seicento abitanti del paesino di Banari (SS), e poneva l’accento sulla necessità di preservare le piccole comunità.

La condivisione espressa nel “Bandolo della Matassa”, dice l’artista, «la chiamo “condivisione vera” perché quaranta persone - venti donne e venti uomini- scelgono di esprimere con un racconto scritto di proprio pugno, una scelta, un vissuto, un dolore o una gioia, un dubbio, un bandolo insomma, trovato, risolto o meno, e poi di posare per realizzare un proprio ritratto attraverso il quale con un altro linguaggio – quello fotografico- riassumerlo iconicamente». Un atto sociale che non ha niente a che vedere con la pervasività del termine “social”, «per me “sociale” vuol dire l'altro, gli altri, quelli all'infuori di me, che posso vedere con gli occhi, toccare con le mani ascoltare con le orecchie» spiega Ceraglia.

La mostra allestita nella Fondazione Bartoli Felter è una prima, importante restituzione del progetto e segna l’inizio di una condivisione con il pubblico. Ma “Il Bandolo della Matassa” non si ferma qui. Diventerà, infatti, anche un volume fotografico che porterà in copertina una piccola matassa di lana, di cui un capo entra fisicamente tra le pagine del libro attraversandolo e costringendo l'osservatore a darsi un tempo con una cura e a una attenzione che ormai ci si concede di rado.

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