la protesta

Un pensatoio per gli artisti di Sassari
nell' ex questura ancora occupata

Pittori, attori, fotografi dormono nell'edificio di Corso Angioy dal 26 maggio
di Valentina Guido
I portavoce del movimento durante la conferenza stampa (foto: SassariNotizie.com)
I portavoce del movimento durante la conferenza stampa (foto: SassariNotizie.com)
SASSARI. Non vogliono semplicemente uno spazio espositivo ma un laboratorio, una bottega in cui poter pensare per poi creare il prodotto finito: che si tratti di un’opera teatrale, di un dipinto, di videoarte, oppure di attività sociali e d’informazione alternativa. Parlano gli occupanti dell’ex questura di Sassari, che dal 26 maggio si sono stabiliti nei locali ormai vuoti e inutilizzati dell’edificio di Corso Angioy. Stamattina hanno convocato i giornalisti nell’ex sala passaporti, per comunicare che loro andranno avanti, e quando tra qualche ora si sapranno i nomi dei nuovi inquilini di Palazzo Ducale e Palazzo Sciuti, auspicano un interessamento da parte delle istituzioni per colmare un vuoto che in città si fa sentire.

Le associazioni che hanno aderito. «Non abbiamo agito durante la campagna elettorale volutamente- spiegano i portavoce del movimento “Forze disarmarti" - è stato un caso: a un certo punto, non ne potevamo più e la bolla è esplosa». Difficile dire quanti siano, dato che non lo sanno nemmeno loro. Al momento, le associazioni che hanno aderito ufficialmente alla rivendicazione sono 13: Associazione Marco Magnani, Ouroboros, Meridiano Zero, Acuvacamus, Theatre en Vol, Città di Ar, Movimento omosessuale sardo, Arché, Iskida, Trittico ironico, Quoelèt, Gioia e rivoluzione, libreria Odradek.

Denunciati alla Procura della Repubblica.
L’immobile è di proprietà della Provincia e il dirigente del settore Patrimonio ha comunicato il fatto alla Procura che ha aperto un fascicolo contro ignoti. «Ce lo aspettavamo, è un atto dovuto. E se siamo disposti a rischiare una denuncia, immaginate quanto siamo esasperati», spiegano Luca Usai dell’associazione Archè e Giovanni Campus di Theatre en vol, che non era tra gli occupanti della prima ora, ma si è lasciato coinvolgere in un secondo momento. Chi crede di riconoscersi nella filosofia di questi artisti, infatti, può unirsi alla protesta, purché sia chiaro che «questa non è una saletta dove si beve e si fuma, qui si lavora».

Mercoledì la prima uscita pubblica. Infatti gli artisti sono già in fase creativa e mercoledì ai giardini pubblici di corso Margherita di Savoia, durante il "Giardino della solidarietà", incontreranno per la prima volta la città: porteranno fuori le opere che hanno realizzato negli stanzoni dell’ex questura e organizzeranno un concerto, in attesa della performance dell’artista multimediale Leonardo Boscani, il vero ispiratore del movimento. Raccoglierà e riprenderà le testimonianze di persone che hanno subito fermi di polizia tra il 1968 e il 1980, quindi proietterà pubblicamente le videointerviste. Il quando è ancora un segreto.

Il padiglione Isola, l'ex Astra e il mattatoio. La scelta dell'ex questura è simbolica perché "questo era il luogo della repressione, per noi invece è uno spazio di confronto". Gli artisti fanno capire che un edificio come quello occupato andrebbe bene, ma anche il padiglione I.S.O.L.A. l'ex Astra e il mattatoio, da tempo inutilizzati, mentre il museo Masedu di via Pascoli, ipotizzato dalla Provincia, non sembra adatto allo scopo dato che, secondo gli occupanti, servirebbero circa 700 metri quadri.
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