Chimica verde a Porto Torres, i dubbi del Gruppo d'intervento giuridico

 (foto: SassariNotizie.com)
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PORTO TORRES. Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, con la collaborazione dell’Associazione Medici per l’Ambiente e con l’Ordine dei Medici di Sassari, hanno inoltrato oggi alcune osservazioni” riguardo il Progetto Polo Verde – Fase I. Impianti per la produzione di monomeri ed oli lubrificanti, biodegradabili, da oli vegetali naturali” a Porto Torres.

Il progetto – che rientra nel protocollo d’intesa Stato – Regione – gruppo ENI – gruppo Novamont sulla c.d. Chimica Verde stipulato il 26 maggio 2011 – prevede la realizzazione di un nuovo stabilimento per la produzione di derivati di oli vegetali naturali non modificati, comprendente un impianto di produzione di monomeri biodegradabili e un impianto di produzione di oli lubrificanti biodegradabili da materie prime derivate da fonti rinnovabili, funzionalmente integrati e aventi capacità produttiva rispettivamente di 40.000 tonnellate/anno di monomeri biodegradabili e di 30.000 tonnellate/anno di oli lubrificanti biodegradabili.


Secondo Grig «il progetto presentato dalla Matrìca s.p.a. relativo alla Fase I della realizzazione del “Polo della Chimica Verde” riguardante gli impianti per la produzione di monomeri e oli lubrificanti, biodegradabili, da oli vegetali naturali presenta alcune articolazioni non del tutto coerenti, quando non in evidente contraddizione, con gli enunciati del protocollo di Intesa sulla Chimica Verde. Infatti, tra l’altro, si prevede un combustore rigenerativo e una centrale termica. La creazione di una centrale a biomasse da 40 MWe è oltremodo sovradimensionata. Gli studi effettuati dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Sassari e dall’Ente Foreste prevedono per l’intera Isola una disponibilità di biomassa naturale, su 800.000 ettari di territorio boscato e con macchia, di circa 300.000 tonnellate annue che, con un potere calorifico medio di 3500 Kcal/Kg, basterebbero al raggiungimento di una produzione di potenza di 20 MWe».


L'associazione sottolinea inoltre come «la normativa italiana (art. 17 del decreto legislativo n. 387/2003, decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i., decreto legislativo n. 28/2001), non conforme alla normativa europea e quindi sotto procedura di infrazione, assimila la parte non biodegradabile dei rifiuti solidi urbani alle biomasse per la combustione in impianti di produzione di energia elettrica, così da accedere all’acquisto a tariffe incentivate (circa il doppio del prezzo corrente) attraverso i meccanismi del CIP6 ed i certificati verdi. Tale elemento, assieme al sovradimensionamento dell’impianto, fa intravedere il rischio che la megastruttura possa essere adibita ad incenerimento di rifiuti solidi urbani, anche extra-regionali».


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E’ evidente che la creazione di un nuovo polo energetico a combustione nelle vicinanze di quello a elevata potenza – continua ancora la nota diffusa dal Grig -, di proprietà di E.ON (640 MWe da carbone, 320 MWe da olio combustibile e 80 MWe da gasolio), sempre a combustione di fossili, peggiorerebbe in termini di emissioni e di produzioni di ceneri tossiche le condizioni sanitarie già precarie del territorio di Porto Torres, caratterizzato da dati epidemiologici allarmanti riguardo alle patologie tumorali (anche della prima infanzia e dell’adolescenza) e cronico-degenerative. Secondo lo studio di impatto ambientale, in termini di emissioni questo impianto di “chimica verde” produrrebbe 32,4 t/anno di NOx, 4,2 t/anno di COV, 16,6 t/anno di CO, 10,3 t/anno “Polveri” e 5,4 T/anno di SO2. E’ sintomo di scarsa attenzione ai parametri della qualità dell’aria considerare le “polveri” e non le loro frazioni (PM 10, PM 2,5 e tanto meno PM 0,1, UF e nano particelle); queste carenze sono presenti anche nella rete dei sistemi di monitoraggio nel territorio della Provincia e dell’intera Isola. Dal 6 novembre 2008 il sistema di monitoraggio della qualità dell’aria della Provincia di Sassari è sotto il controllo dall’ARPAS; a tutt’oggi i valori di riferimento presi in considerazione non rispondono alla seconda fase attuativa temporale del D.M n. 60/2002, e tanto meno a quelle del nuovo DLg 13 agosto 2010; il valore del PM 2,5, elemento centrale della normativa più recente, non viene preso in considerazione. Nel protocollo di intesa e nelle dichiarazioni di presentazione dovrebbe esser presente un forte legame con la filiera agricola locale, consistente nella produzione di amido e di una qualche varietà di cardo per ricavarne olio vegetale e biomassa per la centrale. Se tutto ciò fosse prodotto in Sardegna, sarebbero impegnate enormi estensioni di terreno: 8-10.000 ettari di mais, 230.000 ettari circa di cardo; ciò equivale a più di tutta la superficie attualmente impegnata in Sardegna dalle colture in atto. Il dubbio che possano essere impiegati in maniera estensiva OGM, fertilizzanti chimici, pesticidi ed altri composti chimici per l'agricoltura di cui si conosce il potenziale nocumento per la salute, genera preoccupazione dal punto di vista sanitario. Inoltre, il progetto Matrica s.p.a. è in conflitto con un altro proposto da Powercrop s.r.l. (vds. deliberazione Giunta regionale n. 6/31 del 12 febbraio 2010) nel sito industriale di Macchiareddu (Assemini) per il quale è previsto un inceneritore a biomasse da 50 MWe diviso tra una linea a biomassa solida ed una a olio combustibile di origine vegetale.
Insomma, poca chiarezza per finalità così rilevanti».
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