Legge "Bavaglio" approvata in commissione giustizia

Intercettazioni: carcere ai giornalisti
Cassata la norma "ammazza blog"

«Si rischia il black out della libera informazione»
di Francesco Bellu
 (foto: Wikimedia Commons)
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SASSARI. I nove hanno deciso. La commissione Giustizia alla Camera ha dato il via libera agli emendamenti proposti dal Pdl sulle intercettazioni e suonano come una mannaia implacabile. È previsto infatti il carcere per i giornalisti che pubblicheranno dialoghi ritenuti "irrilevanti" e viene vietata la pubblicazione delle intercettazioni sino alla cosiddetta udienza filtro in cui magistrati e legali della difesa valuteranno le trascrizioni telefoniche utili per il processo. Uno strappo consumato in commissione a colpi di maggioranza che ha provocato le dimissioni della sua presidente Giulia Bongiorno (Fli) che era stata la relatrice del testo precedente.

Nella bozza portata avanti dalla Bongiorno era infatti possibile poter pubblicare "nel contenuto" i discorsi prima dell'udienza filtro, ora questo non sarà più possibile: «Non mi riconosco in questo testo e trovo inaccettabile che sia bastato uno schioccar di dita del premier per mandare in fumo due anni e mezzo di lavoro per cercare un accordo» - taglia corto in una dichiarazione a Repubblica.it - «Con questa modifica, tutte le intercettazioni che nel corso del tempo verranno conosciute anche dalla difesa, non solo non potranno essere pubblicate nel testo, e questo va bene, ma non se ne potrà nemmeno dare notizia. Ora c'è un serio rischio di black out».

Torna anche la galera per i giornalisti. L'emendamento porta la firma di Manlio Contento del Pdl e prevede una pena da 6 mesi a tre anni di reclusione non solo per chi pubblica intercettazioni destinate a essere cestinate ma anche quelle che il giudice giudica "irrilevanti" ai fini del dibattimento in aula. È stato invece raggiunto un accordo per la cosiddetta norma "ammazza blog": l'obbligo di rettifica entro le 48 ore rimane valido solo per le testate giornalistiche online registrate e non più per i siti amatoriali. Giorni fa la versione italiana di Wikipedia, la nota enciclopedia in rete, si era autosospesa per protesta, perché considerava questa norma inaccettabile. «Siamo contenti che sia stato ritirato l'emendamento - scrive in una nota l'Associazione nazionale stampa online (Anso) - Era sicuramente la cosa più saggia da fare: Internet ha molte anime che coesistono e hanno una loro fisiologia. Blog, siti, portali e anche testate online fanno parte del mondo digitale ma hanno ciascuno la propria peculiarità. Le differenze non sono una minaccia, devono essere rispettate. È corretto che le realtà diverse da testate registrate non subiscano i vincoli che la legge impone alle pubblicazioni editoriali. Il diritto di rettifica rientra nell’ambito delle testate giornalistiche».

Certo non tutti i dubbi sul ddl sono stati chiariti, sottolinea ancora l'Anso, «Resta ancora da capire se per le testate online l’obbligo della rettifica sarà aggravato dalla impossibilità di commento e se la sanzione amministrativa per la mancata, o non corretta, rettifica resterà a cinque cifre. Una somma "assurda" per gli editori di informazione locale su Internet, che non hanno lo stesso tipo di ‘economie’ delle testate nazionali, digitali e non digitali». Insomma se è un bene che si sia evitato il bavaglio alla rete, restano ancora insolute le discrepanze tra stampa cartacea e online: «Abbiamo solo doveri davanti allo Stato, ma non diritti», puntualizza. Per questo l'Anso chiede l'apertura di un tavolo di discussione serio con le istituzioni.

Nel frattempo il ddl ora è nelle mani di un nuovo relatore, il capogruppo del Pdl Enrico Costa, con le opposizioni sulle barricate che sintetizzano il loro dissenso in maniera decisa. Se il Pd non esclude il ricorso alla corte di Giustizia europea, Udc e Fli parlano di condizioni impossibili per poter proseguire il dialogo con il Governo, mentre l'Idv sottolinea come il ddl sia uno schiaffo alla libertà di stampa. Fuori dai palazzi del Potere la piazza è agitata. il comitato per la libertà e il diritto all'informazione ha organizzato un sit-in al Pantheon in vista di una manifestazione nazionale. C'è anche chi parla nel caso più estremo di ricorrere anche ad un referendum.

La Fnsi sindacato dei giornalisti per bocca del suo segretario Franco Siddi, in riferimento al carcere per i giornalisti ha dichiarato che «oggi più che mai il giornalismo è un baluardo per la libertà».

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