Cinquant'anni di politica linguistica
Un convegno ne ripercorre le tappe
di Francesco Bellu
SASSARI. L'Istituto Camillo Bellieni organizza questa domenica al villino Ricci un convegno-dibattito sul tema della politica linguistica in Sardegna dal titolo “Chimbant’annos". L'inizio e previsto per le 9,30 e interverranno l’assessore regionale alla Cultura Sergio Milia, il suo omologo in Provincia, Bruno Farina; Antonio Canalis, attuale segretario del Premio “Ozieri”, arrivato alla 55ª edizione; il parlamentare regionale sardista Efisio Planetta, già consigliere all’epoca della presidenza di Mario Melis, Mario Carboni, tra i più attivi esponenti, negli anni Settanta, del movimento che promosse la legge di iniziativa popolare sul bilinguismo, Antonietta Dettori, glottologa dell’Università di Cagliari, allieva del primo docente di Linguistica sarda, il bonorvese Antonio Sanna, Diego Corraine, editore di volumi e innovative riviste rigorosamente in lingua sarda, Michele Pinna, fondatore dell’Istituto Bellieni, Maria Antonietta Piga, direttrice dello Sportello Linguistico della Provincia di Nuoro; Alberto Contu, saggista, Francesco Casula, opinionista e componente dell’Osservatorio regionale della lingua sarda, più altri nomi di rilievo del mondo culturale sardo. Subito dopo le relazioni, sarà dato spazio alle testimonianze di insegnanti, scrittori, operatori e poeti.
Perché "Chimbant’annos". Cinquant’anni di politica linguistica, di battaglie, ma anche di illusioni e speranze. Tutto perché la lingua sarda esca da una condizione di subalternità e possa, al contrario, affiancarsi all’italiano con pari dignità istituzionale. L’obiettivo finale è sempre il bilinguismo perfetto. Ma cosa è stato fatto in tutti questi decenni? Non solo premi letterari o politiche in ambito culturale. Si pensi alla legge regionale 26 del 1997 o dalla legge 482 del 1999 approvata dal Parlamento in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione che prevede la tutela delle minoranze linguistiche. O agli sportelli linguistici sorti in moltissimi comuni sardi, che hanno conferito all’ambito della comunicazione (seppure circoscritta agli atti amministrativi) un carattere istituzionale, che si aggiunge al riconoscimento del sardo come lingua ufficiale della Regione stabilito nel 1997 con la legge 26 appena citata. È qualcosa, certamente, ma poco in confronto a quanto avviene nel resto d’Europa. Laddove esistono cospicue minoranze etniche, in Catalogna per esempio, la lingua (il catalano appunto) ha, da diversi anni, anche una dimensione universitaria.
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