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Cani e gatti? Sono come i beni di lusso
Le spese veterinarie nel redditometro

di Michele Spanu | Twitter: @MicheleSpanu84
 (foto: Wikimedia Commons, Ixitixel)
(foto: Wikimedia Commons, Ixitixel)

SASSARI. I cani e i gatti? Per il fisco italiano sono come i beni di lusso. L'Agenzia delle Entrate ha deciso infatti nei giorni scorsi di inserire tra le sette categorie del nuovo redditometro le spese veterinarie per gli amici a quattro zampe. La notizia ha immediatamente messo in guardia i tanti medici che si occupano di curare gli animali di affezione e da compagnia, che si sono scagliati contro il provvedimento definendolo incomprensibile. Andrea Sarria, presidente dell'ordine provinciale dei medici veterinari di Sassari e Olbia-Tempio, spiega il perché. "Gli animali in questo modo vengono considerati dal fisco un bene di lusso quando, in realtà, svolgono un vero e proprio ruolo sociale all’interno delle famiglie in cui vengono accolti, contribuendo in molti casi al benessere psicologico delle persone con cui vivono. Se devo pensare ai tantissimi pensionati che anche qui a Sassari hanno un animale da compagnia, penso che si tratti di una decisione veramente assurda. In primo luogo perché così non si colpiscono gli evasori: avere due cani non è sinonimo di ricchezza come avere due macchine. E poi perché in questo modo si incentiva la popolazione a non curare gli animali".

Per Sarria chi ha proposto il provvedimento probabilmente non ha mai messo piede in una studio veterinario. "Basta guardare per un quarto d'ora una sala d'attesa di un qualsiasi veterinario anche qui a Sassari - prosegue il presidente dell'ordine - per vedere chiaramente che chi bussa alla porta dell'ambulatorio non è assolutamente un riccone. Nei giorni scorsi ci siamo rivolti tutti insieme al governo per chiedere un passo indietro. Dal nostro punto di vista siamo delusi perché non veniamo mai coinvolto ogni volta che ci si interessa a temi che riguardano la nostra professione. Non solo. Lo Stato ha aumentato le tasse per i nostri clienti portando l'Iva ai massimi livelli storici (21%) sul cibo e sulle cure mediche degli animali da compagnia". In altre parole, non è questa la strada migliore per aiutare gli animali, e neanche per stanare gli evasori fiscali.



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