Eolico a Ozieri, «vogliamo garanzie»
Irs: «Basta saccheggiare le risorse»
di Alessandro Tedde
(foto: Ufficio stampa Enel green power)
OZIERI. Cosa ci guadagna la comunità da un parco eolico che produce milioni di euro l'anno? Quale sarà l'impatto ambientale di torri alte novanta metri? Sono solo alcune delle domande che lunedì hanno animato l'incontro di presentazione dell'impianto da 105 Megawatt che la società tedesca Kloss New Energy intende realizzare nel comune di Ozieri: 35 aerogeneratori da 3 Megawatt ciascuno ai margini della Piana di Chilivani.
Chi si aspettava una chiacchierata tranquilla in mezzo al ponte di Ognissanti per spiegare «i vantaggi» del progetto è rimasto deluso. Nel Centro culturale San Fransceso sono arrivati decine di attivisti di Irs e molti cittadini che hanno chiesto garanzie ambientali ed economiche a chi intende fare profitti con l'eolico. Numeri, cifre e dubbi che sono finiti nel rapporto del dirigente regionale del servizio Savi e che faranno parte del fascicolo per la valutazione di impatto ambientale. «Che garanzie abbiamo che tra vent'anni non ci tocchi pagare lo smantellamento dell'impianto?», ha chiesto un cittadino. «Ci sono delle fideiussioni bancarie che saranno versate prima dell'inizio dei lavori», hanno risposto i tecnici. Ma nessuno ha spiegato se quei soldi rimarranno anche in caso di fallimento della società e il clima ha cominciato a surriscaldarsi. Perché quello che è certo, ormai, è che il business del vento è molto redditizio per chi lo fa ma non altrettanto per chi "ospita" le pale in casa. Questione di numeri.
Facciamo due conti. Dall'impianto di Chilivani la Kloss ha dichiarato che produrrà 190 mila Megawatt all'anno di energia, cifra che si traduce in vendita di elettricità e certificati verdi (Cv). La prima vale 73,5 euro a Mw, i secondi 87,38 euro a Mw (prezzi medi Gse 2010). Dunque la Kloss può capitalizzare un guadagno annuo di circa 31 milioni di euro composto per il 55 per cento dal valore dei Cv (16,6 milioni), e il restante 45 per cento dal valore dell'energia elettrica (14 milioni). Per Ozieri le indiscrezioni parlano di oltre un milione di euro di royalties, ma ai Comuni che hanno stipulato gli accordi finora è toccata solo una percentuale sull'elettricità venduta, non su tutto l'utile del parco. La conferma arriva dai sindaci di Tula, Andrea Becca, e Florinas, Giovanna Sanna, che dicono di incassare quote variabili tra l'1,4 e l'1,8 per cento della produzione.
«Questo significa che alle comunità locali va meno dell'uno per cento dei guadagni – ha detto l'attivista di Indipendentzia, Simone Maulu -. È un saccheggio di risorse che non può andare avanti perché noi non siamo contrari all'eolico a priori ma chiediamo che i benefici di questa ricchezza abbiano una ricaduta proporzionata sui paesi che la producono». Irs ha sollevato il tema della proprietà delle risorse naturali perché «aria, acqua e vento sono beni pubblici che non possono generare profitti solo per pochi».
A nulla è valso il tentativo del sindaco Leonardo Ladu di sostenere la causa del parco: «L'emergenza – ha detto – è quella di sopravvivere allo spopolamento dei paesi e ai tagli delle risorse». Ma il discorso non ha convinto gran parte della platea, che pur comprendendo le sue preoccupazioni chiedeva più condivisione delle decisioni, più risorse e più garanzie. «Dobbiamo invertire questa distribuzione ingiusta dei guadagni per cui a pochi vanno i soldi e ai sardi restano le briciole – ha concluso Maulu – e Ozieri può essere un luogo di esempio per far ripartire tutta la Sardegna».
Chi si aspettava una chiacchierata tranquilla in mezzo al ponte di Ognissanti per spiegare «i vantaggi» del progetto è rimasto deluso. Nel Centro culturale San Fransceso sono arrivati decine di attivisti di Irs e molti cittadini che hanno chiesto garanzie ambientali ed economiche a chi intende fare profitti con l'eolico. Numeri, cifre e dubbi che sono finiti nel rapporto del dirigente regionale del servizio Savi e che faranno parte del fascicolo per la valutazione di impatto ambientale. «Che garanzie abbiamo che tra vent'anni non ci tocchi pagare lo smantellamento dell'impianto?», ha chiesto un cittadino. «Ci sono delle fideiussioni bancarie che saranno versate prima dell'inizio dei lavori», hanno risposto i tecnici. Ma nessuno ha spiegato se quei soldi rimarranno anche in caso di fallimento della società e il clima ha cominciato a surriscaldarsi. Perché quello che è certo, ormai, è che il business del vento è molto redditizio per chi lo fa ma non altrettanto per chi "ospita" le pale in casa. Questione di numeri.
Facciamo due conti. Dall'impianto di Chilivani la Kloss ha dichiarato che produrrà 190 mila Megawatt all'anno di energia, cifra che si traduce in vendita di elettricità e certificati verdi (Cv). La prima vale 73,5 euro a Mw, i secondi 87,38 euro a Mw (prezzi medi Gse 2010). Dunque la Kloss può capitalizzare un guadagno annuo di circa 31 milioni di euro composto per il 55 per cento dal valore dei Cv (16,6 milioni), e il restante 45 per cento dal valore dell'energia elettrica (14 milioni). Per Ozieri le indiscrezioni parlano di oltre un milione di euro di royalties, ma ai Comuni che hanno stipulato gli accordi finora è toccata solo una percentuale sull'elettricità venduta, non su tutto l'utile del parco. La conferma arriva dai sindaci di Tula, Andrea Becca, e Florinas, Giovanna Sanna, che dicono di incassare quote variabili tra l'1,4 e l'1,8 per cento della produzione.
«Questo significa che alle comunità locali va meno dell'uno per cento dei guadagni – ha detto l'attivista di Indipendentzia, Simone Maulu -. È un saccheggio di risorse che non può andare avanti perché noi non siamo contrari all'eolico a priori ma chiediamo che i benefici di questa ricchezza abbiano una ricaduta proporzionata sui paesi che la producono». Irs ha sollevato il tema della proprietà delle risorse naturali perché «aria, acqua e vento sono beni pubblici che non possono generare profitti solo per pochi».
A nulla è valso il tentativo del sindaco Leonardo Ladu di sostenere la causa del parco: «L'emergenza – ha detto – è quella di sopravvivere allo spopolamento dei paesi e ai tagli delle risorse». Ma il discorso non ha convinto gran parte della platea, che pur comprendendo le sue preoccupazioni chiedeva più condivisione delle decisioni, più risorse e più garanzie. «Dobbiamo invertire questa distribuzione ingiusta dei guadagni per cui a pochi vanno i soldi e ai sardi restano le briciole – ha concluso Maulu – e Ozieri può essere un luogo di esempio per far ripartire tutta la Sardegna».
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