Giovane albanese sequestrata per mesi
dal marito e dal cognato. Arrestati

La vicenda è stata scoperta grazie a un sms che la ragazza è riuscita a spedire a una suora in Albania
foto archivio (foto: archivio carabinieri)
foto archivio (foto: archivio carabinieri)
SASSARI. Una giovane albanese segregata e seviziata per mesi da suo marito. La storia è venuta alla luce a fine aprile, ma è stata resa pubblica soltanto adesso per motivi legati al procedimento penale in corso.

È il 21 aprile quando una suora della Caritas si presenta alla Stazione dei carabinieri di Nulvi: la donna ha ricevuto una mail da una religiosa residente in Albania. Nel messaggio c'era scritto che una giovane ragazza albanese era tenuta segregata in casa e sottoposta a violenze e minacce da parte di suo marito.
Dal messaggio si capisce che la ragazza è rinchiusa in una casa di Buddusò, che non comprende la lingua italiana e che le viene impedito di comunicare telefonicamente con chiunque, da quando i suoi aguzzini hanno scoperto il messaggio telefonico che ha inviato alla suora in Albania per implorare aiuto.

I carabinieri della Stazione di Nulvi avviano gli accertamenti.
Attraverso un interprete si stabilisce il contatto con la religiosa in Albania e si ottengono ulteriori dettagli sul luogo in cui la giovane donna potrebbe trovarsi.
Con la collaborazione dei colleghi della Compagnia di Ozieri, scattano immediati sopralluoghi, servizi di osservazione e controllo che consentono di localizzare la casa.
Alle 13 e 30 del 23 aprile, i militari fanno irruzione nell’abitazione a Buddusò. Dentro casa i carabinieri trovano P. M., albanese di 26 anni, e, chiusa a chiave in un piccolo vano, sua moglie, di diciannove anni. La giovane alla vista dei militari urla di gioia e, pronunciando più di una volta il nome della suora albanese, abbraccia i militari.

Tutti vengono condotti alla Compagnia di Valledoria, a cui fa capo quella di Nulvi che indaga.
Tramite l’interprete si acquisiscono le prime dichiarazioni della ragazza. I due si erano sposati da pochi mesi. Conferma il suo stato di segregazione e sofferenza. La giovane racconta con dovizia di particolari tutta la vicenda, dal matrimonio combinato in Albania al suo viaggio in Italia con la promessa di una vita migliore, sogno subito infranto dalla realtà della sua vita coniugale caratterizzata da violenze fisiche e psicologiche. Privata di qualsiasi libertà, viveva le sue giornate in casa dove subiva minacce e percosse.

Le indagini sono coordinate dal pubblico ministero Giovanni Porcheddu. Sono stati arrestati sia il marito sia il cognato della donna, 34 anni, anche lui albanese. Per lui le accuse sono quelle di concorso in sequestro di persona, maltrattamenti e lesioni personali.

Lunedì c'è stato l'incidente probatorio. La vittima è stata messa a confronto con i due indagati. Ora la donna è protetta in una località segreta, mentre i due aguzzini restano nella Casa circondariale di San Sebastiano.
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