Pesci piccoli in fuga dalle reti
Al mercato: «Non è un dramma»

Anche i ristoratori sono d'accordo con la normativa europea
di Valentina Guido
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. Se i pesci piccoli non rimarranno più intrappolati nelle reti da pesca, nessuno si strapperà i capelli, per lo meno al mercato civico di Sassari. La frittura mista di moscardini, trigliette, zerri, bianchetti e gamberetti mignon piace sicuramente, ma soprattutto nelle regioni bagnate dall'Adriatico.
Al Regolamento dell'Unione europea che allarga le maglie delle reti, l'Italia si è adeguata il 1° giugno, con 4 anni di ritardo, e come ha spiegato il ministro per le Politiche agricole Giancarlo Galan, al nostro Paese non saranno più concesse deroghe.

«Non è un dramma- spiega Antonio, che vende il pesce al mercato- è meglio far crescere i pesci piccoli, in modo da pescarli tra qualche anno, quando saranno grandi. Stanno distruggendo il mare: questa legge va bene, ma è tardi, andava fatta 30 anni fa».

È d'accordo il suo vicino di banco, che fa questo lavoro da 25 anni: «La minutaglia, commercialmente parlando, non serve a niente. I pesci troppo piccoli, come le sardine e le trigliette, sono da buttare appena arrivano. E poi non c'è niente da mangiare, sono pieni di spine e basta. Meglio lasciarli crescere». Del resto i commercianti al dettaglio, e anche i ristoratori, devono stare attenti, perché i controlli sono frequenti. «La forestale è venuta due giorni fa: è stato ispezionato tutto. Se trovano qualche pesce fuori misura, ne rispondiamo», dice Paolo, che ha la licenza dal '79. «Sono d'accordo anche io con questa legge- prosegue- Più che altro la minutaglia piace agli anziani, non solo per le fritture ma anche per le zuppette».

Forse sono proprio le persone di una certa età le più dispiaciute. Del resto al mercato giovani se ne vedono pochi. «Noi non siamo d'accordo: le trigliette in verde e i moscardini ci piacevano tanto. Non le troviamo più- affermano in coro Vincenzo e Alba- siamo pensionati, per noi è anche una questione economica, perché il pesce di taglia piccola costa meno. Le triglie grandi sono più care, più asciutte e meno saporite. L'aragosta la lasciamo ai ricchi».
Non tutti i consumatori però la pensano allo stesso modo. Maria Bernardette non può fare a meno di fare un confronto con i cuccioli delle altre specie: «Se uccidessimo tutti i piccoli, cosa succederebbe?»

Il fermo biologico. Per Angelo Delogu, commerciante di pesce, il problema vero non è tanto l'ampiezza delle maglie, ma il fermo biologico: «Adesso le triglie e i polpi hanno le uova, eppure si consente ai pescatori di usare le nasse. Che senso ha tirarle fuori dal mare adesso? Aspettiamo che non abbiano più le uova». È d'accordo con lui il suo collega Franco: «Nell'immediato questa nuova legge mi ha tolto qualcosa, semplicemente per un fatto: se i pescatori non possono più vendere il novellame, applicano un ricarico sull'altra merce, e quindi mi fanno pagare di più il resto del pesce. Ma a parte questo, è una legge giusta, solo che ormai è troppo tardi. E comunque quello che bisogna modificare è il fermo biologico: va fatto adesso, non in autunno, per le specie che hanno le uova. E poi, è inutile bloccare i pescatori per 45 giorni, se poi subito dopo ricominciano a pescare 24 ore su 24».

I ristoratori

Nemmeno nelle cucine di Sassari la mancanza del novellame di piccola taglia si sente più di tanto. «Io ieri ho servito più fritti misti degli altri giorni: la gente continua a ordinarli, che ci siano o meno i gianchetti- spiega Amedeo Deiana, titolare del ristorante Giamaranto- La triglia non dovrà superare gli 11 centimetri di lunghezza, e quindi? Non cambia nulla. Per una buona frittura ciò che è decisivo è l'olio. Quando non si potevano più pescare i datteri, sembrava che dovesse succedere il finimondo, invece non è successo niente». La pensa in maniera simile Guido Canu, uno dei responsabili della cucina del ristorante Montecristo: «Per ottenere un beneficio, bisogna fare qualche sacrificio. Lo sfruttamento delle risorse ittiche negli ultimi anni è stato eccessivo. Però mi rendo conto che per i pescatori può essere un problema. Per quanto riguarda i ristoratori, bisognerà affidarsi alla loro etica: anche le attinie son vietate, ma qualcuno le offre per essere alla moda».

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