CONVEGNO

Crisi, la soluzione per le aziende
si chiama efficienza energetica

Gran parte dell'energia destinata alle industrie viene dispersa. La ricetta di Esco Italia per evitare gli sprechi
di Michele Spanu | Twitter: @MicheleSpanu84
Tralicci dell'elettricità (foto: Torinoscienza.it)
Tralicci dell'elettricità (foto: Torinoscienza.it)

SASSARI. «Ormai è risaputo: l'Italia ha un serio problema di dipendenza energetica. Ma per essere autonomi, il nucleare non è la soluzione giusta». Claudio Ferrari, presidente di FederEsco Italia, non usa mezzi termini. Ieri pomeriggio, durante un convegno organizzato dal Consorzio Industriale Provinciale di Sassari nella sala convegni della Camera di commercio, ha spiegato che la vera risposta al problema degli alti costi dell'energia per le aziende - particolarmente sentito in Sardegna - si chiama "efficienza energetica".

Cosa significa. Per efficienza energetica si intende un utilizzo intelligente dell'energia. L'attuale sistema produttivo industriale, infatti, comporta grandi perdite energetiche per le imprese. Attraverso gli interventi proposti delle Esco (Energy Service Company) è possibile ridurre il dispendio di energia, per ottenere un notevole risparmio economico, ma anche ambientale. Basti pensare alla riduzione delle emissioni di CO2: l'obiettivo è di diminuirle del 20 per cento entro il 2020. Una famiglia media, che spende 1.780 euro all'anno in spese per la corrente elettrica, può risparmiarne circa 700 mettendo in pratica gli interventi consigliati dall'Esco.

Dipendenza. L'incidente in una centrale in Svizzera qualche anno fa ha portato a un black-out in quasi tutto il territorio nazionale. L'episodio dimostra la grande dipendenza energetica del nostro Paese: l'Italia genera il 5 per cento dell'energia che viene distribuita; una quantità irrisoria rispetto ad altri paesi. In Danimarca, per esempio, la percentuale di generazione distribuita è del 52 per cento. A tal proposito, Ferrari ha anche criticato le scelte del governo nazionale, che ha in mente la realizzare quattro centrali nucleari da 1.800 megawatt. Il presidente FederEsco la considera una soluzione non idonea per un motivo fondamentale, finora poco considerato: il grande impiego di acqua. «Le centrali nucleari infatti hanno bisogno di enormi quantità di acqua per raffreddare gli impianti. Col passare degli anni, però, l'acqua è destinata a diventare un bene sempre più prezioso». Più o meno come il petrolio dal quale stiamo cercando di svincolarci.


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