NoGalsi, presentato un film-inchiesta
«Per l'Isola più danni che benefici»

«Rischi ambientali e nessun vantaggio occupazionale per la Sardegna»
di Alessandro Garau
CAGLIARI. «La Sardegna come servitù di passaggio per i vantaggi economici altrui, un'isola sfruttata, deturpata, addirittura rovesciata, come appare nel progetto del Galsi». Così la vede il Comitato ProSardegnaNoGasdotto. Un tubo lungo 900 chilometri, 272 dei quali attraverseranno la regione tagliandola in due da sud-ovest a nord-est per fornire il gas algerino al nord Italia e al resto dell'Europa. Un metro e venti centimetri di diametro, 2.885 metri sotto terra, il più profondo al mondo. Partendo dall'Algeria, il gasdotto incontrerà la Sardegna nella centrale di pompaggio del gas di San Giovanni Suergiu, nel Sulcis Iglesiente, percorrerà un lunghissimo tragitto sotterraneo toccando i territori di tutte le province a eccezione dell'Ogliastra, fino a sbucare nella centrale di compressione del gas di Olbia prima di rituffarsi in mare per raggiungere Piombino.

Un progetto per il quale la Regione ha stanziato 150 milioni di euro e che, con ogni probabilità, otterrà il via libera della Conferenza di Servizi convocata per il 14 dicembre dal ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera. Le promesse di miglioramenti per la Sardegna fioccano: energia meno inquinante e a prezzi più bassi, metanizzazione della Sardegna e addirittura 10mila posti di lavoro per la costruzione del gasdotto.

Ma il Comitato ProSardegnaNoGasdotto, creato quattro anni fa da un gruppo di liberi cittadini ed esperti del settore, ribatte su ogni punto e definisce il Galsi «una scelta scellerata, che porterà all'Isola solo danni ambientali ed economici». Manca prima di tutto la certezza che anche la Sardegna potrà usufruire del gas algerino. «Non ci sono i collegamenti tra il gasdotto e le reti cittadine - spiega il portavoce del comitato, Sergio Diana - e i circa 120 milioni di euro stanziati dall'Unione Europea coprono solo la costruzione dell'impianto, il che significa che i vari collegamenti saranno a carico degli enti locali». Lungo il tragitto ci sono 38 punti di intercettazione con le funzioni di sicurezza e di raccordo alle reti. Ciascuno di questi punti avrebbe bisogno di una centrale di smistamento del gas e, secondo Diana, deve ancora essere eseguita una valutazione di impatto ambientale su tutte le zone coinvolte.

Le perplessità riguardano anche la sicurezza: impianti di questo tipo possono avere perdite di sostanze cancerogene come l'ossido d'azoto. «Senza contare - aggiunge Diana - che il gas esplode a 50 gradi e infatti il tubo non passa per la 131 proprio per motivi di sicurezza». Il comitato esclude poi che vi possa essere alcun vantaggio per l'Isola dal punto di vista dell'occupazione. Mancano le competenze tecniche e i mezzi perciò l'appalto sarà affidato con ogni probabilità a una ditta non sarda.

Uno dei punti chiave della faccenda è la quasi totale disinformazione di buona parte della popolazione. Basti pensare che l'attuale progetto Galsi non è reperibile su Internet ma solo facendo una richiesta di accesso agli atti. Il sito della Regione mostra il progetto del 2008 che però nel tempo ha subito diverse modifiche, tra cui quella al tracciato.

Per aiutare i sardi ad approfondire e capire l'argomento, il comitato ha presentato oggi un film-inchiesta dal titolo "Ecran de fumèe" (Cortina fumogena), realizzato da due giornalisti corsi, Jean Charles Chatard e Eliane Parigi, in collaborazione con lo stesso Comitato ProSardegnaNoGasdotto e prodotto dalla rete francese France 3. Un documentario che ha suscitato grande clamore in Corsica, altra regione che potrebbe essere coinvolta nel progetto Galsi. Verrà proiettato nei prossimi giorni alla Cineteca Sarda di viale Trieste, a Cagliari.

Nella parte girata in Sardegna si manifesta la preoccupazione per gli eventuali danni ai luoghi incontaminati, la perdita di numerosi posti di lavoro collegati alla piccola pesca e la distruzione di un patrimonio unico al mondo: la pinna nobilis da cui si ottiene la lavorazione del bisso, la seta del mare. A questo si aggiungono le dichiarazioni rilasciate da alcuni esperti algerini, tra cui l'economista Abderrahmane Mebtoul, secondo cui quello del Galsi è un progetto che non porterà alcun vantaggio a lungo termine in quanto la stima sulla durata delle riserve di gas algerino indica che la fornitura durerà al massimo altri 15 anni.


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