Legambiente e la chimica in Italia
La posizione dell'associazione

«Siamo con i cassintegrati della Vinyls»
 (foto: SassariNotizie.com)
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PORTO TORRES. È possibile avere un'industria chimica sostenibile anche per l'ambiente? Legambiente si dichiara a favore di un futuro italiano del settore. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dell'associazione ambientalista in vista anche dell'incontro a Roma sul futuro della Vinyls di Porto Torres. Ecco il testo.


L’Italia deve restare un presidio strategico della chimica europea, ma lo deve fare puntando sulla sostenibilità e sull’innovazione di processo e di prodotto sia per le grandi aziende, sia per la piccola e media impresa di settore. È questo il punto di vista di Legambiente sulla chimica in Italia e sulla vicenda dello stabilimento Vinyls di Porto Torres, in merito al quale è fissato oggi un incontro presso il ministero delle Sviluppo economico.
L’associazione è assolutamente a favore di un futuro italiano per la chimica, minacciato, a suo avviso, più dall’assenza di strategia da parte del Governo e dalla pigrizia innovativa di diverse aziende piuttosto che dalla normativa ambientale o dalle pressioni del popolo inquinato. A patto che si mettano in campo azioni concrete sul territorio per una progressiva riduzione degli impatti ambientali. La nostra filiera del cloro è da tempo a rischio smobilitazione e rischia di trasferire i suoi impianti in Paesi meno esigenti sotto il punto di vista normativo, ambientale e sociale. Un rischio che non riguarda solo gli impianti del ciclo del cloro ma anche altre filiere della chimica italiana che faticano a competere sul mercato internazionale, “aggredito” dai Paesi con economie emergenti.
«Le gravi difficoltà vissute dalla chimica italiana - dice il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani - non devono far pensare alla delocalizzazione degli impianti verso Paesi meno esigenti sotto il punto di vista ambientale e sociale, ma devono essere vissute come un’opportunità per rilanciare la competitività delle produzioni degli impianti italiani, scommettendo sulla chimica verde. Serve una forte e innovativa politica industriale da parte delle aziende chimiche da una parte e del Governo dall’altra, che fino ad oggi non c’è stata viste le condizioni in cui versa il settore nel nostro Paese».
Tanto per fare un esempio dell’assenza di politiche governative, Legambiente ricorda per esempio che l’Italia è ancora in attesa del programma sperimentale per la progressiva riduzione degli shopper non biodegradabili da parte del Ministero dello sviluppo economico per costruire tutta la filiera delle bioplastiche, come previsto dalla legge finanziaria 2007.
La normativa ambientale viene ritenuta dalle maggiori aziende chimiche italiane troppo ridondante e penalizzante. Le loro critiche hanno accompagnato, ad esempio, tutto l’iter parlamentare del Reach, il nuovo Regolamento europeo sulla registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche. Le nuove norme sono state vissute come l’ennesima iattura per un settore già in grande difficoltà e non come un’opportunità di rilancio, come invece potrebbe essere, in virtù dell’implicito obbligo verso l’innovazione di processo e di prodotto. Il rilancio della chimica deve passare attraverso l’innovazione, la ricerca, il ripensamento delle tecnologie produttive, finalizzati ad una maggiore sostenibilità ambientale, obbligate, perché no, anche dalle nuove normative sempre più stringenti.
«Siamo convinti che la soluzione migliore sia battersi perché l’industria non sia più quella che abbiamo conosciuto fino ad oggi – dichiara Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna -. Siamo con i cassintegrati della Vinyls di Porto Torres per chiedere che gli impianti vengano riavviati immediatamente, al fine di impedire il loro degrado, e siano intraprese tutte le iniziative, sollecitando un ruolo da protagonista delle grandi aziende chimiche, a partire dall’ENI, per il rilancio e l’ammodernamento del settore chimico in Sardegna e in Italia».
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