l'inchiesta

I privilegi dei dipendenti regionali:
un fondo integrativo molto "speciale"

di Michele Spanu
L'aula del consiglio regionale (foto: Consiglio.regione.sardegna.it)
L'aula del consiglio regionale (foto: Consiglio.regione.sardegna.it)

SASSARI. Non solo gruppi politici e consiglieri regionali. Nella casta della Regione Sardegna si possono trovare anche tanti altri esempi di privilegi, come quello delle migliaia di dipendenti regionali che, ancora oggi, possono contare su un fondo integrativo molto più "conveniente" rispetto agli altri lavoratori dipendenti. Si chiama Fitq ed è un fondo che serve per pagare Tfr e pensione integrativa a tutti i dipendenti che lavorano nella grande macchina amministrativa regionale, anche se non sarebbe opportuno definirlo un "vero" fondo visto che è nato nel 1965, molto tempo prima che il sistema nazionale disciplinasse la materia. Il Fitq nacque oltre quarant'anni fa per dare un'integrazione a quel personale che lasciava anticipatamente il lavoro per andare in pensione: il sistema, infatti, prevede un assegno integrativo che raggiungeva il massimo del suo importo (circa il 20%) proprio intorno ai 25 anni di servizio decrescendo man mano che aumentava l’età fino ad arrivare a zero per quelli che sarebbero andati in pensione con circa quarant’anni di contributi. Una sorta di incentivo a lasciare l’amministrazione "presto" probabilmente con l’idea di creare nuovi posti per i giovani.

I NUMERI. Ciò che permette di parlare di privilegio non sono però le definizioni, ma i numeri. Il sistema, infatti, nonostante i buoni propositi, si è rivelato molto oneroso per la Regione e molto vantaggioso per alcune categorie di dipendenti regionali, alcuni dei quali sono riusciti ad andare in pensione molto prima del previsto con il 100 per cento dello stipendio. Tra loro ci sono dipendenti che, come ha ammesso recentemente l'assessore Floris, ne hanno usufruito grazie ad apposite leggi pur senza aver mai pagato i contributi. In base alla legge istitutiva (che finora non è cambiata) tutti i dipendenti regionali devono versare un contributo obbligatorio del 5 per cento della loro retribuzione, più un 5 per cento che versa il datore di lavoro (quindi i sardi). In questo fondo confluisce un ulteriore 2,5 per cento della retribuzione di ogni dipendente che servirà all'integrazione anche del trattamento di fine servizio o trattamento di fine rapporto. Quindi, i sardi ogni mese, per ogni dipendente della Regione, versano il 7,5 per cento dello stipendio di quei dipendenti.

TUTTO UGUALE. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti e in particolare due riforme pensionistiche che hanno drasticamente modificato i regimi pensionistici degli italiani, compresi i dipendenti della Regione sarda. Ma il fondo è sempre rimasto tale e quale, con una forte sproporzione tra la Sardegna e il resto d'Italia. Ad esempio, per trattamenti di fine rapporto e contributi in base al Fitq si continua a regionare con un sistema totalmente retributivo, che non è certo in sintonia con il sistema nazionale il quale è invece contributivo: una divaricazione destinata ad aumentare, con un progressivo sbilancio fra contributi versati e prestazioni percepite. Il consiglio regionale finora non è mai riuscito a riformare questo fondo a causa della forte opposizione dei dipendenti regionali (i quali ovviamente vorrebbero mantenerlo in vigore) ma ora la situazione va cambiata al più presto.

IN ROSSO. Il motivo di tanta urgenza è semplice: i conti non tornano. Da anni la cassa del fondo è in rosso: non regge più 23 milioni di spese all'anno a fronte di entrate di soli 16,5 milioni di euro (ai quali si aggiungono altri 5 milioni di euro che la Regione aggiunge di tasca proprie ma senza mai riuscire a colmare il buco). Ecco perché mercoledì pomeriggio la prima commissione del consiglio regionale, presieduta da Paolo Maninchedda, affronterà finalmente una riforma per cercare di arginare la situazione del fondo che, di anno in anno, accumula milioni di euro di debiti. La commissione si è impegnata a riunire i due testi di riforma attualmente presenti in consiglio, il primo presentato dall’assessore al personale Mario Floris e il secondo invece dal consigliere regionale Giulio Steri. L’obiettivo è quello di discutere in aula un unico testo, ma la cosa sta già generando tensioni e attriti.

LA RIFORMA. Se approvata la riforma, dal 1° gennaio 2012 tutti i nuovi assunti della Regione attiveranno il loro assegno integrativo con i fondi pensione nazionali: il Fitq per loro non esisterà più. Per gli iscritti al fondo fino al 31 dicembre 2011 si passerà invece dal regime retributivo al contributivo. Per gli anni precedenti, si determinerà il regime in base alla posizione che il contribuente aveva nel 1995. Si tratta un modo per mantenere il fondo in vita ma solo per condurlo progressivamente alla chiusura. Fino al suo riequilibrio finanziario (ancora per molti anni, dunque, visto che i pensionati attualmente sono circa 3000) il consiglio regionale concorrerà con stanziamenti annuali alla sua sostenibilità. Nessuna novità, dunque: pagheranno, ancora una volta, tutti i sardi.


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