Emergenza Sanità, i lavoratori
manifestano davanti agli ospedali

Immediata la replica dell'assessore Antonello Liori
di Grazia Sini
Ospedale Santissima Annunziata (foto: SassariNotizie.com)
Ospedale Santissima Annunziata (foto: SassariNotizie.com)
SASSARI. Tagli alla Sanità, Regione che detta regole ma non dà le direttive per poterle applicare, mancanza di residenze idonee alla lunga degenza. I sindacati della Funzione pubblica lanciano pesanti accuse contro la Regione e sono pronti a scendere in piazza. Parte domani la mobilitazione di Cgil, Cisl e Uil Funzione Pubblica contro i provvedimenti della giunta regionale per la sanità e riabilitazione. Saranno infatti organizzati per tutta la mattina sit-in e gazebo davanti agli ospedali di tutta la Sardegna. A Sassari saranno davanti al palazzo rosa del Santissima Annunziata. Sindacati e operatori sanitari spiegheranno a tutti gli interessati le ragioni della loro protesta e distribuiranno volantini e materiale informativo.

Alla base della protesta ci sono i tagli alle risorse per i finanziamenti del servizo sanitario, che, secondo i sindacati, ora sono inferiori al fabbisogno del 2009. Tagli che, sempre secondo i sindacati, coinvolgono sia le strutture pubbliche sia quelle convenzionate. Nella nota dei tre sindacati si legge che «se è comprensibile il taglio dei posti letto, per adeguarli a standard nazionali, ed evitare i ricoveri impropri che incidono pesantemente sulla spesa sanitaria regionale, manca totalmente un’indicazione chiara su quali interventi fare in alternativa per dare risposte ai bisogni di salute dei cittadini». Il punto su cui si basa la protesta è proprio questo: «Siamo tutti d'accordo che in certe Asl ci sono posti letto in più e che bisogna tagliare- spiega Giovanna Zirattu, segretaria della Cisl FP Sassari - ma la Regione deve dirci dove. Invece no, dall'assessorato dettano regole generali, ma poi non c'è niente di concreto per portare avanti la cosa. Se è vero che da qualche parte la spesa si può e si deve tagliare, è anche vero che in altri casi bisogna investire. A Sassari abbiamo due alte specializzazioni ospedaliere, Neurochirurgia e Cardichirurgia. Per loro è necessario che la Regione trovi i soldi. Sono centri di eccellenza, con personale qualificato, ma se non vengono messi in condizione di operare è la fine. Per queste specializzazioni serve un ammodernamento tecnologico: non è possibile che chi deve fare una TAC sia mandato a Tempio, Lanusei, Nuoro o Cagliari. Noi rivendichiamo alternative».

Se domani la protesta coinvolgerà tutta la Sanità, per il 21 è invece in programma una manifestazione a Cagliari che porrà l'accento sulle strutture riabilitative sarde che oggi si sentono fortemente a rischio. Il 21 davanti all'assessorato alla Sanità ci saranno anche i rappresentanti del "San Giovanni Battista" di Ploaghe. «Dobbiamo chiedere spiegazioni all'assessore Liori che emana atti (il riferimento è al Patto del buon governo 2010, n.d.r.), ma poi non decide nulla di concreto» spiega Antonio Monni, rappresentante sindacale della CISL FP di Sassari.

Dopo il sit-in di domani, dunque, sono già previsti altri appuntamenti: il 21 giugno per i settori riabilitazione, fondazioni e socio sanitario assistenziale e una generale il 30 giugno a Cagliari che coinvolgerà tutto il comparto sanitario regionale.

La replica dell'assessore Liori. «Non mi risulta che nel settore della riabilitazione sia in atto una ristrutturazione pesante che ridimensiona i servizi» ha detto l’assessore regionale della Sanità, Antonello Liori, commentando la campagna di mobilitazione "Sanità in piazza" promossa da Cgil, Cisl e Uil. «Bensì, è il sistema attuato da alcune strutture private che sta collassando, con una gestione al di sopra delle possibilità, ed un indebitamento che trova responsabilità esclusivamente nella gestione dei Centri. L’attenzione è massima e non mancherà l’impegno, sopratutto per la salvaguardia dell’assistenza ai malati e dei posti di lavoro, ma qualcuno si dovrà pur assumere la responsabilità di una gestione allegra. Quanto ai ‘tetti di spesa’, i Sindacati fanno finta di non sapere che sono imposti dal Ministero e non possono essere oltrepassati per alcun motivo. Perciò, un eventuale ritocco delle tariffe comporterebbe una diminuzione del numero delle prestazioni».
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