A Manca: «La grande distribuzione
soffoca l'economia del Nord Sardegna»
SASSARI. «La crisi del mondo agro pastorale e artigianale sassarese è legata anche alla grande distribuzione e ai centri commerciali che nella città crescono a dismisura». E' questo il grido d'allarme lanciato stamattina in una conferenza stampa dal movimento A Manca pro s'Indipendentzia che ha deciso di portare avanti una serie di iniziative di sensibilizzazione sul tema e lotta ai centri commerciali. «Nel 2010 Sassari era primo posto nella classifica di espansione dei centri commerciali: 172 m² di superficie commerciale ogni mille abitanti- spiegano gli organizzatori -. Però aveva anche un altro triste primato, quello della disoccupazione giovanile». Un dato che stride con le dichiarazioni fatte all'apertura dell'ultima galleria commerciale sassarese, che parlavano di 600 nuovi posti di lavoro: «Questo perché nella maggior parte dei casi il numero degli assunti nella Grande Distribuzione scende drasticamente entro i primi tre mesi dall’apertura, grazie ai “contratti lampo” che assicurano possibilità di licenziamento o non ri-assunzione dopo pochi mesi di lavoro. La quasi totalità del personale, infatti, è assunto con contratti part-time di 20-30 ore settimanali, a tempo determinato, con clausole di flessibilità tali da non consentire l’opportunità di cercare un altro lavoro part-time con effetti fortemente negativi dal punto di vista contributivo e retributivo per i lavoratori».
Secondo A Manca, dunque, la crisi del Sassarese è strettamente legata allo sviluppo incontrollato della grande distribuzione: se da un lato offrono lavori precari ai giovani, dall'altra si riforniscono spesso da grossisti d'oltremare, strozzando così i piccoli produttori del territorio. «Il ricatto della grande distribuzione, infatti, avviene sia nei confronti delle ditte di distribuzione locali sia nei confronti dei produttori. Nel primo caso, per abbassare il prezzo del bene acquistato, la grande distribuzione contratta direttamente con il grosso marchio eliminando il costo della ditta di distribuzione che si vede quindi tagliata fuori dal circuito. Questo avviene solitamente per i prodotti delle marche internazionali, che occupano il grosso dell’offerta dei supermercati. Questa pratica di strangolamento dell’economia locale non viene portata avanti solo dalla grande distribuzione internazionale, ma anche da quella italiana e sarda che, soprattutto nel secondo caso, si presenta come “garante” dei prodotti sardi e di qualità, ma così non è! Non basta mettere una bandiera dei quattro mori per rendere un prodotto realmente autoctono. Insomma, spesso i prodotti “sardi” sono solo uno specchietto per le allodole per far fare soldi ai supermercati!».
Secondo A Manca anche la riqualificazione del centro storico è messa seriamente in pericolo dalla grande distribuzione: «Con il passaggio dalla delocalizzazione della zona industriale alla ubicazione alle porte della città, la Grande Distribuzione si trova a due passi dal centro storico distruggendo ogni possibile concorrenza con la piccola e media attività cittadina. Le piccole attività di produzione e commercio chiudono i battenti perché i cittadini si rivolgono ogni giorno di più ai centri commerciali dove possono trovare forti ribassi e tutto ciò che vogliono a portata di mano. Esemplificativo il caso dell’editoria dove si applicano sconti anche del 30/35% alla vendita dei libri insostenibili per i piccoli librai».
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