dall'ateneo di sassari

Il primato mondiale di longevità
spiegato in uno studio dell'Università

La ricerca è stata pubblicata dalla rivista scientifica Nutrition Metabolism and Cardiovasular Disease
di Daniele Giola
 (foto: teleromaweb.com)
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SASSARI. Il Comune di Villagrande Strisaili detiene un primato mondiale. In questo piccolo centro dell'Ogliastra le probabilità di un uomo di raggiungere la soglia dei cento anni sono più elevate che in qualsiasi angolo del pianeta e le aspettative di vita maschili e femminili sostanzialmente si equivalgono. Sulle ragioni che concorrono a questo invidiabile record hanno indagato due studiosi dell'Università di Sassari: il ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche Gianni Pes e lo specialista endocrinologo Francesco Tolu.

I risultati di questo studio sono stati pubblicati dalla prestigiosa rivista scientifica Nutrition Metabolism and Cardiovasular Disease. Per la loro ricerca i due studiosi sassaresi si sono serviti di documenti storici, alcuni dei quali mai utilizzati e risalenti agli anni Trenta e Quaranta, che hanno consentito di ricostruire le abitudini di vita e nutrizionali della popolazione sarda. Pes e Tolu hanno poi raccolto i dati demografici dei 377 comuni dell'isola, da cui sono emersi differenti livelli di longevità a seconda dell'area, riconducibili, come la letteratura ha ampiamente chiarito, in minima parte a fenomeni genetici (25%) e per lo più a fattori ambientali, stili di vita e abitudini alimentari (75%). Per meglio definire e quantificare la longevità Pes e Tolu hanno adottato l'ELI (Estreme Longevity Index), un indice che misura la probabilità di un neonato di arrivare a cento anni d'età, metodo ritenuto più accurato rispetto al "vecchio" criterio della prevalenza utilizzato finora dalla comunità scientifica, che fornisce il numero di anziani (prescindendo dal luogo di nascita) in una porzione geografica stabilita.

I due studiosi hanno quindi posto la loro attenzione su alcuni fattori - l'alimentazione, la tipologia di attività lavorativa, la distanza percorsa per raggiungere il posto di lavoro e la pendenza del territorio del comune di appartenenza – e dalla correlazione di questi elementi sono emersi alcuni dati molto interessanti: i quattro centri della Sardegna che vantano una maggiore longevità maschile, tra cui Villagrande Strisaili, sono quelli in cui il tragitto per recarsi al lavoro è più lungo e con una pendenza territoriale maggiore. E'un fatto che in questi centri la pastorizia, soprattutto negli anni addietro, fosse l'attività più diffusa e che percorrere ogni giorno i pendii abbia costituito un ottimo esercizio fisico. Tolu e Pes hanno sottolineato poi come in Sardegna la "transizione alimentare", il passaggio cioè dalla fase in cui la popolazione si nutriva con cibi autoprodotti a quella in cui si serviva di prodotti confezionati industriali, sia arrivata negli anni Cinquanta (circa dieci anni dopo rispetto al resto d'Italia). In particolare, alcune abitudini, come quella di preparare in casa il pane "acido" (che tiene basso il livello di insulina e di glicemia) si è tramandata a lungo proprio nelle aree più interne dell'isola, tra cui l'Ogliastra, una delle Blue Zone sarde, espressione coniata dai due ricercatori sassaresi per indicare quei territori dove le popolazioni vivono più a lungo e che la letteratura scientifica ha ripreso. L'indagine ha rovesciato, infine, una tesi molto diffusa anche in ambito scientifico, evidenziando una debole correlazione negativa con il consumo di vino: dunque si vive più a lungo nei posti in cui si beve meno alcol.

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