L'intervista/1

Ddl intercettazioni, parla lo studioso
«Necessario tutelare la privacy, ma...»

Inizia il viaggio di SassariNotizie tra i pareri sul disegno di legge.
di Grazia Sini
 (foto: SassariNotizie.com)
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SASSARI. «La violazione della segretezza delle comunicazioni e della riservatezza delle persone coinvolte in procedimenti penali ha raggiunto dimensioni intollerabili». Inizia così Silvio Sau, professore di Procedura penale all’Università di Sassari. Da lui ci facciamo spiegare cosa potrebbe cambiare in sostanza nel nostro ordinamento, se la legge, già votata in Senato, venisse approvata con questo testo anche alla Camera.

«Occorre un intervento legislativo di non semplice attuazione. I diritti costituzionalmente garantiti alla tutela della vita privata e alla libertà e segretezza delle comunicazioni e della presunzione di non colpevolezza dell’imputato devono infatti essere bilanciati con altri diritti costituzionali, quali la libertà di stampa, il diritto all’informazione e il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale. Probabilmente l’auspicato intervento riformatore si è rivelato più complicato del previsto, non solo per la difficoltà di trovare un giusto equilibrio tra queste esigenze, ma anche a causa delle note anomalie del sistema dell’informazione del nostro Paese, del rilevante tasso di criminalità organizzata e di reati contro la pubblica amministrazione, nonché della difficoltà in atto nei rapporti tra la magistratura e i titolari di funzioni pubbliche elettive e non». Intanto bisogna chiarire che la norma non si applicherà soltanto alle intercettazioni, ma anche «alle immagini mediante riprese visive, nonché all’acquisizione di tabulati telefonici».

Per quali reati si potranno utilizzare e a quali condizioni.
I reati per i quali le intercettazioni saranno possibili sono gli stessi previsti oggi dal nostro ordinamento, all’articolo 266 del codice di procedura penale. A questi si aggiunge il reato di stalking. Cambiano invece le condizioni per poter usare questo strumento di indagine. «Le utenze dovranno essere intestate o in uso agli indagati o a persone che, sulla base delle indagini stesse, risultino a conoscenza dei fatti per i quali si procede e che le operazioni siano legate allo stesso procedimento per il quale è stata disposta l’intercettazione» puntualizza il professor Sau. Tutte queste condizioni, poi, devono essere fondati su elementi espressamente indicati nel provvedimento di autorizzazione e non devono scaturire dalle intercettazioni stesse. «Inoltre, il divieto assoluto di utilizzare i risultati delle intercettazioni in altri processi penali, fatta eccezione per quelli di mafia e terrorismo, impedirà l’utilizzo degli elementi di prova rilevanti per l’accertamento dei reati e delle relative responsabilità.» Il che significa che se durante una intercettazione compiuta per indagare su un reato, se ne scoprisse un altro, questa prova non potrebbe essere utilizzata. Si sa che c’è un reato, ma non si può utilizzare l’intercettazione per farlo venire alla luce e condannarlo.

Intercettazioni tra presenti.
Un limite che rende pressoché inutilizzabili le intercettazioni di conversazioni tra persone presenti nello stesso luogo è quello per cui è necessario che «ci sia fondato motivo di ritenere che in un determinato luogo si stia svolgendo l’attività criminosa». Questo limite, infatti, nel vecchio articolo del codice, era previsto soltanto per le intercettazioni in case private. Ora è stato esteso a qualsiasi altro luogo, come un ufficio pubblico o una struttura carceraria (torniamo all’esempio di Erika e Omar). Della serie "se hai intenzione di commettere un reato in un determinato posto, abbi almeno il buon gusto prima di avvertire forze di polizia e magistrati".

I limiti temporali. «
Criticabile appare il limite massimo fissato nell’esiguo termine di 75 giorni che potrebbe essere prorogato dal pubblico ministero soltanto attraverso un complesso e defatigante meccanismo di provvedimenti motivati in via autonoma, reiterabili di tre giorni in tre giorni da sottoporsi a convalida entro tre giorni. Il disegno di legge mantiene un regime differenziato per le intercettazioni relative ai delitti di mafia e terrorismo, con la previsione di condizioni meno rigorose (devono sussistere sufficienti indizi di reato e le intercettazioni devono essere necessarie per le indagini) anche in relazione alla durata delle proroghe (40 giorni prorogabili dal Tribunale collegiale distrettuale con decreto motivato per periodi successivi di 20 giorni ove permangano gli stessi presupposti, entro i termini di durata delle indagini). Inoltre, sempre con riferimento a queste tipologie di reato, sono consentite le intercettazioni ambientali nei luoghi di privata dimora anche quando non vi sia motivo di ritenere che vi si stia svolgendo l’attività criminosa».

Cosa cambia per i giornalisti.
Tra le motivazioni che il legislatore porta per giustificare la necessità di questa riforma, c’è la pubblicazione delle intercettazioni su tutti i media. Queste spesso sono ancora coperte da segreto investigativo o riguardano persone estranee alle indagini. Il disegno di legge prevede che le intercettazioni non potranno essere pubblicate se non dopo l’udienza preliminare. Questo significa che nessuno avrebbe potuto sapere del dialogo e delle risate che certi imprenditori si facevano mentre si moriva sotto le macerie dell’Aquila. «Un divieto eccessivo. Così come paiono eccessive le pene previste a carico dei giornalisti che violano questo divieto nonché quelle a carico degli editori per la conseguente responsabilità amministrativa. Al contrario, le stesse sanzioni potrebbero ritenersi giustificate (anche in prospettiva di tutelare la privacy dei cittadini), se venissero pubblicate intercettazioni tuttora coperte dal segreto o, comunque esclusivamente concernenti fatti, circostanze, persone estranee alle indagini» commenta Sau.

Elementi positivi del disegno di legge. «
Meritano un giudizio positivo tutte le modifiche che rendono più affidabile la verifica delle condizioni previste dalla legge per predisporre l’intercettazione. Per poter procedere a intercettazione è necessaria la richiesta del pubblico ministero che, non solo deve indicare gli specifici elementi che giustificano l’intercettazione, ma deve contenere anche l’assenso del procuratore della Repubblica. La richiesta deve essere trasmessa unitamente al fascicolo contenente tutti gli atti di indagine compiuti, al fine di dare al giudice, chiamato ad autorizzarla, un quadro probatorio completo. Il giudice dovrà a sua volta motivare il provvedimento senza rinviare ai motivi portati dal pm. Una delle innovazioni più rilevati riguarda la competenza a decidere sulla richiesta di intercettazione che viene affidata non più al giudice per le indagini preliminari ma al un tribunale collegiale, formato da tre giudici.
Questa modifica per quanto condivisibile, sotto il profilo garantistico, perché assicura maggiore ponderazione e distacco rispetto al contesto investigativo, suscita notevoli perplessità sotto il profilo operativo e organizzativo: determinerà non solo la paralisi degli uffici distrettuali ma paradossalmente favorirà le fughe di notizie in violazione della privacy, in quanto gli atti di indagine saranno posti a disposizione di un numero maggiore di persone e dovranno viaggiare non poco per raggiungere il luogo di destinazione». Questa scelta va contro le ultime modifiche del codice di Procedura penale: oggi un giudice singolo decide condanne all'ergastolo (con il rito abbreviato), eppure ne serviranno tre per autorizzare le intercettazioni.

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