Rinviato lo sciopero delle farmacie
Liberalizzazioni, chi ci guadagna?
di Valentina Guido
SASSARI. “Il sistema farmaceutico nazionale deve rispondere ai bisogni di salute della collettività e non alle logiche del consumismo”. Questo slogan stampato in caratteri rossi è opera di Federfarma. L'associazione sindacale dei titolari di farmacie, e in particolare Federfarma Nuoro e Federfarma Sassari-Olbia-Tempio, ha acquistato pagine pubblicitarie sui due principali quotidiani sardi per annunciare che lo sciopero minacciato per domani, 1° febbraio, è stato differito “per favorire un dialogo”. Domani i vertici del sindacato incontreranno il ministro della Salute per approfondire i temi dell'articolo 11 del decreto legge liberalizzazioni del 24 gennaio. Non è andata giù ai farmacisti titolari la decisione di abbassare a 3mila il numero di abitanti per ogni farmacia. A livello nazionale, le farmacie attualmente sono oltre 16mila. In Sardegna sono circa 500, a Sassari 30. Questi numeri sono destinati ad aumentare: solo a Sassari dovrebbero essere rilasciate 13 licenze in più.
Sull'altro fronte, nemmeno i titolari delle parafarmacie sono soddisfatti: nonostante le premesse di fine 2011, infatti, non è stata concessa a questi esercizi la possibilità di vendere i farmaci di fascia C con obbligo di ricetta medica, i cui costi ricadono esclusivamente sui cittadini poiché non è previsto il rimborso del Servizio sanitario nazionale (dovuto solo per i farmaci “salvavita” di fascia A). Le parafarmacie sono circa 3700 in tutta Italia e si riconoscono principalmente nel Movimento nazionale liberi farmacisti e nell'Associazione nazionale parafarmacie Anpi. Secondo i dati del sito Sardegnasalute, aggiornati a luglio 2011, nella vecchia provincia di Sassari che comprende anche l'attuale Olbia-Tempio ci sono 50 esercizi. Il numero è aumentato da quando, con le liberalizzazioni del 2006, è stata consentita la vendita di farmaci di fascia C cosiddetti da banco, cioè vendibili senza ricetta medica anche nei supermercati. Secondo una ricerca di Federconsumatori, quella prima liberalizzazione ha funzionato, perché in media ogni cittadino ha potuto risparmiare 20 euro, visto che i singoli prodotti nelle parafarmacie e nei corner dei supermercati sono scontati di circa 70 centesimi.
Ma con queste nuove liberalizzazioni chi ci guadagna? Forse i laureati in Farmacia potranno ottenere più posti di lavoro, anche se i titolari di farmacie non sono d'accordo: “Se il nostro fatturato diminuisce, dovremo licenziare qualche dipendente”, affermano. E i consumatori, che dovrebbero essere i veri destinatari dei vantaggi delle liberarizzazioni? “Se non consentiranno la vendita di farmaci fascia C con obbligo di ricetta anche al di fuori delle farmacie, dubito che verranno praticati sconti”, afferma Emerenziana Bellu, farmacista e titolare di una pafararmacia a Sassari. Insomma, senza concorrenza, non c'è convenienza.
La posizione di Federfarma. Ma qual è il numero equilibrato di nuove farmacie secondo Federfarma? “Il ragionamento deve essere fatto su base nazionale- risponde Manlio Grandino. Presidente di Federfarma Sassari- Se questo decreto venisse confermato, sarebbero 5mila in più in tutta Italia, e a Sassari aumenterebbero di un terzo. C'è il rischio di creare occupazione da una parte per perderla dall'altra. Ma bisogna contemperare l'esigenza di agevolare l'accesso alla professione con quella di mantenere alta la qualità. Come abbiamo scritto nella pagina pubblicitaria, dobbiamo salvaguardare e potenziare la rete esistente. Se nascessero farmacie piccole con ristretti bacini d'utenza, non potrebbero garantire la stessa qualità e la stessa disponibilità di prodotti delle farmacie più grandi. Ci vuole un punto di equilibrio anche economico: per noi a livello nazionale potrebbero nascere 2-3mila farmacie in più ma non 5mila”. Alla base di questo ragionamento, secondo Grandino, vi è la considerazione che “il farmaco non è un bene di consumo e il meccanismo non può rispondere alle logiche del commercio ma a quelle del servizio”. A proposito degli sconti: “I prezzi sono più bassi nei supermercati perché c'è minore disponibilità prodotti. Noi farmacisti dobbiamo avere o poter ordinare tutto ciò che ci viene richiesto. Questo “tutto” costa”. Per quanto riguarda la mancata liberalizzazione di tutti i farmaci di fascia C: “Non si può fare perché la rete di vendita si estenderebbe in maniera incontrollata e per le Asl e l'Agenzia italiana del farmaco i controlli diventerebbero più difficili”.
Il decreto legge è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale ed è immediatamente esecutivo, ma manca l'approvazione del Parlamento.
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