viaggio nel biologico/ 4

La geografia delle produzioni
tra Nord e Sud Sardegna

Al Nord si concentrano le produzioni zootecniche
ALGHERO. C'è una geografia per le produzioni biologiche in Sardegna: se il Nord è specializzato in allevamenti e nella produzione di carne e formaggi, il Sud, invece, prevale per le coltivazioni orticole, frutta e verdura.
Si parlerà anche di questo domani a Casa Gioiosa, nel Parco di Porto Conte durante il convegno regionale "Il biologico a tavola (rotonda)", organizzato dall'Associazione sarda agricoltura biologica Sardegna (Asab). Una mattina di incontri e dibattiti a partire dalle 9 per parlare di biologico in Sardegna, di coltivazioni e di consumi preferibilmente a filiera corta e attaverso, ma non solo, i gruppi di acquisto solidale, i cosiddetti Gas, che stanno nascendo anche tra Alghero e Sassari.

I numeri. Gli ultimi dati che riguardano la coltivazione biologica nell'isola sono quelli del 2008. Ancora non ci sono quelli disaggregati per provincia, esistono 2.620 aziende biologiche compresi 176 trasformatori e distributori, di cui 81 sono anche produttori. Il comparto più importante è quello della pastorizia e della produzione dei formaggi pecorini (2.340 ettari di pascolo e 1.356 ettari di foraggiere, altri 21,89 destinati comunque agli allevamenti). Gli ovini bio sono 400mila capi mentre i bovini 14mila. Il settore della pastorizia si colloca subito dopo quello dell'ortofrutta per volume di fatturato. «Le aziende zootecniche, spiega Chiara Medde, presidente regionale dell'Asab, sono soprattutto nel nord dell'isola, nel Sassarese e nel Nuorese. Ma non si può delineare una geografia precisa - puntualizza- perché noi abbiamo i dati della sede legale delle aziende che non sempre coincidono con il posto di produzione. Ad esempio ci sono molti pastori dei paesi in provincia di Nuoro che si sono spostati nel Sulcis, ma mai rinuncerebbero alla residenza della loro azienda». In ogni caso il settore ortofrutticolo bio è quello più rappresentativo, segue quello lattiero caseario, dell'olio, vitivinicolo, zootecnico e dei prodotti trasformati. «Di certo resta la vocazione del sud per la coltivazione biologica di frutta e verdura, ed è infatti attorno a Cagliari che è nata da più tempo la tendenza a coltivare e consumare prodotti biologici che ora sta prendendo piede anche al nord».

I consumi.
Le dinamiche sono quelle generali del consumo, chi introduce novità sono di solito le donne e i bambini. «La nascita di un figlio di solito segna un passaggio. Si avverte l'esigenza di mangiare sano e il biologico per molti è la soluzione. Iniziano le mamme in attesa e poi si continua, e poi c'è anche la questione delle allergie che sono molto diffuse».

I Gas.
In Sardegna i Gruppi di acquisto solidale sono circa una decina, concentrati soprattutto nel sud dell'isola. Ad Alghero c'è il Gas La lumaca felice a Sassari sta nascendo ora un gruppo coordinato dall'Arci. Entrambi parteciperanno alla tavola rotonda.

La filiera.
Ma acquistare biologico e con la filiera corta non passa esclusivamente dai gruppi. Come spiega Stefano Sotgiu, coordinatore per il Nord ovest della Asab Sardegna: «Si punta ora alla differenziazione dei canali di vendita. Non si pensa solo ai negozi specializzati in cui in tutta Italia sono 1300, ce ne sono di più in Francia. Ma ci sono altre forme di vendita alternative direttamente in azienda, non solo in agriturismo, o nei mercatini oppure l'acquisto individuale dai produttori senza nessuna organizzazione. Ci sono cittadini - continua Sotgiu - che vanno direttamente dal contadino o dall'allevatore e che acquistano lì. L'innovazione della filiera corta è questa, nella consapevolezza delle famiglie e nel cercare mercati diversi. È la seconda generazione dei consumatori bio, risparmio del 30-40 per cento». Comprare biologico nei supermercati della grande distribuzione lascia a volte i consumatori un po' perplessi «Chi sta veramente attento alla tracciabilità del cibo- spiega la presidente regionale Asab, Chiara Medda- vede di cattivo occhio un prodotto bio che arriva da lontano. Il suo trasporto avrà creato impatto ambientale a discapito della freschezza». La sfida aperta è proprio quella di coltivare biologico, a filiera corta e in modo sostenibile a vantaggio anche del paesaggio.


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